Doppiaggio senza gloria

22/10/2015 di Francesca R. Cicetti

Nel doppiaggio è spesso complicato evidenziare le differenze dialettali o di accento, presenti invece nelle versioni originali. Il tutto, spesso, con conseguenze da penna rossa rispetto al contenuto originario di intere scene, come accaduto, ad esempio, in Bastardi Senza Gloria.

Doppiaggio

I personaggi malvagi della Walt Disney entrano in scena con scettro, pelliccia o criniera, e quasi sempre si esibiscono in un elegante accento britannico. È facile rendersene conto, per i bambini anglofoni di fronte al loro televisore, ma sostanzialmente impossibile per noi appassionati italiani di ogni età. Perché se da un lato è estremamente semplice fornire un accento inglese a un personaggio doppiato – Stanlio e Ollio, ad esempio – è molto più complicato evidenziare le differenze dialettali. Non sappiamo, non possiamo sapere, se il nostro anglofono proviene dal Regno Unito o dagli Stati Uniti, dall’Irlanda o dalla Scozia, da Manchester o da Seattle.

Se tutto questo può sembrare una mancanza piuttosto innocua, in molti casi l’uso (scorretto) degli accenti nel doppiaggio porta a delle soluzioni davvero curiose. Una parola su Bastardi senza gloria. La pellicola di Tarantino è un andirivieni di lingue e dialetti, saltellando dall’inglese al tedesco, dall’italiano al francese. Nella versione originale, la confusione è prevenuta dall’uso dei sottotitoli: ciascun personaggio parla nella propria lingua, accompagnato da una traduzione in sovrimpressione. Nella versione italiana la storia è ben diversa.

Il tenente Archie Hicox, ad esempio, interpretato da Michael Fassbender, è un inglese che parla perfettamente tedesco. Tuttavia, nella celebre scena del pub, conversa in tedesco con un leggero accento che lo tradisce. Impossibile per noi ignari spettatori accorgercene. E ancora, l’esilarante vicenda dei tre finti italiani: in un passaggio del film, Brad Pitt con due compagni impersona segretamente uno stuntman italiano, senza però essere in grado di spiccicare una sola parola nella nostra lingua che non sia “grazie” o “buongiorno”. Sfortunatamente, però, incappa in un Christoph Waltz più ferrato di lui nella lingua italiana, dando il via a una scena memorabile. Nella versione diffusa in Italia, Pitt è un siciliano (in inglese non si specifica il dettaglio) e lui e Waltz, per ragioni sinceramente oscure, vivono uno scambio di battute del tutto diverso dall’originale.

A coronare la bizzarra vicenda linguistica di Bastardi senza gloria arriva un’ultima scelta, anche questa difficile da spiegare. Alcuni personaggi vengono doppiati in italiano con accento straniero, ma per qualche ragione a volte parlano tra loro in tedesco, a volte lo fanno in italiano con inflessione tedesca. Arduo riuscire a seguire.

Il doppiaggio degli accenti non è un nodo semplice da risolvere. In molti casi la soluzione più immediata consisterebbe nel far corrispondere all’accento straniero un accento dialettale italiano, rendendo così possibile la diversificazione. Ma anche questa strada non è sempre percorribile. Sempre Brad Pitt è vittima di un dilemma linguistico nel film The Snatch – Lo strappo. Pitt impersona uno zingaro che parla il dialetto cockney, calata della classe proletaria londinese, lingua dei venditori ambulanti con prestiti yiddish. Insomma, un patrimonio intraducibile che, nella versione italiana, è stato trasformato in una lingua del tutto nuova e quasi del tutto incomprensibile. A significare che non esiste una sola soluzione valida.

Certamente la lingua delle pellicole contribuisce a creare l’atmosfera tanto quanto la musica e l’ambientazione, se non di più. Per questo il doppiaggio è un nodo delicato. La tradizione italiana vanta una scuola validissima, in grado di mantenere lo stesso clima voluto dal regista, lo stesso ambiente, la stessa magia. Senza nulla togliere agli artisti del settore, il doppiaggio tocca pur sempre corde sensibilissime nel cuore degli spettatori. Per questo, in alcuni casi, non c’è nulla di meglio di una sana versione originale.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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