Diritto contro diritto

10/10/2014 di Francesca R. Cicetti

Contro il disegno di legge Scalfarotto, la lotta delle Sentinelle in piedi fa scontrare il diritto alla libera espressione con il diritto alla non discriminazione

Diritti

La censura è un male intollerabile, legna sul fuoco di arcaismi bigotti. È un dato di fatto civilmente riconosciuto che chiunque, in qualsiasi momento, debba essere libero di esprimere il proprio pensiero. Qualsiasi altra condizione di mutismo forzato ci fa accapponare la pelle. Giustamente. Perché la tecnologia, oramai, ci ha cresciuti come figli della libertà d’opinione, delle libere idee e dei liberi giudizi. Non è per noi il silenzio. Così, siamo spesso solidali verso le lotte per conquistarsi il proprio piccolo spazio d’espressione. Verso le proteste pacifiche. Ma è andata diversamente, il cinque ottobre, quando a scendere in piazza è stato il movimento delle cosiddette Sentinelle in piedi. Contestazioni, risse, disordini. Le Sentinelle in piedi si sono, alla fine, sedute.

Il compito delle sentinelle è vegliare. Immobili, con lo sguardo all’orizzonte, non aspettano ambasciate, non sono aperti a confronti. Sono fari di resistenza, baluardi del conservatorismo. Semplicemente, difendono le mura dagli attacchi del nemico. Il nemico, oggi, è il disegno di legge Scalfarotto, contro il reato di omofobia. Senza dubbio, le Sentinelle, in piedi sulle barricate della famiglia tradizionale, hanno il diritto di esprimere la loro opinione. Al tempo stesso esiste, vivido, il diritto delle persone omosessuali a non essere discriminate. Diritto contro diritto. E non esiste una gerarchia, non può e non deve. I diritti sono sempre tali, senza classi o graduatorie.

Tutto vero, tutto giusto. Sbaglia chi cerca di impedire alle Sentinelle di manifestare il proprio pensiero. Sbaglia, perché è un loro diritto farlo pacificamente. Tutto vero, tutto giusto. Ma come è triste battersi perché qualcuno non ottenga qualcosa. Come è triste sollevarsi affinché il pregiudizio resista. Possibile, certo, ma triste. Concesso, ma triste. Innegabile, ma triste.

Non fanno – forse – nulla di sbagliato coloro che sono scesi in piazza, con un libro aperto tra le mani. Modeste vedette dell’intolleranza apartitiche, aconfessionali, pacifiche. Tutto nelle righe. Ma come è deprimente soffermarsi a pensare a un piccolo esercito che ha caricato la sveglia, la mattina del cinque ottobre, è sceso in piazza e per ore è rimasto immobile, tutto per tarpare le ali al diritto altrui. Diritto contro diritto, formalmente l’uno non può prevalere sull’altro. Ma moralmente, forse, sì.

Il polverone del caso, in sé, è modesto. Forse, addirittura, la visibilità maggiore è venuta proprio dai contestatori. Ovvero coloro ai quali quella protesta non è parsa poi così pacifica. Nei mezzi di sicuro, ma non nei contenuti. Chi esce di casa, apre un libro e si batte perché l’omofobia non diventi un reato, forse avrebbe fatto meglio a restare a casa.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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