Dopo l’Impressionismo. Gauguin e i Nabis in mostra a Pavia

29/12/2014 di Simone Di Dato

“L’arte è un’astrazione: spremetela dalla natura sognando di fronte ad essa e preoccupatevi più della creazione che del risultato”

Dopo l'impressionismo

La mostra “Dopo l’impressionismo. Gauguin e i Nabis” in programma dal 24 gennaio al 7 giugno 2015 presso le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia è stata annullata a causa di un problema dipendente dal Musée des Lettres et Manuscrits di Parigi

Come le cose più antiche possono diventare “moderne” se guardate da una certa prospettiva, così le più moderne possono ricongiungersi senza troppe difficoltà al passato più remoto. Lo sapeva bene Paul Gauguin (1848-1903), l’artista francese dell’altrove, del viaggio, dell’instancabile ricerca della modernità, in più e sempre diversi scenari e, in sostanza, guardando ad un mondo paradossalmente primitivo e non più occidentale. Probabilmente il pittore più conscio, sul finire dell’Ottocento, dell’importanza di osservare di nuovo il Museo come fonte di ispirazione. Lontano dall’avere un nostalgico sentimento di isolamento in un passato ideale e utopistico, Gauguin venera stabilità e sincerità nell’espressione artistica, e riserva un occhio di riguardo soprattutto per quelle forme d’arte che hanno trovato un equilibrio perfetto tra potenziale decorativo e pregnanza simbolica attraverso forme necessarie e immutabili.

La visione dopo il sermone, 1888.
La visione dopo il sermone, 1888.

Proiettato non tanto ai classici quanto piuttosto ai Greci arcaici, agli egizi, ai pittori prerinascimentali e alle culture extraeuropee, l’artista parigino è il primo pittore in cui l’atteggiamento primitivista (quello pieno d’amore per esotismo e arti nere come ricerca dell’originario, per intenderci) viene praticato e teorizzato coscientemente. “L’arte primitiva – elogia Gauguin in uno dei tanti incontri con quei pittori che si fanno chiamare profetiparte dallo spirito e si serve della natura. L’arte cosiddetta raffinata parte dalla sensualità e serve alla natura. La natura è la serva della prima e la padrona della seconda. Ma la serva non può dimenticare la sua origine e avvilisce l’artista lasciandosi adorare da lui.”

Dopo aver abbracciato l’impressionismo negli anni della formazione, Gauguin si allontana progressivamente dall’espressione naturalistica, abolisce la prospettiva e utilizza tinte piatte per forme bidimensionali ma inverosimilmente più vere. Sceglie i rozzi soggetti devozionali dei contadini bretoni per dipinti più spirituali e meno materiali nel primitivismo che contraddistinse gli anni della sua carriera. Con il critico Aurier conia il termine Sintetismo per indicare un nuovo movimento che vuole ricordare nelle intenzioni la semplicità dell’arte medievale delle vetrate gotiche, con l’uso di colori brillanti e risultati di grande complessità stilistica. Fino a diventare simbolista, seguito ed elevato a mentore di quei Nabis che saranno sempre debitori dei suoi principi sintetici.

Ia Orana Maria 1891.
La Orana Maria 1891.

Dopo aver celebrato i grandi nomi dell’impressionismo francese, da Renoir a Monet, passando per Pissarro, le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia si occupano nuovamente degli anni di straordinaria evoluzione artistica di fine Ottocento e inizio Novecento, mettendo in luce questa volta un momento fondamentale per la nascita della pittura moderna, guardando a un’intera generazione di artisti considerati anello di congiunzione tra l’impressionismo e le ricerche sperimentali delle Avanguardie storiche. Personaggio di spicco, ma non unico protagonista, sarà Paul Gauguin, personalità complessa e contraddittoria, figura chiave di questa svolta storica e faro dei Nabis.

La mostra – ha spiegato la curatrice Simona Bartolenaè dedicata a Gauguin e ai suoi al suo tempo, perche fa fuoco non tanto sul personaggio di Gauguin ma su quello che la sua pittura ha mosso, la grande eredità delle opere, dell’arte e della sua ricerca. Quindi si parte dai padri, i grandi impressionisti, per arrivare fino a Matisse, in un percorso che fa luce su uno dei periodi della storia dell’arte più importanti, interessanti e anche coinvolgenti proprio perche luogo della nascita del contemporaneo

Nudo di donna che cuce, 1880.
Nudo di donna che cuce, 1880.

Con una selezione di opere provenienti dai più importanti musei come la Johannesburg Art Gallery e il National Museum di Belgrado tanto per citarne alcuni, l’esposizione si aprirà con alcuni capolavori di Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir e Alfred Sisley per poi focalizzarsi sul filone pos-impressionista di Gauguin, passando per i grandi nomi di Paul Signac e Pierre Bonnard e il gruppo di Nabis tra personalità più o meno note, fino alle opere di Henri Matisse e Maurice de Vlaminck per concludere i tre orizzonti analizzati: impressionismo, post-impressionismo, nuove tendenze. Il tutto guardato attraverso lo sguardo suggestivo e rivoluzionario di Paul Gauguin, gli occhi dell’ artista prolifico e visionario, dell’ uomo in viaggio, alla ricerca dell’altrove.

 

N.B. La copertina non è quella ufficiale, e le opere riportate sono ad esemplificazione della produzione dell’artista

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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