Don Gallo, l’amico di De Andrè che aiutava “chi ha sete e fame”

23/05/2013 di Iris De Stefano

“Ti sono amico perché sei un prete che non mi vuol mandare in Paradiso per forza.” – così diceva Fabrizio De Andrè di Andrea Gallo, più comunemente conosciuto come Don Gallo, prete e fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova.

Don Andrea Gallo
Don Andrea Gallo è venuto a mancare nella giornata di ieri

De Andrè e Don Gallo – Una stima reciproca quella tra il prete di strada e il cantautore, entrambi genovesi, testimoniata da una lettera che Don Gallo scrisse in occasione della morte prematura di De Andè che è anche testimonianza del suo modo di intendere la missione parrocchiale: “Quanti Geordie, Michè, Marinella o Bocca di Rosa vivono accanto a me, nella mia città di mare che è anche la tua. Anch’io ogni giorno, come prete, verso il vino e spezzo il pane per chi ha sete e fame”. Tu, Faber, mi hai insegnato a distribuirlo, non solo tra le mura del Tempio, ma per le strade, nei vicoli più oscuri, nell’esclusione. E ho scoperto con te, camminando in via del Campo, che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

La vita – Questo tipo di filosofia è sempre stata una costante nella vita del prete, nato nel capoluogo ligure 84 anni fa e avvicinatosi da giovanissimo all’ambiente religioso. Essendo già entrato nel noviziato dei Salesiani ad appena vent’anni, chiese di esser mandato in missione capitando in Brasile da dove però dopo poco tornò, mal sopportando la dittatura di Vargas. Iniziò un periodo fondamentale per il giovane Don Gallo, che dopo esser stato nominato presbitero e inviato come cappellano in un riformatorio per minori, dopo un paio di anni ne fu allontanato senza spiegazioni. Deciso a lasciare la congregazione dei Salesiani e scelta la via sacerdotale, fu allontanato nuovamente nel 1970 dalla parrocchia del Carmine a causa dello scandalo che provocò una sua omelia domenicale sul tema delle droghe. Il periodo storico non era infatti favorevole a preti che si discostassero troppo dall’ortodossia cristiana e quindi dovette recarsi altrove.

La comunità – Nel 1975 nacque la Comunità di San Benedetto, grazie all’incontro con don Federico Rebora e l’inizio della collaborazione tra i due. Protetto quindi dalla propria Comunità Don Gallo iniziò le proprie campagne a favore della pace, dei diritti civili e della legalizzazione delle droghe leggere. Tutti temi estremamente delicati, in particolare per un esponente della Chiesa Cattolica che però non ha mai esitato a partecipare attivamente a manifestazioni, programmi televisivi o apparizioni varie che potessero avvicinarlo alla gente e anche far da cassa di amplificazione per la propria voce. Enorme scalpore suscitò nel 2006 quando, nel Comune di Genova, fumò uno spinello. Tanto scalpore quanto quello suscitato tre anni dopo, quando si recò al GayPride di Genova. In molti lo hanno accusato negli anni di politicizzare la sua missione ecclesiastica a causa dell’esposizione chiara del suo credo politico, come quando – tra le altre cose – cantò con Gino Paoli nella sua chiesa “Bella Ciao” alla fine di una messa o sul palco del G8 di Genova nel 2001 con Manu Chao gridò alla folla “Hasta la victoria siempre”.

Le reazioni – Anche grazie a queste azioni forse estreme, ma che di certo hanno avuto il merito di portare l’attenzione su tematiche spesso ignorate dalle classi dirigenti, la fama di Don Gallo è enorme e soprattutto diffusa in tutti gli ambienti della società, anche quelli più anti-clericali. Non sorprende quindi il numero e la varietà delle espressioni di cordoglio che sono arrivate durante la giornata di ieri, a partire dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Attraverso un comunicato, il Presidente ha fatto sapere di aver “appreso con tristezza e rammarico la notizia della scomparsa di Don Andrea Gallo, sacerdote amato per la sua forza spirituale e il suo impegno sui temi della povertà, dell’emarginazione e dell’esclusione sociale. Con sentimenti di sincera partecipazione, esprimo ai familiari, alla comunità di San Benedetto al Porto, alla diocesi e alla città di Genova, il mio sentito cordoglio”. Espressioni simili anche da parte di Nichi Vendola, Paolo Ferrero, Roberto Saviano, Fabio Fazio, Pier Luigi Bersani, Cécile Kyenge, Giuliano Pisapia, Beppe Grillo, Vladimir Luxuria e moltissimi altri. I social network sono stati presi d’assalto, ed in particolare Twitter, dove Don Gallo aveva un account dall’ottobre scorso, sul quale scriveva frasi poi ampiamente diffuse (e in alcuni casi criticate) come: “Una persona transessuale è figlio di Dio, al pari di ogni altro essere umano” o “Se fate l’amore usate il preservativo” o ancora “Il governo Letta è diviso in due squadre di calcetto, nel cortile di Palazzo Chigi pareggiano sempre, con i pareggi non si va da nessuna parte”. Resta comunque il ricordo e l’esempio di un prete che amava definirsi “di strada” in un momento di certo non facile per la Chiesa Cattolica e che sicuramente sarà evidente il giorno dei funerali, sabato, dopo due giorni in cui resterà aperta la camera ardente.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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