La doppia morale della Bundesbank

12/06/2014 di Alessandro Mauri

Deutsche Bank, Euro, Europa e Germania

La Bundesbank appare inflessibile quando si parla di austerità e disciplina di bilancio, diffidente verso le operazioni straordinarie intraprese dalla BCE per sostenere i titoli di Stato dei Paesi in difficoltà, ma non si esime dal compiere manovre al limite dei regolamenti per aiutare la Germania.

Bund poco appetibili – I titoli di Stato tedeschi  rappresentano il principale benchmark riguardo alle obbligazioni sovrane, ovvero rappresentano i titoli più sicuri e, di conseguenza, quelli maggiormente appetibili come bene rifugio e molto richiesti; questo comporta dei rendimenti più bassi rispetto agli altri strumenti affini. Negli ultimi tempi tuttavia i tassi riconosciuti agli investitori sono apparsi eccessivamente contenuti: basti pensare che il rendimento del Bund decennale viaggia attorno all’ 1,32% , di poco superiore al tasso di inflazione dell’Eurozona che si attesta, secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat riferiti al mese di Maggio 2014, allo 0,5%. Appare evidente che il rendimento effettivo, al netto di tasse e inflazione, è davvero poco appetibile anche per l’investitore più avverso al rischio.

Domanda insufficiente – Nelle ultime aste di titoli a medio-lungo termine, che si sono tenute negli ultimi giorni di maggio, lo scarso interesse verso i Bund tedeschi si è manifestato con grande clamore, soprattutto se confrontato, ancora una volta, con la grande richiesta dei titoli dei Paesi considerati periferici dell’Eurozona. Le richieste per i Btp a 5 e 10 anni emessi lo scorso 28 maggio hanno superato l’offerta per una percentuale tra il 30% e il 50%, spingendo verso il basso i rendimenti. Le quasi contemporanee aste dei Bund invece hanno fatto registrare un livello di domanda tale da non coprire l’offerta e, nel complesso, circa 1,5 miliardi di Euro di titoli non sono stati acquistati. Dunque il prezzo sarebbe dovuto crollare e le successive emissioni avrebbero dovuto adeguarsi alzando i tassi, ma grazie all’ennesimo intervento della irreprensibile Bundesbank, non è successo.

Bundesbank, Euro, Europa e Germania
Il logo della Bundesbank

Aggirare le regole – Nella visione del mondo tedesca (e purtroppo non solo), la prerogativa di trovare sempre un modo per aggirare le regole appartiene senza ombra di dubbio a noi italiani, ma quando si tratta di tutelare i propri interessi, anche la Germania pare avere diversi scheletri nell’armadio. Quello che la Buba ha fatto la scorsa settimana è in realtà una prassi già sperimentata negli anni più difficili della crisi dei debiti sovrani, tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, e cioè ritirare dall’emissione i titoli invenduti, sottraendoli in un primo momento al mercato, e poi immetterli successivamente sul mercato secondario, dove il prezzo è già noto ed è più semplice vendere i titoli. Questo inoltre consente di contenere artificiosamente il costo del debito e permette al Ministero del Tesoro di continuare a proporre al mercato tassi irrisori.

I Trattati dell’UE – I trattati dell’Unione Europea, e in particolare il Trattato di Maastricht, vietano espressamente alla BCE e alle banche centrali di intervenire con qualsiasi modalità sul mercato primario dei Titoli di Stato. Proprio appellandosi all’articolo 101 del Trattato, la Germania e la Bundesbank si sono sempre opposte alle operazioni straordinarie sui Titoli di Stato da parte della BCE, arrivando a ricorrere presso la Corte Costituzionale tedesca. In realtà, come abbiamo avuto modo di dire, la Buba non interviene direttamente sul mercato primario, ma aggira le norme ritirando i titoli invenduti e collocandoli in un secondo momento sul mercato dei capitali. Un’operazione formalmente non vietata, ma appare incompatibile con un’istituzione che si è sempre battuta per il rigoroso rispetto delle regole da parte di tutti gli altri membri dell’UE.

Scarsa attenzione – Tutto questo avviene nel quasi totale silenzio delle istituzioni, e dovrebbe far riflettere sullo squilibrio di poteri all’interno dell’UE e sulle valutazioni del mercato. E’ fuor di dubbio che se una situazione analoga si fosse manifestata in un altro Paese come l’Italia o la Spagna, la Commissione Europea e il FMI avrebbero reagito con sdegno, mentre i mercati non avrebbero tollerato un simile atteggiamento, portando ad una rapida fuga di capitali. Il peso politico della Germania e la difficoltà degli altri Stati membri dell’UE a trovare una leadership forte e autorevole continuano a permettere questi atteggiamenti poco trasparenti.

Da tutto questo emerge un quadro molto poco rassicurante di come venga gestita l’economia ai suoi più alti livelli. Certamente possiamo dire che non siamo solo noi italiani a fare i furbi, ma è una ben grama consolazione.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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