Diritti LGBT: L’India torna indietro (e l’Italia non va mai avanti)

12/12/2013 di Francesca R. Cicetti

Il ritorno al passato dell’India – L’omosessualità è un reato. E si torna indietro, di nuovo, stavolta di centoquarantotto anni, ad una legge che l’India sembrava aver definitivamente abolito. Contro ogni diritto e contro ogni progresso, a essere cancellato non è, come ci auspicheremmo, il fantasma della discriminazione, bensì una sentenza del 2009 che depenalizzava i “rapporti carnali contro l’ordine della natura”. La Corte Suprema ha riaffermato la validità della sezione 377 contro le relazioni tra persone dello stesso sesso, dichiarandone la validità e annullando la sentenza dell’Alta Corte che la giudicava discriminatoria e lesiva dei diritti della persona. Insomma, la legge contro l’omosessualità è perfettamente costituzionale e quindi torna al suo posto: dovrà essere il governo, se lo vorrà, ad abrogarla definitivamente attraverso il processo legislativo. Ma, nel frattempo, avere relazioni omosessuali torna a essere un reato passibile di condanna. Fino a dieci anni di reclusione, senza tenere in nessun conto i diritti all’uguaglianza, alla dignità e alla privacy dei cittadini indiani.

corte-suprema-india-gay
La Corte Suprema indiana

In Italia? – «Una giornata nera per la libertà.» dichiara Amnesty International, e l’episodio dovrebbe quanto meno metterci la pulce nell’orecchio. In casa nostra le cose non vanno molto meglio. Non la prigione, ma neppure il riconoscimento, e per quanto riguarda i diritti LGBT siamo (come al solito) rimasti piuttosto indietro. Le leggi italiane continuano a non permettere la regolarizzazione delle convivenze tra persone dello stesso sesso in forme assimilabili al matrimonio. Nonostante le spinte che provengono dall’Unione Europea, gli italiani, eterni indecisi, da anni continuano ad arenarsi tra “Pacs” e “Dico”, e la maggioranza come l’opposizione a genuflettersi di fronte alla propria ignavia. La colpa dell’inazione è stata, a seconda delle necessita, scaricata prima sul Vaticano despota e, negli ultimi anni e ancora oggi, sulla crisi che ha fatto passare le misure economiche davanti a quelle per la tutela dei diritti. Conclusione: il Paese deve fare passi avanti sul tema dei diritti civili, ma il governo per ora evidenzia altre priorità. Ma esistono davvero delle precedenze rispetto al tema dei diritti della persona?

Le proposte di legge ad oggi – Tra il 1988 e il 1996, quando si è iniziato a pensare di regolare le unioni gay, ogni legislatura ha avuto una sola proposta di legge. Le proposte sono salite a otto nel 2001, ma nessuna prevedeva il matrimonio. Dal 2006 al 2008 state depositate ventuno proposte e un disegno di legge, quello del governo Prodi sui Dico, e da allora il numero continua a salire. Ma non tutti sembrano essere d’accordo, anzi. Questa estate i parlamentari dell’allora PdL hanno firmato un documento contrario alle nozze gay, e dalla loro parte si schiera anche l’Udc. Il Pd, invece, sostiene un «presidio giuridico» separato per le coppie dello stesso sesso, che, per inciso, non accontenta nessuno. Riportando il pensiero di Nichi Vendola, è ora di mettere da parte acrostici e sigle e aprire la strada al matrimonio. Ma questa soluzione sembra essere ancora lontana.

Timori e pregiudizi – Del riconoscimento legale delle coppie di fatto si può discutere, del matrimonio assolutamente no. Persino l’Arcigay teme nel reclamarlo, perché ritiene che potrebbe portare a una chiusura radicale nei confronti dei diritti LGBT. Ma cosa ci spaventa così tanto al riguardo? Probabilmente l’idea che il matrimonio non si solo un accordo privato tra adulti consenzienti per regolare beni e successione, ma piuttosto una forma collettiva di riconoscimento e, quindi, di approvazione. Oltre ad essere un impegno solenne tra due persone, è anche una celebrazione altamente pubblica di ideali, una istituzione onorifica. E come tale, promuove l’esclusivo impegno amoroso tra coniugi, lo legittima e lo celebra. Consentendo ai soli eterosessuali di accedere all’istituzione matrimoniale, si conferisce un sigillo ufficiale allo stereotipo distruttivo e discriminatorio secondo cui i rapporti omosessuali sarebbero intrinsecamente instabili, di più basso livello e meno degni di rispetto. Perciò, forse, anche per l’Italia è arrivato il momento di schierarsi.

 

The following two tabs change content below.

Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
blog comments powered by Disqus