Congresso Partito Democratico: le mozioni di Renzi e Cuperlo a confronto

22/10/2013 di Andrea Viscardi

Mozioni candidati segreteria Partito Democratico, PD
Presentati i programmi dei candidati al Congresso del PD
Gianni Cuperlo

Sono stati pubblicati ieri i documenti congressuali dei quattro candidati alla Segreteria del Partito Democratico. Senza ombra di dubbio, la curiosità maggiore era l’individuazione delle differenze presenti nelle mozioni del principale favorito, Matteo Renzi (qui il testo), e del candidato di corrente D’Alemiana, Gianni Cuperlo (qui il testo). Differenze che esistono e sono evidenti. Qui andremo ad analizzare solo alcuni punti, relativi a quattro aspetti fondamentali: elettorato, lavoro, Europa e partito. Naturalmente, trattandosi di documenti estremamente lunghi e non riassumibili in un articolo, invitiamo i lettori, per avere un quadro più completo, a prendere visione dei testi.

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Cuperlo e l'elettorato

Cuperlo: un nuovo centrosinistra. La prima differenza tra i due candidati è rintracciabile nel linguaggio e nella terminologia utilizzata. Cuperlo cerca di utilizzare un linguaggio appartenente alla sinistra tradizionale – sebbene reinserito in un contesto più moderno. Scrive di una sinistra che deve agire con coraggio e radicalità, in nome di una “rivoluzione della dignità”, per combattere le diseguaglianze sociali. Definisce il PD come un Partito incapace di reagire “all’affermazione di un liberismo senza freni e vincoli, di un’economia piegata alla speculazione finanziaria” e al falso mito della miglior efficienza del privato rispetto al pubblico.  Il partito deve, quindi, recuperare una propria autonomia culturale, andando oltre, comunque, “le aree tradizionali della sinistra”. Cuperlo, nel suo documento, rifiuta qualunque tipo di neocentrismo, reale o camuffato: occorre costruire un nuovo centrosinistra, non guardare al centro o al centro-destra.

Renzi, moderazione e pragmatismo. Nonostante il leggero spostamento a sinistra dell’ultimo anno, Renzi utilizza parole più moderate, meno dirette rispetto a quelle del compagno di partito. Descrive la situazione di un PD incapace di coinvolgere gli italiani e di recepire il messaggio di cambiamento da loro sostenuto negli ultimi anni. La strada deve essere quella di recuperare voti ovunque, in nome di un Partito inclusivo, aperto, pronto al dialogo. Renzi e l'elettoratoCiò significa guardare anche e soprattutto agli elettori del centro-destra e del M5s, come scrive lo stesso Renzi. La prima grande differenza è proprio qui, con un Renzi disposto a rendere il partito più aperto e appetibile ad elettori non propriamente di sinistra, sebbene entro certi limiti, ed un Cuperlo che – pur non disdegnando un allargamento dell’area tradizionale dell’elettorato PD – guarda quasi unicamente ai delusi della propria parte.

Matteo Renzi, Mozione Congresso Pd
Matteo Renzi

Renzi: il piano lavoro. Il Sindaco di Firenze tocca qui alcuni punti ben precisi. Il primo è quello di una riforma del sistema del lavoro, partendo da una rivoluzione dei centri d’impiego, tanto utili all’estero quanto inutili in un’Italia che lavora grazie a raccomandazioni. Quindi occorre fare lo stesso con gli sprechi e l’inefficienza di un sistema di formazione professionale più dedito a chi forma piuttosto che a chi dovrebbe essere formato. Un punto importante, capace, forse, di attirare qualche inimicizia nella sua parte politica, ma di risultare molto interessante al centro e a destra è quello dei sindacati e della complessità del diritto del lavoro. Ridurre i sindacati e la rappresentanza, oggi la più numerosa d’Europa e semplificare le regole di diritto. Fare chiarezza, insomma, in quella che potrebbe essere oggi definita una vera e propria giungla. Per le aziende, Renzi sostiene una visione molto liberalista: riduzione dei sussidi ad alcune, e riutilizzazione dei risparmi così conseguiti per abbassare il cuneo fiscale alle altre. Quindi sottolinea l’importanza di un piano di incentivazione all’assunzione giovanile e over 50, con un occhio che guarda, anche, alle nuove opportunità di lavoro, quali la rete.

Gianni Cuperlo, lavoro e occupazioneCuperlo, lavoro, società e ambiente. Occupazione giovanile fondamentale anche per Cuperlo, che pensa ad un piano finanziato dalla lotta all’evasione fiscale, dal risparmio sugli interessi del debito pubblico e da maggiori spazi di manovra da negoziare con l’Unione Europea. Allo stesso modo considera di prima importanza  l’impegno nella lotta alla precarietà e alla mancanza di diritti e tutele, largamente presenti nella nostra società. Tema centrale da cui ripartire è la rivalutazione del nostro patrimonio culturale, la cui industria – potenzialmente fondamentale per il Paese – non viene incentivata, partendo da un rimodellamento delle istituzioni atte a gestire il settore. Al centro del programma un nuovo equilibrio tra imprese, istituzioni e ambiente. Green economy ed energia rinnovabile devono essere i due pilastri da cui la crescita deve ripartire, con un occhio di riguardo, anche, alla trasformazione responsabile del territorio, attraverso sistemi di inclusione quali le consultazioni pubbliche.

L’Europa di Renzi. Interessante, quindi, la questione Europa. Per Renzi, il ritornello “Ce lo chiede l’Europea” ha stancato. “Ci interessa adesso che la politica italiana inizi a dire cosa chiediamo noi in Europa”. Gli Stati Uniti d’Europa sono un obiettivo chiaro e preciso, ma non può essere raggiunto se le istituzioni agiscono come tecnocrati, come semplici guardiani dell’aspetto economico e dei conti delle nazioni. Occorrono piani d’integrazione culturale, una politica estera unica, attenzione alla dimensione umanitaria, una maggiore integrazione politica. Dall’altra parte le politiche di austerity si sono rivelate non idonee, per cui è necessario – nelle idee del Sindaco di Firenze – rivoluzionare il sistema, anche e soprattutto attraverso una rinegoziazione del limite del 3% del deficit.

Cuperlo, un’Europa (im)possibile?. Più articolata la posizione di Cuperlo che, su certi aspetti, sembra quantomeno non tenere conto della realtà Europea. L’Unione deve dotarsi di “un governo economico democratico dell’euro fondato sul metodo comunitario e in grado di promuovere a livello generale crescita, occupazione e coesione sociale”. Quindi, nelle idee del candidato, è importante rilanciare il mercato interno dell’UE, attraverso la promozione di una vera unione fiscale, lo scorporo degli investimenti dal calcolo del deficit e un rafforzamento del bilancio europeo (da sostenersi con strumenti finanziari come gli Eurobond). Poi, però, abbandona forse l’orizzonte delle possibilità intravedibili nel breve-medio termine, parlando di salario minimo europeo, di nuovi tetti da affiancare a quello del deficit rappresentati dal tasso di disoccupazione e povertà, della creazione di fondi europei per il finanziamento degli ammortizzatori sociali e per il riscatto del debito.

Renzi e il Partito DemocraticoIl Partito Democratico. La differenza principale tra i due candidati – rispetto alla visione della struttura del Partito – è cosa nota. Per Renzi il leader è una figura fondamentale nel panorama odierno: dividere le figure di Segretario del Partito e di candidato Premier è sbagliato. Cuperlo, invece, sostiene l’inadeguatezza e l’autolesionismo – oltre ai danni evidenti negli anni passati – che porterebbe, alla democraticità e al successo del partito, una personalità capo.

Cuperlo e il Partito Democratico Vi è, tutto sommato, una coincidenza di visione su altre questioni: entrambi vogliono riportare al centro del Partito i comitati, il territorio ed aprire il partito a maggiore democraticità e scambio interno in un’ottica di lotta al correntismo.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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