Dismissioni di immobili pubblici, queste sconosciute

28/12/2015 di Federico Nascimben

La vendita di immobili pubblici procede a rilento: anche per quest'anno, come già nel 2013 e nel 2014, è in corso una partita di giro tra Stato e Cdp Investimenti Sgr per arrivare all'obiettivo di 500 milioni di euro di incasso. Il problema è che Cdp compra ma non riesce poi a rivendere sul mercato

Le privatizzazioni italiane procedono a rilento, non solo per quanto riguarda la cessione di quote di aziende partecipate dallo Stato, ma anche per le dismissioni di immobili pubblici. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, per raggiungere il target di 500 milioni di euro fissato per il 2015 il Governo si starebbe preparando ad attuare la solita partita di giro con Cassa depositi e prestiti, SpA di proprietà del ministero dell’Economia per l’80% e di importanti Fondazioni bancarie per il 18%.

Nel Documento di economia e finanza (Def) del 2013 il Governo Monti prevedeva di incassare 1,45 miliardi nel 2015 dalla vendita di immobili pubblici. Tale obiettivo venne prima confermato dal Governo Letta e poi ridotto a circa un miliardo nel Def 2015 dal Governo Renzi, per essere ulteriormente tagliato a 500 milioni di euro nella nota di aggiornamento di settembre. Anche in questo caso, l’incombenza dei tempi e della realtà riduce drasticamente gli obiettivi di incasso, tant’è che ora per il 2016/2017 si prevedono introiti per 900 milioni rispetto agli 1,95 miliardi del Def 2013.

Ad oggi non è chiaro quanto manchi per arrivare a quei 500 milioni di euro, ma per giungere a quella cifra è in corso una trattativa per poter effettuare nuovamente un’operazione straordinaria già svolta nel 2013 e nel 2014: la cessione di immobili in blocco a Cdp Investimenti Sgr, una società di gestione del risparmio partecipata al 70% da Cdp, al 15% dall’Associazione bancaria italiana (Abi) e al 15% dall’Associazione di fondazioni e di casse di risparmio (Acri). Cdp Investimenti Sgr assieme all’Agenzia del demanio stila in seguito un elenco di immobili che ritiene maggiormente appetibili per il mercato, ovvero quelli che vengono ritenuti monetizzabili nel breve periodo. Per rispondere a tale fine, gli immobili acquistati dalla società di Cdp o vengono valorizzati oppure ne viene cambiata la destinazione d’uso.

Come preventivabile però, a causa della crisi del settore immobiliare e delle diverse articolazioni dello Stato proprietarie del patrimonio pubblico, la percentuale di vendita degli immobili acquistati nel corso delle operazioni straordinarie del 2013 e del 2014 è di poco superiore allo 0%. A ciò è preposto il Fiv – Comparto Extra di Cdp Investimenti Sgr che ha comprato complessivamente nel corso dei due anni 65 immobili: 48 dallo Stato, 14 da Enti Territoriali e 3 da Enti Pubblici non territoriali, per un importo totale pari a circa 710 milioni di euro.

Dei 65 immobili ne sono stati venduti 3, mentre 4 sono in via di dismissione, e il valore di quanto è stato e verrà incassato nei prossimi mesi è di circa 100 milioni di euro: il 14% di quanto speso da Fiv – Comparto Extra. Senza contare che, come sottolineato sul sito del Fondo, “la quasi totalità degli immobili, precedentemente utilizzati per uso pubblico, non sono a reddito e necessitano di importanti opere di ristrutturazione”.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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