Harlem Shake

21/03/2013 di Iris De Stefano

Ciclicamente nuove mode emergono e si impongono alla nostra attenzione, sempre più spesso grazie ad internet: quella di questo periodo sono gli Harlem Shake. Fino a qualche settimana fa infatti si potevano trovare ovunque re-make della canzone del sudcoreano PSY, Gangam Style, che con le sue un miliardo e 450 milioni di visualizzazioni resta saldamente il video più visto della storia di YouTube. La mania del momento, nata negli Stati Uniti e diffusasi sempre di più in Europa è un’altra.

Nuova moda – Accantonati (si spera) le mosse bizzarre del trotto di un cavallo, già quarantun milioni di visualizzazioni ha realizzato il video “Do the harlem shake”, realizzato nella sua stanza da Filthy Frank, uno studente di comunicazione di New York ; il tutto per vedere quattro ragazzi, vestiti con eccentriche tute – tra cui una dei Power Rangers- ballare al ritmo di, appunto, “Harlem Shake”, traccia tra il trap e la Drum and bass music del produttore e dj americano Baauer. La canzone non è però del tutto originale; il titolo deriva infatti da una canzone scritta una decina d’anni fa da un gruppo rap di Philadelphia, i Plastic Little, tale Miller Time. La struttura è semplice e comune per le decine di migliaia di video che stanno affollando i canali di You Tube. Si parte con una persona che balla, generalmente da solo e rigorosamente in modo passivo, nella totale indifferenza di chi gli è attorno e, al cambio della musica, attorno al quindicesimo secondo, tutti iniziano a ballare, spesso travestiti e con strani cappelli in testa, rigorosamente come dei matti.

Harlem ShakeFenomeni virali – Se è chiaro, quindi, quanto la maggior parte dei fenomeni virali dell’ultimo periodo non siano esattamente di natura intellettuale, molti hanno comunque cercato di trovare delle spiegazioni alla dirompente attenzione e diffusione dell’Harlem Shake; secondo il Washington Post per esempio, il successo è dovuto alla musica ipnotica, ai tagli e alla minima lunghezza dei video. C’è addirittura invece chi ha provato a individuare una formula che possa spiegare l’enorme diffusione avuta in poco più di due mesi, come ha fatto TechCrunsh, una rivista web, ripresa poi da Wired, secondo cui la formula di Harlem Shake sarebbe [14T x (A1 + V1)] => Δ => [14T x (A2 + V2)] => [2T x (A3+V3)] ovvero [14 secondi di (una musica in crescendo) durante i quali (una persona balla in modo abbastanza passivo o da sola o circondata da persone praticamente immobili)], poi un taglio di circa un secondo seguito da [14 secondi (musica dance pompata) durante i quali (tutti i presenti ballano o si muovono senza senso e in maniera abbastanza aggressiva)]; infine [2 secondi di (un suono abbastanza fluido) e (un rallentamento)].

Internet meme –  Il successo enorme che sta avendo il video è stato riconosciuto anche dallo stesso sito di condivisione online. YouTube ha infatti pubblicato un report, tramite il blog YouTubeTrends, in cui si definiva il video come il maggior trend del mese. Successo tale da esser ormai identificato come Internet meme, ovvero un’ idea che si trasmette di persona in persona tramite internet. Il concetto di meme ha però storia più antica: formulato per la prima volta dal biologo Richard Dawkins in una sua opera del 1976, attraverso un parallelismo con la genetica e le teorie darwiniane, il meme rappresenterebbe l’unità base dell’evoluzione culturale, allo stesso modo in cui il gene la rappresenta per quella biologica. La diffusione per imitazione, diventa quindi per Dawkins, caratteristica fondamentale del meme, così come dell’evoluzione biologica.

Remake famosi – Come ogni fenomeno virale che si rispetti, non può fare a meno della dose di personaggi più o meno famosi che con una vera e propria operazione di bandwagoning hanno diffuso la loro versione del tormentone. E allora se in giro per il mondo si sono prestati personaggi come LeBron James o Ryan Seacrest, il team di nuoto della Georgia University ( che con oltre 45 milioni di visualizzazioni è forse il più bello tra tutti ), l’esercito norvegese e i giocatori del Manchester City, in Italia anche sta spopolando: i giocatori della Juventus, così come i partecipanti di qualche noto programma televisivo o Vasco Rossi, per dirne tre tra tanti, si sono divertiti a postarne su YouTube la loro versione. In Egitto infine, cittadini hanno protestato a suon di Harlem Shake fuori il palazzo governativo di Mohammed Morsi mentre in Tunisia alcuni studenti ne hanno filmato una parodia con cui prendevano in giro gli emiri del Golfo e i Salafiti. Insomma, se La Stampa lo definisce “una danza tribale” mentre online se ne può trovare anche una versione video dei Peanuts, significa che davvero ce n’è per tutti i gusti.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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