11 domande ai “no Euro”

03/03/2014 di Federico Nascimben

Alcuni spunti per una riflessione su uno dei temi che negli ultimi tempi sta ricevendo una certa attenzione e popolarità, spesso incarnato come la radice di tutti i mali che affliggono il nostro Paese

Chi vi scrive non è un economista, ma vuole semplicemente porre alcune domande che, più che alla teoria economica, appartengono al buon senso e alla creazione di un dibattito che sia, almeno in parte, informato e consapevole. Ecco quindi una serie di domande che sembra opportuno rivolgere ai c.d. “no Euro”, cioè, fondamentalmente, ai sostenitori di M5S, LN, FI, oltre che dei vari Bagnai, Barnard, Borghi ecc.; con la precisazione che, fuori da ogni sospetto, non si vuole in alcun modo qui sostenere che non vi siano forti problemi nel processo di integrazione politica ed economica della UE, anzi, ma che troppo spesso – continuando e confermando un’antica tradizione italiana, secondo la quale le colpe sono sempre degli “altri” – le argomentazioni poste da coloro i quali vorrebbero un ritorno alla Lira prescindono da un’analisi delle problematicità di natura strutturale della nostra economia (oltreché delle nostre radici antropologiche e sociali) e dalle conseguenze che l’uscita dall’Euro potrebbe causare.

Prima parte: uscire dall’Euro, nella sostanza

1 – Come fare ad uscire (concretamente) dall’Euro? Attraverso un referendum come proposto dal M5S o attraverso un atto imperativo dall’oggi al domani?

2 – Non essendo esplicitamente prevista dai trattati, all’uscita dall’Euro dovrebbe far seguito (o eventualmente precedere) l’uscita dalla UE?

3 – In ogni caso, come evitare ingenti fughe di capitali all’estero e corse agli sportelli nel periodo di transizione tra la proposta di referendum, se favorevoli all’ipotesi M5S, e l’attuazione di un suo eventuale risultato positivo? Se favorevoli invece all’uscita dall’oggi al domani, come si potrebbe evitare le stesse dal momento in cui, comunque, la notizia inizia a trapelare e a venire discussa?

Seconda parte: rapporto di cambio e debito pubblico

4 – Una volta tornati alla Lira quale dovrà essere il rapporto di cambio con l’Euro? La Lira dovrà essere lasciata libera di fluttuare sui mercati o, invece, ancorata (svalutata, si immagina) all’Euro?

5 – Il nostro debito dovrà venire riconvertito interamente in Lire? Dovremmo ristrutturarlo o “cancellarlo” completamente? Ad ogni modo, come?

6 – Anche tralasciando le conseguenze a livello di rapporti politici internazionali, se si decide di riconvertire interamente il debito o di ristrutturarlo come si procederà con le possibili opposizioni da parte di investitori esteri e le possibili ritorsioni/azioni legali di questi nei nostri confronti?

7 – Sul versante interno, invece, se si decidesse di ristrutturare o di azzerare il debito questo avrà delle ricadute sulle quote detenute da investitori istituzionali e da privati cittadini che vedranno scomparire risparmi ed investimenti. Come compensare questa perdita di ricchezza? E soprattutto, come compensare le reazioni a catena che questo provocherà su banche, assicurazioni e fondi pensione detenenti ingenti quote di debito pubblico?

Terza parte: conseguenze dell’uscita dall’Euro

8 – Anche non considerando le reazioni a catena che una nostra uscita dall’Euro avrebbe sulle altre economie europee, e anche non prendendo in considerazione che altri Paesi mediterranei decidano a loro volta di uscire dall’Euro, limitando fortemente l’impatto di una svalutazione competitiva, il nostro unilaterale “opting out” avrebbe delle ricadute in termini di credibilità se decidessimo di non ripagare per interno i nostri debiti e, comunque, ad ogni modo, decidendo di tornare alla Lira. Come ci rifinanzieremo sui mercati date queste premesse? E, soprattutto, dato che saranno sicuramente più alti, a quali costi?

9 – Visto questo calo di credibilità che il nostro Paese subirebbe, dovremmo aumentare esponenzialmente le riserve auree oppure detenere un forte quantitativo di moneta estera? O una combinazione delle due?

10 – L’interesse principale nel ritorno alla Lira sta nella ricerca di un miglioramento della competitività del sistema Paese attraverso una svalutazione della nuova moneta rispetto all’Euro. Come limitare le forti pressioni inflazionistiche che vi sarebbero sui prezzi e la conseguente perdita di potere d’acquisto dei consumatori?

11 – Relativamente ai punti 8, 9 e 10, come evitare ciò che sta succedendo oggi in Argentina?

Ribadendo che qui si vuole offrire uno spunto per un dibattito consapevole ed interessato sul tema, e che tendenzialmente chi sostiene l’uscita dall’Euro vuole anche un’Italia fuori dalla UE e dal c.d. “Fiscal Compact” con regole di bilancio meno severe, sembra comunque opportuno ribadire che, date queste premesse, non verranno prese seriamente in considerazione teorie complottistiche o insinuazioni del tipo: “volete l’Euro e quindi  la morte di questo Paese”, “dovete dirci voi perché rimanere nell’Euro”.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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