Diritti dell’uomo, record Italia negli indennizzi

12/08/2016 di Marco Bruno

Triste primato del nostro paese, che condivide con Russia, Ucraina e Turchia la metà delle violazioni riconosciute della Convenzione Europea dei Diritti dellUomo: un risultato che costa caro alle casse del paese.

In tempo di Olimpiadi e record del mondo, l’Italia conquista un triste primato riguardante la spesa per indenizzi dovuti a violazioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Infatti, il nostro paese, nel 2015 ha dovuto versare ben 77 milioni di euro per riparare a questo tipo di violazioni. Quando l’Italia è tenuta a pagare una violazione di questo tipo, l’importo deve essere emesso dal Governo, e quindi dai cittadini tramite il pagamento delle tasse. L’importo più alto che il nostro esecutivo è stato costretto a sborsare è dovuto alle vittime di violazioni accertate oppure in caso di condanna della Corte europea dopo un regolamento amichevole o dichiarazione unilaterale. La cifra si ricava dalla relazione annuale sull’esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’Uomo. Tale relazione è stata presentata dal dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio, e come detto, si riferisce all’anno 2015.

In realtà vi è un paradosso per il nostro paese, che risiede nel fatto che sono diminuite le sentenze di condanna nei confronti dell’Italia, ma è aumentata la cifra richiesta. Questo significa che il nostro paese si è reso protagonista di meno episodi di violazioni ma evidentemente più gravi rispetto a quelli commessi qualche tempo addietro. Per le situazioni relative alle sentenze si parla di 12 pronunce che hanno però costretto il Governo a spendere oltre un milione di euro, e si sale a due milioni per la situazione relativa alle otto ulteriori decisioni. Invece, ben più contenute sono le spesse relative alla violazione della legge Pinto, per cui l’Italia ha dovuto versare 131.000 euro per 14 decisioni e ottenendo così la cancellazione dei ricorsi dal ruolo.

Ma come funziona la Corte Europea dei diritti dell’Uomo? E perchè l’Italia è costantemente tra le nazioni più punite in questo senso? Intanto, c’è un dato inquietante che pone il nostro paese al pari di Russia, Ucraina e Turchia, che di per sé non brillano di grande fama nell’argomento del rispetto dei diritti dell’uomo. Infatti, sono questi quattro paesi, compreso il nostro, a detenere il triste record riguardante la metà dei ricorsi pendenti. La Corte Europea, fondata nel 1957, si occupa di verificare violazioni individuali o statali riguardanti violazioni dei diritti civili o politici stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, un trattato firmato dal Consiglio d’Europa nel 1950. In oltre cinquant’anni di attività, la Corte ha visto aumentare in maniera vertiginosa l’importanza del proprio ruolo e ha emesso delle sentenze fondamentali che hanno fatto giurisprudenza e anche modificato le linee guida di alcuni Stati. Una doverosa premesse riguarda la distinzione tra la Corte Europea dei diritti dell’Uomo e la Corte di giustizia di Strasburgo. Infatti, nonostante i due istituti giuridici possono essere facilmente confusi, fra i due esiste una notevole differenza dato che il primo non è una istituzione dell’Unione Europea, a differenza della seconda.

Bisogna anche precisare che questa Corte svolge una funzione di tipo sussidiaria rispetto agli organi giuridici interni: ciò significa che sarà possibile ricorrere alla Corte EDU solo quando sono stati esperiti tutti i mezzi possibili nazionali e dopo non aver ottenuto alcuna risposta positiva. Ciò significa che, in Italia, si potrà ricorrere a Strasbugo solo dopo aver provato ad ottenere giustizia in primo grado, secondo grado e in Cassazione, senza esservi riusciti. La Corte deve prima rilevare l’ammissibilità del ricorso, e nel caso in cui dia esito positivo, valutarlo e al termine emettere una sentenza. L’Italia è uno dei paesi più colpiti dalle pronunce della Corte EDU, avendo subito oltre 1600 sentenze di condanna. Fra i temi più spinosi vi è quello del trattamento dei detenuti e dei migranti, ma non bisogna dimenticarsi di alcune sentenze relative alla mancanza di una legge sul fine vita e sul trattamento delle persone in stato vegetativo permanente.

Sono ancora diversi i settori dove l’Italia dimostra di non essere al passo con i tempi e con gli altri paesi, ragion per cui sarebbe necessario uno svecchiamento delle leggi anche per evitare di dover mettere mano al portafoglio continuamente, evitando così spese superflue. In questo caso, essere primi non è un privilegio, anzi.

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Nato a Sant'Agata di Militello (ME) il 26/02/1994. Diplomato al liceo scientifico, attualmente studio giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli. Appassionato di musica, serie televisive e sport, spero in un mondo dove a prevalere sia l'eguaglianza
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