Dopo la Boldrini, anche Grassi attacca la copertina di Ballarò

12/03/2014 di Andrea Viscardi

Crozza, Ballarò, La7

Sembra non finire la passione della Camera verso il programma di raitre Ballarò, dopo le critiche di Laura Boldrini, ora è la volta del deputato del Partito Democratico Grassi: la presenza di Maurizio Crozza sarebbe un danno per la rete, e una pubblicità gratuita a La7.

Monotonia Boldrini. La politica, nell’era Renzi, tra un Italicum e un Jobs Act, sembra dunque non farla scampare liscia alla satira televisiva. Aveva aperto le danze, appunto, la Boldrini, la quale – con le solite modalità che poco calzano con il suo ruolo istituzionale – non sembra riuscire a fare a meno di trattenersi dall’esprimere giudizi evitabili. Oramai  nota la sua ultima uscita: l’imitazione della Raffaele del Ministro Boschi è sessista, suscitando una dura replica, addirittura, da un Travaglio rimasto sino ad oggi in disparte rispetto agli atteggiamenti della Presidente della Camera. Ciò che stupisce, in realtà, è che queste prese di posizione reiterate possano ancora sollevare stupore.

Gero Grassi, Crozza e Ballarò
Gero Grassi

Satira, ti odio. Il ruolo della Boldrini è evidentemente oramai quello di un’attivista (estremista) di un movimento femminista, piuttosto che quello di uno dei massimi rappresentanti delle istituzioni italiane. Un atteggiamento, aggiungiamo, oramai quasi dannoso verso la causa delle donne. Uniamoci, a tutto questo, il suo odio per la satira – indice di un’apertura mentale relativa – e la frittata è fatta: basti ricordare, pochi mesi dopo la sua nomina, il caso di Antonio M. che, a causa di un fotomontaggio avente per protagonista proprio la Presidente della Camera, si era ritrovato un plotone della polizia postale di Bologna innanzi alla porta di casa. Pochi i commenti da fare: se i cittadini italiani avessero reagito allo stesso modo  rispetto alle comiche, ben più dannose, di cui si è reso protagonista il Parlamento italiano negli ultimi decenni, altro che Ucraina!

Magari fosse satira. Il deputato del PD Grassi, invece, parte da un presupposto diverso. Niente questioni di genere, nessun tipo di offesa o di presunta diffamazione ricevuta. Purtroppo, invece, il suo ragionamento è ancora più divertente della copertina stessa di Ballarò: Crozza, in sostanza, è uno strumento che La7 utilizza per fare pubblicità alla propria rete, danneggiando dall’interno la Rai e, perciò, va fermato. Sembra realmente uno scherzo, ma non è così. Infatti, il comico ligure, che ha firmato un contratto in esclusiva di tre anni con l’emittente guidata dal patron del Torino Urbano Cairo, si è riservato però l’autorizzazione di partecipare a Sanremo e all’appuntamento con i telespettatori del programma di Floris. Per il deputato del PD la partecipazione “garantisce uno spot settimanale per La7 direttamente dalla sua principale rete concorrente, Raitre. Alla luce di questa situazione, che lascia pensare ad una gestione dell’intera vicenda quanto meno poco conveniente per la Rai, è opportuno chiarire se la dirigenza del servizio pubblico non abbia causato un danno all’azienda. I maggiori profitti della grande visibilità del comico, infatti, rischia di incassarli il concorrente privato”.

Se Crozza è il problema …. Con grande probabilità, il momento che fa registrare gli ascolti più, alti – in un’emittente allo sbando come Raitre – è proprio quello che ha per protagonista Maurizio Crozza. La dirigenza del servizio pubblico, di danni all’azienda, ne ha causati molti, e molti continua e continuerà a causarne: assunzioni inutili, sperpero di denaro pubblico, meritocrazia azzirata, il tutto per organizzare, tra le altre cose, baracconi nostalgici e sorpassati come Sanremo. Non per ultimo, poi, il totale abbandono a se stessa proprio della terza rete pubblica italiana, che solo una decina di anni fa era stata percorsa da nuova linfa vitale, e aveva visto accrescersi anche lo spessore culturale – rarità per la Rai degli ultimi vent’anni – delle proprie trasmissioni, divenendo un piccolo covo elitario per chi non ne poteva più di veline e Mara Venier. Insomma, caro On. Grassi, se fosse per me, mi attiverei sin da subito per trovarne di più, di Crozza, magari tagliando qualche testa tra quelle che voi, in Parlamento, avete contribuito a far salire al potere del più grande carrozzone pubblico italiano. Ma poi, a prescindere da tutto, non avrebbe cose più serie di cui occuparsi?

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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