Diritti in cambio di voti: la svolta destra del M5s

23/02/2016 di Edoardo O. Canavese

Il M5S evidenzia, con quanto accaduto nell’ultima settimana, la trasformazione che da partito radicale, come si presentò nel 2013, lo ha portato su posizioni di tatticismo politico a destra del Parlamento.

M5s

Non più di tre anni fa il M5S si presentò per la prima volta alle elezioni politiche sfoggiando la patente di rivoluzionario. All’indomani del voto fu a tutti chiaro che l’impatto dello tsunami grillino sul Parlamento avrebbe stravolto le regole del gioco politico e l’agenda, condizionata dalle aspirazioni di cambiamento radicale che il 25% dell’elettorato italiano reclamava a gran voce. Non c’è voluto molto per capire quale fosse la reale strategia del movimento di Grillo e Casaleggio, cioè il rifiuto di ogni collaborazione di governo con i partiti tradizionali e il ripiegamento sul ruolo di opposizione contro il sistema politico. La posizione assunta dal M5S rispecchiava non tanto un disegno predefinito, quanto l’impreparazione dei vertici del movimento ad un patrimonio rappresentativo così grande e gravido di responsabilità, cui corrispondeva una diffusa impreparazione da parte degli eletti. E nel momento in cui alle responsabilità non ci si è più potuti sottrarre, conquistati i municipi e richiamato ai doveri legislativi sui diritti civili, il M5S ha cominciato a franare.

Su Quarto e Bagheria si è scritto abbastanza. L’incapacità del movimento di creare una classe dirigente locale in grado di sperimentare la vita di governo e di accrescere la credibilità dell’intero gruppo pentastellato costituisce un tema scottante che spaventa gli stessi grillini in vista delle elezioni in comuni dove il M5S gode di discreta salute, come a Roma e Napoli. E’ stato piuttosto sulla questione dei diritti civili e sull’approvazione del ddl Cirinnà che il movimento ha registrato una brusca, radicale inversione di tendenza rispetto allo spartito politico fino ad oggi eseguito. Infatti sulla regolamentazione delle unioni civili e sull’estensione della stepchild adoption alle coppie gay, sulle quli già anni fa Grillo si esprimeva positivamente e benedette dal M5S durante tutto l’iter parlamentare, le dichiarazioni dei pentastellati si son fatte sempre più ambigue all’avvicinarsi al voto, prima lasciando libertà di coscienza sull’adozione, infine cassando l’emendamento-canguro Marcucci che avrebbe dovuto preservare il ddl da mutazioni genetiche in sede di discussione, permettendo la sua probabile approvazione.

Si sta discutendo su chi abbia più colpa per quel che riguarda il destino del disegno di legge Cirinnà, se il M5S lasciandolo in pasto ad emendamenti che senza fiducia lo snatureranno, oppure il Pd, troppo debole al suo interno per poter sostenere compatto il ddl ma abbastanza arrogante da procedere ad una forzatura attraverso un emendamento anti-emendamenti, il super canguro per l’appunto. Resta che, se anche il Cirinnà vedrà la luce, sarà mutilato per quel che riguarda la stepchild adoption. Soprattutto il M5S spreca l’ennesima, la più rumorosa occasione per soddisfare le rivendicazioni di cambiamento radicale fatte proprie da una così larga fetta di elettorato, solo tre anni prima. L’approvazione del Cirinnà, al di là dell’uso forzoso del super canguro rispetto al quale peraltro il sospetto che il M5S fosse originariamente d’accordo è forte, avrebbe evidenziato la compattezza dei grillini di fronte alla frammentazione del corpus democratico, dilaniato tra renziani progressisti e renziani conservatori. L’impressione è che la posizione sul Cirinnà sia mutata alla presa di coscienza, da parte dell’eminenza grigia Casaleggio, della trasformazione dell’elettorato grillino.

Dietro la difesa di un dibattito parlamentare per il ddl Cirinnà lungo ed indifendibile, che i grillini sanno benissimo porterebbe alla distruzione dell’estensione dei diritti civili, si nasconde la nuova strategia di Casaleggio di una bieca opposizione a Renzi in sede parlamentare ed un’attenzione nuova nei confronti del bacino elettorale di una destra in continua crisi d’identità. Per il M5S non si tratta più di evitare qualsiasi contatto con l’esecutivo, si tratta di sacrificare il proprio mandato legislativo pur di mettere in difficoltà il premier. Piuttosto che avvicinarsi ai banchi del governo, si preferisce abbracciare Calderoli. L’attenzione del Direttorio del movimento, organo che riunisce i fedelissimi di Casaleggio e Grillo tra cui Di Maio e Di Battista e che esprime la linea per tutti, non si pone sui diritti, ma sulla quantificazione del vantaggio politico ed elettorale che da essi si può trarre. L’approvazione del ddl Cirinnà, tardivo e parziale rimedio ad un non più procrastinabile ritardo italiano sui diritti civili, sarà sembrata ai vertici del movimento meno appagante rispetto ad uno sgambetto a Renzi.

Il M5S fin dalla sua nascita si distingue per radicalismo propagandistico e rigetto delle ideologie politiche. Tuttavia, a tre anni dallo sbarco in Parlamento pare che la sacca di voti cui il movimento guardi con maggiore insistenza sia a destra, quella destra orfana dei sogni e dei toni populisti e intolleranti propri del berlusconismo e quella destra reazionaria ex missina e clerico-fascista da anni senza rappresentanza politica. La ricerca di uno spazio politico a destra non è tanto figlia delle posizioni politiche assunte dal movimento, quanto piuttosto dalla più immediata aderenza dei toni qualunquisti e populisti dei 5s nei confronti dell’elettorato di destra. Dopo strategie europarlamentari (la comunione coi nazionalisti inglesi e svedesi) e propagandistiche (l’euroscetticismo, la richiesta di una stretta sull’ingresso degli immigrati), l’abbraccio tra Airola e Calderoli sancisce l’inaugurazione di un fronte comune tra M5S e destra parlamentare, un fronte non ideologico ma politico, antirenziano, dal quale contendersi un comune elettorato ma sul quale per ora vale la pena combattere insieme.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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