Cosa succede in India?

30/12/2012 di Iris De Stefano

India situazione donne

Le immagini di imponenti manifestazioni che si stanno tenendo in varie città indiane da qualche giorno a questa parte, con migliaia di persone imbavagliate da un drappo nero, stanno ricevendo sempre maggiore attenzione dalla stampa internazionale.

Due sono stati gli episodi scatenanti che riportano l’India agli onori della cronaca avvenuti entrambi a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. La sera del 25 dicembre, infatti, è stato trovato il cadavere di una ragazza di 17 anni, suicidatasi dopo uno stupro di gruppo avvenuto il 13 novembre durante un festival Diwali, una delle feste maggiormente sentite nel paese. La giovane donna aveva denunciato gli stupratori alle autorità locali competenti nello stato del Punjab, al confine con il Pakistan. Secondo le testimonianze della sorella della vittima gli ufficiali incaricati avrebbero più volte tentato di convincere la ragazza a ritirare la denuncia offrendole in cambio del denaro e anche la possibilità di sposare uno degli stupratori. Prima che si diffondesse la notizia della denuncia, non erano stati individuati sospettati, mentre ora tre persone sono state fermate per accertamenti.

L’episodio della diciassettenne aggrava una situazione già di tensione dovuta alla notizia di un’altra morte causata da uno stupro da parte di sei persone, questa volta accaduto il 16 dicembre scorso ai danni di una ventitreenne, il cui nome non è stato diffuso, a bordo di un autobus a Nuova Delhi dove viaggiava con il fidanzato. Le condizioni della donna, trasportata via aereo ambulanza in un ospedale a Singapore, già dalle prime ore erano state considerate gravissime a causa delle lesioni interne causate dalla spranga di ferro usata per procurarle violenza e dal trauma cranico risultato del tentativo di disfacimento del corpo, scaricato in strada dall’autobus in movimento. La donna è morta dopo vari interventi chirurgici, il 28 dicembre.

Da quando la notizia dello stupro è stata diffusa migliaia di persone sono scese in piazza, soprattutto a Nuova Delhi, chiedendo un maggior impegno da parte del governo nella lotta alla criminalità. Le manifestazioni nella capitale in realtà sarebbero state vietate il 23 dicembre dopo i primi episodi di violenza tra la popolazione scesa in strada spontaneamente e la polizia che tentava di bloccare l’accesso alla zona governativa della città. In realtà però, le notizie delle morti hanno solo ampliato le proteste, estesesi, pacificamente, in altre città del secondo paese al mondo per popolazione.

Secondo la legislazione indiana, gli stupri dovrebbero essere puniti con la reclusione fino a dieci anni ( così come in Italia, dove solo se la violenza è compiuta su minori di 10 anni il massimo della pena arriva a 14 anni ). Nonostante la pena, il numero degli stupri in India è duplicato rispetto al 1990 con 630 violenze registrate a Nuova Delhi solo nel 2012, a causa anche del comportamento a volte lassista delle forze dell’ordine che spesso tendono ad imputare la colpa della violenza a presunti comportamenti espliciti da parte della vittima.

Le reazioni governative sono state numerose, ma tutte solo in seguito all’evidenza di un movimento di protesta che non accenna a raffreddarsi. A pronunciarsi sono stati sia il primo ministro Manmohan Singh che il presidente dell’Unione Indiana Pranab Mukherjee, rivolgendo parole di cordoglio ai familiari delle vittime. Parole simili sono giunte anche da Sonia Gandhi, presidente dello storico Partito del Congresso, e attualmente al governo, la quale, dopo essersi recata all’ospedale per visitare la ragazza qualche giorno prima della sua morte, aveva annunciato l’annullamento delle celebrazioni per il 127esimo anniversario della fondazione del partito, previste per la fine dell’anno. Una presa di posizione netta è stata presa solo dal capo della polizia della capitale che ha chiesto un inasprimento della legislazione in tema di stupro, suggerendo addirittura la pena capitale o l’ergastolo per questo tipo di reato.

Come azioni immediate oltre all’arresto dei sei uomini e l’imputazione per omicidio, è stato imposta l’esibizione di un documento di riconoscimento per gli autisti degli autobus ( lo era uno degli stupratori della studentessa ventitreenne di fisioterapia ) unita ad un sistema di polizia in borghese sempre presente a bordo. Annunciata poi la costituzione di una banca dati, consultabile online, dei condannati per reati sessuali ed una campagna di arruolamento di donne nelle forze dell’ordine.

Una ragazza anonima è quindi diventata il simbolo di un movimento di protesta in un paese dove, nonostante il leader del partito al governo, il presidente della camera bassa e tre ministri siano tutte donne, il numero dei crimini specificatamente diretti verso il genere femminile è in vertiginoso aumento. Sarà necessario uno sforzo importante, da parte di tutti gli organi, federali e nazionali, per modificare una situazione frutto sia di caratteristiche culturali ma anche di un problema di apparato giuridico lento e minimamente efficiente, che deve fare conto con una popolazione che le stime più attendibili numerano di ben un miliardo e 200 milioni di persone.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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