Don Luigi Sturzo, il sacerdote al servizio della politica

24/09/2016 di Cristina Ioannilli

Alimentato da una forte passione, il sacerdote siciliano Luigi Sturzo attraversò un’epoca segnata da alcuni tra i più importanti momenti della storia d’Italia, dallo stato liberale alla dittatura fascista fino ai primi anni della Repubblica, contribuendo al risveglio dei cattolici in politica e dovendo subire anni di esilio dalla patria a causa delle sue idee.

Don Luigi Sturzo

Luigi Sturzo nacque a Caltagirone il 26 novembre 1871. La sua famiglia veniva dall’aristocrazia di campagna e l’ambiente in cui visse fin dall’infanzia influì, in qualche modo, nella sua formazione. Il padre Felice, barone di Altobrando, era stato amministratore del comune e fu sempre uomo devoto, di grande cuore ed umiltà; la madre, Caterina Boscarelli, era figlia di un medico, venerata dai suoi sei figli, portava sempre, dentro di sé, una fede e una pietà solide, proprie di molte madri del Mezzogiorno. Luigi frequentò il ginnasio ad Acireale dal 1883 al 1886, ma lasciò l’istituto perché il clima non si confaceva al suo corpo sempre malaticcio e debole. Trascorse i due anni seguenti nel seminario di Noto, ove conobbe Giovanni Blandini, sostenitore del risveglio municipalista cattolico, animatore delle speranze di quello che allora si chiamava il movimento sociale dei cattolici. Nel 1888 fu al seminario di Caltagirone, dove insegnavano i migliori elementi del clero locale.

Luigi Sturzo
Un giovane Luigi Sturzo

All’epoca, Sturzo non aveva un preciso disegno di dedicarsi alla vita ecclesiastica; l’ambiente di famiglia, però, favorì il suo avviamento alla vita religiosa. Quando suo fratello Mario decise di farsi prete, la madre chiese a Luigi se anche egli avesse deciso di abbracciare il sacerdozio. La risposta fu tranquillamente positiva poiché egli aspirava, allora, ad un apostolato intellettuale, facendo il professore di filosofia e il predicatore. È difficile stabilire una data precisa nell’evoluzione del giovane Sturzo verso gli interessi municipali e politici: egli ricordava che l’occasione che lo convertì all’Azione Cattolica fu la lettura di un vecchio manuale dell’Opera dei Congressi, la prima organizzazione cattolica nazionale costituitasi nel 1874. La lettura di quel testo lo convinse del fatto che qualcosa si poteva fare anche in Sicilia: incominciò allora a seguire l’attività dell’Opera, anche se le due realtà del Nord e del Sud Italia erano totalmente opposte. L’Opera, con la sua intransigenza, offrì a Sturzo il punto d’appoggio su cui far leva per impostare il problema dell’autonomia del movimento cattolico in Sicilia, cioè della formazione di un’organizzazione fornita di proprio programma e di proprio pensiero, sottratta agli allettamenti delle alleanze clientelari. Del resto, la tradizione della sua famiglia era antiborbonica e autonomista e Luigi non ritenne che il Risorgimento avesse realizzato un sistema politico unitario indiscutibile.

Romolo Murri
Romolo Murri

Sturzo però, indicava un altro momento come decisivo per la sua scelta: Roma rappresentò nella sua vita un’esperienza fondamentale, dando alla sua vocazione politica una profondità che altrimenti non avrebbe mai avuto. Il Vaticano di Leone XIII gli diede il sostegno di una dimensione culturale e storica extraprovinciale, inserendo la sua vicenda municipale e amministrativa in quel più vasto disegno leoniano del recupero della società civile alla Chiesa. A Roma, Sturzo incontrò il marchigiano Romolo Murri, anche lui arrivato dalla provincia. Il clima stava cambiando, era possibile avvertire le profonde agitazioni di una società in via di trasformazione, non più governabile con i metodi delle classi superiori. Sturzo visse con grande spirito di osservazione questo clima così fervoroso, ma anche confuso, di opere e ideali della gioventù cattolica; partecipava, ma con prudenza. Incominciò, con la fondazione di comitati parrocchiali nella diocesi di Caltagirone: il primo venne fondato nel 1895. Sturzo si pose al riparo da ogni critica, facendo propria la posizione ufficiale dell’Opera dei Congressi: non riconobbe l’opera delle Guarentigie, negava la possibilità della coesistenza su uno stesso territorio del Papa e del Re, sosteneva l’astensione dalle urne politiche. Tali tesi, trasferite nell’ambito culturale del clero isolano, volevano dire nessuna alleanza tra clero e maggiorenti locali, difesa dell’autonomia parrocchiale, fedeltà al Papa, rottura con ogni prassi clientelare. Sturzo aveva bisogno che questa serie di vincoli venissero imposti al clero locale: solo così, l’Opera dei Congressi avrebbe potuto diventare la prima pedina dell’azione di riscatto della Chiesa meridionale dalla sua condizione subalterna rispetto al potere delle classi dirigenti moderate.

Gli anni dal 1894 al 1896 vengono definiti di preparazione: Sturzo venne ordinato sacerdote, ma aveva già scelto la via della politica, indirizzandosi in particolare verso la democrazia cristiana. Il non expedit avrebbe dovuto restare in vigore finché i cattolici avessero maturato una loro coscienza politica e civile autonoma, tale da potersi opporre alla borghesia moderata. Il nome di Luigi Sturzo fu così noto alla polizia per la sua attività di organizzatore di comitati parrocchiali, casse rurali e cooperative. In questo stesso anno, decise poi di promuovere un giornale di battaglia, La Croce di Costantino.

Nel 1898 si laureò all’Università Gregoriana e tornò a Caltagirone, dove si mise in contatto con cattolici del suo medesimo orientamento, come l’avvocato Vincenzo Mangano, il sacerdote Ignazio Torregrossa, il giovane Giuseppe Traina, per dare un’impronta avanzata al movimento cattolico sociale. I cattolici ufficialmente si tenevano ai margini della vita politica e, quando vi partecipavano, lo facevano col paravento di associazioni di orientamento conservatore, ma nel 1909 intorno al sacerdote siciliano si costituì un piccolo gruppo di “democratici cristiani”. Essi si muovevano con estrema prudenza, per evitare una condanna come quella che aveva colpito nel 1904 Romolo Murri, fondatore di una Lega democratica nazionale.

Sturzio e De Gasperi
Don Luigi Sturzo con Alcide De Gasperi

Già nel 1905 Sturzo venne nominato consigliere provinciale e dedicò i primi decenni del nuovo secolo alla sua città con la carica di prosindaco; alle elezioni amministrative del 1914 riuscì di nuovo sindaco a Caltagirone, ma l’opposizione radicale tentò di costringerlo alle dimissioni, presentate in un primo momento, ritirate in seguito grazie all’appoggio di amici e organizzazioni cattoliche. Nel 1915, Sturzo fu inoltre eletto vicepresidente dell’ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. Allo scoppio del primo conflitto mondiale fu a favore dell’intervento italiano, allo scopo di riproporre una presenza cattolica unificatrice sul terreno civico e politico: la guerra divenne così la nuova occasione per ricostruire l’unità spirituale e morale del paese, niente di più lontano dalla definizione di “inutile strage” data da Benedetto XV. A guerra conclusa, Sturzo non rinnegò il suo interventismo, ma la sua delusione fu profonda.

La nascita di un partito di cattolici, democratico e costituzionale era, per Sturzo, un fatto inevitabile alla fine della Prima guerra mondiale: in tal modo, il 18 gennaio 1919, nacque il Partito Popolare Italiano. Nel 1923 Sturzo si oppose alla Legge Acerbo, voluta da Benito Mussolini per assicurare una maggioranza solida al Partito Nazionale Fascista. Questa posizione lo vide protagonista di una violenta campagna diffamatoria nei suoi confronti da parte dei fascisti, tanto che furono chieste le sue dimissioni da segretario del Partito. Come se non bastasse, il suo gruppo parlamentare votò a favore della legge, contravvenendo alla precedente disposizione di astensione. In seguito a ripetute minacce, Sturzo venne invitato a lasciare l’Italia: il 25 ottobre 1924 partì per Londra, sconfitto ed esule. Furono anni in cui il suo impegno antifascista lo avrebbe portato a riflettere non solo sulla situazione italiana, ma anche sui sistemi dittatoriali che si stavano diffondendo in gran parte d’Europa. Sturzo, non solo riprese a scrivere e a pubblicare articoli, saggi politici, libri, ma organizzò attivamente l’assistenza ai profughi politici italiani che andavano aumentando di anno in anno e, nonostante le sue precarie condizioni di salute, frequenti furono i viaggi nel continente, soprattutto a Parigi.

Nella capitale francese, dove i fuoriusciti italiani furono più attivi e numerosi che in ogni altra città del mondo, alcuni interventi e discorsi di Sturzo, ebbero una risonanza drammatica. Dopo diciassette anni nella capitale inglese, si trasferì a New York: partì da Liverpool il 22 settembre 1940 giungendo negli Stati Uniti il 3 ottobre. Fece ritorno in Italia solamente a guerra conclusa e dopo il referendum del 1946, stabilendosi a Roma, città che tornava a vedere dopo ventidue anni di esilio, all’età di 75 anni. Non esponendosi eccessivamente a livello politico, accettò l’incarico di Giudice dell’Alta Corte per la Regione siciliana dal 1947 al 1952. Il 17 dicembre 1952 il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi nominò Luigi Sturzo senatore a vita, in riconoscimento delle grandi benemerenze acquisite nella lotta per le libertà e nel campo delle dottrine politiche. Non entrò però a far parte del gruppo senatoriale della Democrazia Cristiana, preferendo il gruppo misto del Senato, una scelta che lo lasciava certamente più libero, senza vincoli di partito. Per via della sua salute, sempre più precaria, usciva dal convento delle suore canossiane dove abitava solo quando doveva recarsi in Senato. Morì a Roma l’8 agosto 1959.

The following two tabs change content below.

Cristina Ioannilli

Nata a Roma il 18 agosto 1993. Diplomata al Liceo Classico “Marco Terenzio Varrone” di Rieti, si è laureata nel 2015 in Storia e Filosofia presso l’Università Europea di Roma. Appassionata di storia contemporanea, dedica i suoi studi ai momenti di transizione e ai processi di formazione delle identità nazionali in Europa.
blog comments powered by Disqus