Dobbiamo rassegnarci ad un “new normal” dell’economia?

09/08/2016 di Alessandro Mauri

L'idea che un "new normal" dell'economia mondiale sia inevitabile è sempre più forte. Non c'è alternativa a tassi bassi e crescita anemica?

La Federal Reserve continua a ritardare il rialzo dei tassi, la Bank of England è pronta a nuovi stimoli monetari per contrastare la probabile recessione a seguito della Brexit, mentre Europa e Giappone continuano nelle politiche monetarie ultra-espansive. Non c’è davvero via d’uscita dai tassi zero?

Le decisioni della FED – Come più volte annunciato, e come ormai ampiamente scontato dai mercati e atteso dagli analisti, il 2016 sarebbe dovuto essere finalmente l’anno nel quale la FED avrebbe, seppur gradualmente, rialzato i tassi di interesse, riportandoli verso una situazione di normalità. L’economia statunitense è molto più in salute di quella di molti altri paesi, la crescita è buona, e il mercato del lavoro lascia intravedere spiragli positivi (pur se dubbi sorgono sulla effettiva qualità dei nuovi lavori creati). Eppure, ad agosto inoltrato, non si è ancora visto nessun rialzo, e difficilmente ce ne saranno entro la fine dell’anno: troppo elevati i timori di una nuova gelata dell’economia, sulla scia della Brexit e della crisi dei paesi emergenti, nonché dalla possibile reazione scomposta dei mercati, nonostante questi siano ormai da tempo sui massimi storici. Si profila dunque un cosiddetto “new normal”, una nuova condizione per cui le condizioni attuali, specialmente per quanto riguarda le politiche monetarie, non sono contingenti e destinati a risolversi non appena la crescita riprenderà, ma potrebbero rimanere immutate ben più a lungo.

La situazione in Europa – In Europa la situazione è ancora più difficile: gli effetti del Quantitative easing non si sono ancora pienamente realizzati, l’inflazione è ancora prossima allo zero e la ripresa decisa è ancora lontana. La BCE pertanto ha già annunciato che i tassi resteranno bassi ancora a lungo, e che l’acquisto di titoli continuerà fino a quando sarà necessario (e quindi anche in questo caso, ancora a lungo). Il vecchio continente è il più a rischio di vivere un “new normal” caratterizzato non solo dai tassi bassi, ma anche da una crescita anemica, tanto che molti osservatori cominciano a parlare del rischio di “giapponesizzazione” dell’economia dell’Unione europea, vale a dire vivere la stessa situazione che ha caratterizzato il Giappone per tutti gli anni novanta e oltre, con una crescita attorno all’1% nonostante tutti gli interventi monetari e fiscali messi in campo.

La Bank of England – Anche la Gran Bretagna, che era lanciata verso la ripresa, ora deve affrontare gli effetti della Brexit, con una recessione sempre più probabile, la fuga degli investitori e la crisi del settore immobiliare (quantomeno quello non residenziale). Per questo motivo la Banca centrale ha annunciato un nuovo taglio dei tassi, che hanno raggiunto il minimo storico dello 0,25%, e un aumento dell’acquisto di titoli di Stato.

Il new normal – Ma cosa comporterebbe, in concreto, questo new normal? Innanzitutto, come detto, una crescita piuttosto scarsa dell’economia, trattenuta dall’incertezza, soprattutto da parte dei risparmiatori. Come molti stanno sperimentando, è sempre più difficile trovare un modo di impiegare i propri risparmi, a causa degli interventi delle banche centrali, che spingono verso lo zero i rendimenti dei titoli meno rischiosi (per esempio i titoli di Stato), obbligando a cercare soluzioni più rischiose, ma sempre poco redditizie. L’incertezza è causata anche dall’inflazione, sempre ben al di sotto della soglia di sicurezza del 2%: gli interventi degli istituti centrali sono in questo caso vanificate dal calo dei prezzi delle materie prime e dalle innovazioni tecnologiche che spingono verso il basso i prezzi, il che causa un rinvio delle decisioni di acquisto da parte dei consumatori che deprime la domanda e quindi la crescita. Maggiore incertezza significa anche maggiore volatilità sui mercati, e questo spiega l’andamento altalenante (ma tendente al ribasso) delle borse europee e asiatiche, nonché la corsa ai beni rifugio come l’oro che non si ferma.

L’unico modo per uscire dall’ipotesi di un new normal ben poco allettante sarebbe quella di lanciare politiche economiche ben più coraggiose di quelle attuate finora non solo in Italia, ma in buona parte dei paesi avanzati. Per l’Europa inoltre sarebbe il momento di avere, oltre ad una politica monetaria, anche una politica fiscale e industriale unica, altrimenti ogni sforzo della BCE sarà vano.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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