Il dopoguerra e la nascita delle avanguardie cinematografiche francesi

01/07/2014 di Jacopo Mercuro

Giungiamo al quarto appuntamento con la parte storica della nostra rubrica: ci eravamo lasciati con il periodo del classicismo hollywoodiano, e con lo scoppio della prima guerra mondiale.

L'Age D'or (1930)

Avanguardie cinematografiche francesi. La prima guerra mondiale lasciò l’Europa in uno stato disastroso, sia a livello politico che economico. Il cinema fu una delle industrie più colpite e la Francia, che fino a quel momento aveva dominato la scena europea, perse la sua centralità. Le produzioni erano crollate e gran parte del mercato era in mano alle esportazioni statunitensi. Il cinema era in piena crisi, era necessario qualcosa di nuovo. La voglia, ma soprattutto l’esigenza di novità, diede la possibilità ad una nuova generazione di registi di esplorare il mezzo cinematografico come forma d’arte. In Francia, intorno agli anni venti, nasceva l’impressionismo, che attraverso il suo stile e le sue teorie cercava di promuovere un cinema d’arte. Registi come Epstein, Gance e Delluc erano convinti che il cinema non dovesse solo limitarsi a narrare, ma dovesse essere in grado di creare un’esperienza emotiva negli spettatori.

El Dorado 1921
El Dorado (1921)

Impressionismo. I teorici impressionisti consideravano il grande schermo come una sintesi di tutte le arti, uno strumento espressivo con incredibili possibilità. Si distaccarono subito dal teatro e dalla sua costruzione artificiale, preferendo delle recitazioni più naturalistiche, intense ed espressive. Per gli stessi motivi la maggior parte delle pellicole erano girate in esterni prediligendo paesaggi naturali. Il concentrarsi sull’estetica dell’immagine diede vita alla photogénie (fotogenia). Nel cinema impressionista la photogénie distingueva l’immagine filmica dall’oggetto originale, facendogli acquistare una nuova espressività e presentandolo allo spettatore sotto una nuova luce totalmente differente. L’avanguardia francese era capace di offrire al pubblico una nuova visione della realtà, portandolo oltre le esperienze quotidiane e mettendo a nudo l’anima delle persone. Ripresa e montaggio suggerivano la soggettività dei personaggi, spesso attraverso l’uso di inquadrature in soggettiva. Per mostrare il pensiero e le emozioni dei protagonisti si ricorreva all’uso della sovraimpressione e del flashback. Le riprese erano di fondamentale importanza per gli impressionisti, usavano innumerevoli effetti ottici, con l’intento di modificare la visione dell’immagine. Nel film Eldorado di L’Herbier la protagonista è una donna che si esibisce in un cabaret, ma la sua mente va spesso al figlio malato, e la sua preoccupazione è espressa attraverso l’offuscamento della sua figura.

L’avanguardia impressionistica andò pian piano scemando verso la fine degli anni venti. Le tecniche innovati che aveva proposto erano ormai state assorbite in pieno e non rappresentavano più una novità nel cinema. L’avanzare di nuove avanguardie francesi, come il dadaismo e il surrealismo, spensero per sempre l’impulso impressionista che aveva dominato la scena per un intero decennio.

Dadaismo. Nacque intorno al 1915, in risposta allo smarrimento portato dalla Grande guerra. Gli artisti proposero una nuova visione del mondo tendente all’assurdo, rompendo con il passato e con i valori tradizionali. I dadaisti ricorrevano spesso al collage, assemblando figure diverse e difficilmente distinguibili tra loro. Man Ray e Francis Picabia furono i maggiori esponenti di un movimento che si esaurì molto presto a causa dei molti dissensi che aveva suscitato.

Un chien andalou
Un chien andalou (1929)

Surrealismo. I surrealisti avevano trovato nel mezzo cinematografico un’incredibile alleato. Avevano capito che, attraverso il cinema, potevano mostrare le emozioni più nascoste dell’inconscio umano, traducendo in immagini il linguaggio dei sogni, privo di freni e controlli. I surrealisti si scagliavano contro la noia del cinema commerciale, che secondo loro non faceva altro che copiare ciò che il teatro faceva già da tempo. Il puro cinema surrealista è racchiuso in Un chien andalou di Luis Buñuel, girato in collaborazione con Salvador Dalí nel 1929 e al quale seguì L’age d’or. Opere visionarie e provocatorie, incentrate sugli istinti primordiali come sesso e violenza, in conflitto con il giudizio della società moderna. Verso il 1933 il surrealismo, come le altre avanguardie europee, si spense, ma andrà ad influenzare i movimenti artisti che sorgeranno dopo la seconda guerra mondiale.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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