Dimissioni di massa se Berlusconi decade?

26/09/2013 di Federico Nascimben

Dopo la riunione dei parlamentari PDL sembra essere un'ipotesi probabile, ma porta comunque con sé diversi dubbi. Vediamo quali

E così, dopo infinite ipotesi di dimissioni ventilate, sembra che si sia finalmente arrivati all’esito conclusivo della vicenda. I parlamentari del PDL, a seguito della riunione tenutasi ieri sera a Montecitorio, hanno votato per acclamazione la propria “disponibilità a dimettersi se il 4 ottobre la giustizia verrà negata” (così si legge secondo una fonte interna, riportata oggi sul Sole 24 Ore). Cicchitto, in nottata, ha dichiarato pubblicamente alla stampa che la soluzione che porterebbe alle dimissioni di massa è “un’ipotesi seria”. La Santanché, dopo le critiche arrivate da parte del PD, non ha esitato a rispondere utilizzando espressioni che si adicono maggiormente alla religione cattolica: “a differenza di loro della sinistra, noi siamo uniti come un solo uomo: se Silvio Berlusconi decade dal Parlamento, noi che siamo tutti Berlusconi, siamo tutti decaduti con lui“, ma aggiungendo che “ognuno parla per sé stesso“. Precisazione confermata anche da Brunetta quando dice che “ognuno deciderà secondo la propria coscienza“.

Troppi cambi di velocità – Ma quella che abbiamo avuto modo di leggere fino a poche righe fa non è altro che  liturgia politica. Cosa si nasconde veramente dietro tutto ciò? Berlusconi e il suo partito, soprattutto in questi ultimi anni, ci hanno abituato a forti accelerate seguite da brusche tirate di freno a mano, indi per cui è difficile dire con assoluta certezza quanto ci sia di vero, e quanto di studiato, dietro a tale mossa. Di sicuro si può dire che sia tornato un clima da guerra fredda che rischia di vedere il proprio epilogo il 4 ottobre, giorno in cui la Giunta si esprimerà definitivamente sulla decadenza di Berlusconi da Senatore, e che sembra avere un destinatario preciso: Giorgio Napolitano. Il Presidente della Repubblica, dal canto suo, questa mattina ha parlato di un “fatto politico improvviso e istituzionalmente inquietante cui debbo dedicare oggi tutta la mia attenzione“.

Matteo Renzi
Matteo Renzi, quasi certamente sarà il competitor di Berlusconi alle prossime elezioni.

Dubbi sulla tenuta del PDL – All’interno del partito, comunque, la divisione tra i c.d. “falchi” e le c.d. “colombe” non appare comunque superata, viste le dichiarazioni pubbliche di ieri notte: il gioco delle parti continua, così come la divergenza d’opinioni. Vi sarebbero inoltre – così come riportato da Piazza Pulita – un numero sufficiente di parlamentari PDL pronti a sostenere un eventuale Letta bis. Ma si rimane sempre nel ventaglio delle ipotesi, visto che i numeri sarebbero fortemente instabili e ballerini, e porterebbero certamente ad un Prodi II bis. Comunque, l’eventualità più probabile, al momento, sarebbe quella di far dimettere i soli parlamentari, tenendo fuori i ministri, di modo da separare (solo idealmente, ne va da sé) il Governo dalle questioni parlamentari sulla decadenza. Ma la tenuta di tali ipotesi è tutta da verificare, perché molti hanno ben presente cosa significhi tornare a votare all’inizio del 2014 (e non solo per il bene comune), dato che appare evidente lo smalto perduto dal Cavaliere, oltre al mancato entusiasmo tra gli elettori di un ritorno a Forza Italia. Tutto ciò, poi, viene reso ancor più surreale dal fatto che Berlusconi, oltre ad essere condannato in via definitiva, sarà incandidabile (di sicuro) almeno per un anno. Certamente il trasferimento della residenza a Roma, a Palazzo Grazioli, serve a riorganizzare le truppe, ma il nuovo/vecchio partito è tutto da riorganizzare.

Una strategia attendista e il competitor Renzi – Rimane, infine, una considerazione elettorale: a molti non sarà sfuggito che il Cavaliere l’anno scorso decise di scendere nuovamente in campo, poco prima delle elezioni, solo dopo che alle primarie del centrosinistra era uscito vincitore il “comunista” Bersani. La strategia del Cavaliere, in quel caso, fu fortemente attendista, arrivando a corteggiare per un periodo persino Monti, dato che molto probabilmente, se dalle primarie ne fosse uscito vincitore Renzi, il centrodestra non avrebbe visto la ricandidatura del suo “vecchio” leader. E questo perché il sindaco di Firenze è quanto di più lontano dal vecchio apparato PCI, ovvero tutto ciò contro cui Berlusconi ha sempre combattuto: i “comunisti”, il vero grande alibi. Inoltre, cosa forse ancor più importante, Renzi non viene percepito dagli elettori come appartenente alla vecchia classe dirigente, sia in termini di appartenenza politica che generali, e risulterebbe quindi poco credibile l’ennesima levata di scudi contro “i soliti comunisti, carichi di invidia e di odio“. Ma per riuscire in questo, il sindaco, nella sua corsa alla segreteria prima e al governo poi, dovrebbe riuscire a non dare l’impressione di portarsi appresso il vecchio apparato.

In definitiva, questi appaiono essere i motivi che, più di altri, remano contro all’ennesima accelerata nella strategia del PDL e fanno apparire l’ipotesi dimissioni di massa come, appunto, una “ipotesi”. Il Cavaliere era apparso molto attendista già lo scorso anno, prima delle elezioni di febbraio, quando le condizioni per lui erano più favorevoli; ora, in una situazione ben più difficile, non sembra essere razionale riproporsi agli elettori con slogan triti e ritriti. In termini economici potremmo metterla in questo modo: se cambia il tuo competitor, e costui riesce ad apportare delle novità all’interno del mercato, e queste novità piacciono ai consumatori, che senso ha presentarsi di nuovo a questi ultimi presentando il solito vecchio prodotto? Oltre ad un insieme di fattori che oscurano la propria immagine, vi sarebbe certamente una perdita di competitività, e di questo Berlusconi ne è al corrente. Ma non sempre gli attori agiscono in modo razionale (e chi vi scrive non pretende certo di avere la sfera di cristallo): come tutti sappiamo vent’anni di presenza sulla scena politica di Berlusconi hanno portato tutta una serie di conseguenze che ora si stanno pericolosamente manifestando per il Paese, creando un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente ne usciremo tutti indenni.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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