Le difficoltà degli “outsider” M5S e NCD: chi non riesce a fare e chi non può

19/08/2014 di Giacomo Bandini

Dopo le Europee Grillo e i suoi sembrano aver perso smalto, mentre Alfano prova a forzare la mano nonostante la sua sempre più evidente debolezza

In politica, come nella vita, c’è chi vuole fare la differenza e chi la può fare. Ovviamente chi la vuole fare non è detto che possa e, viceversa, chi la può fare non è detto lo voglia. Da questo punto di vista è interessante analizzare le recenti evoluzioni di due parti politiche che vogliono fare la differenza. Vi sono, infatti, alcuni comportamenti da analizzare su due forze completamente opposte: il Movimento 5 Stelle e Ncd di Angelino Alfano. Ad accomunarli per l’appunto è la voglia di esserci e di uscire dal cono d’ombra formatosi intorno a Renzi e Berlusconi, cercando anche di realizzare qualcosa di concreto. Hanno avuto successo? Per ora non tanto.

Grilli attivi – Una recente raccolta di dati sull’attività dei grillini, a partire dal loro ingresso nei palazzi del potere, rivela al contrario come dovrebbero essere sempre più in auge. Dal punto di vista delle presenze, i cittadini stellati sono quasi irreprensibili, insieme ai colleghi del Pd. Anche la presenza di un “codice di comportamento” dovrebbe confortare gli elettori, in senso generale, sul buon operato dei loro deputati. Basti pensare che è l’unico partito ad averne stilato uno chiaro ed incontrovertibile e accessibile al pubblico. Riguardo la produttività dei rappresentanti 5 stelle nelle Aule e fuori da esse una stima della mole di lavoro può essere data dalle 266 proposte di legge trasmesse a partire da gennaio 2014 ad oggi e dal numero elevatissimo di emendamenti presentati da ogni eletto (numeri rilevabili sul sito senato.it e openpolis.it).

m5s-ncd-bancaOpposizione aggressiva – Oltre a ciò bisogna contare tutto il lavoro sporco che, forse, rappresenta la massa maggiore e la più significativa. Questo lavoro si chiama opposizione e il Movimento 5 Stelle ha dimostrato di saperlo fare molto bene, perlomeno fino a qualche mese fa. Si ricordi il famoso episodio riguardo il decreto sulle quote della Banca d’Italia dove per tre giorni gli interventi dei deputati del M5S, una volta bloccati gli emendamenti dalla questione di fiducia, sono intervenuti consecutivamente sugli ordini del giorno, impedendo alla Camera di chiudere per la nottata con tanto di invasione dei banchi. Molte le proteste, molto però anche il sostegno di chi la casta la detesta davvero da vent’anni. Poco ortodossi, agguerriti e arroganti. Ci credevano davvero.

Spariti dai media – Oggi non rimane che il pallido ricordo di quelle battaglie durate poco meno di un anno. Persino le invettive di Grillo appaiono flebili, se comparate a qualche mese fa, e le proteste effimere. Il partito ha un grosso problema, e si chiama visibilità e informazione. Le ripetute gaffe sull’informazione “fai da te” che coinvolge deputati e senatori non hanno fatto che confermare la pochezza di alcuni degli eletti con poche centinaia di voti. I troppi ammonimenti dei capi a non comparire mai in televisione, subito dopo le elezioni, hanno ridotto sensibilmente l’impatto del loro lavoro. Essendo ancora il mezzo di comunicazione prediletto dalla popolazione italiana, risulta di conseguenza il più adatto a comunicare un messaggio. E i grillini, purtroppo, non stanno comunicando niente su quel versante. Sono invisibili agli occhi di molti. E dire che di opposizione “parlata” contro Renzi e i suoi se ne potrebbe fare molta più che attraverso un blog popolato da fake e troll.

Alfano, per rimanere a galla – L’altro lato della medaglia che vuole e tenta di esserci è Angelino Alfano, un governativo, nonché Ministro dell’Interno e opposto ai grillini nelle dinamiche politiche. Anch’egli sgomita per risaltare a tutti i costi, recentemente in misura anche maggiore del M5S. Venerdì scorso ha portato a casa con successo l’operazione Stadi Sicuri, con misure significative come il Daspo fino a 8 anni che “mettono gli ultras più o meno sullo stesso piano dei boss di mafia”. Nel lunedì della settimana di Ferragosto ha invece annunciato l’operazione Spiagge Sicurela stretta sui “vu cumprà” in spiaggia (definizione condita dal noto codazzo di polemiche). Nel mezzo ha aggiunto una prima coraggiosa proposta di “abolizione dell’art. 18” di cui tutti sembravano essersi dimenticati.

I risultati non bastano per contare – È così che cerca di sopravvivere. Di fatto è alle strette per il ritorno di Berlusconi, amico e rivale allo stesso tempo. Deve, allora, cercare di spostare l’attenzione sulle opere del centrodestra alternativo, assicurandosi di non essere troppo schiacciato dalle iniziative governative renziane. Ci riesce? Di fatto no. Se è vero che per alcuni istanti è balenata la balzana ipotesi di un ingresso di Forza Italia nell’esecutivo, è evidente come la sua posizione non sia eccessivamente salda e la paura di rimanere in futuro isolato e insignificante è piuttosto reale. Il patto del Nazareno e quello potenziale sull’economia sono chiara dimostrazione di ciò: l’interlocutore primario rimane Berlusconi. E così sarà, facendo naufragare le velleità del Nuovo Centrodestra di occupare un futuro stabile posto nella geometria politica italiana.

Nuvole all’orizzonte – Due forze in un periodo di difficoltà, dunque, a confronto. Tra chi avrebbe la capacità di forzare la mano, il Movimento 5 Stelle, e chi tale capacità non ce l’ha, Alfano, ma prova a sfruttarla bene pur essendo destinato comunque a perdere. I primi si sono chiusi troppo in sé stessi, perdendo molti pezzi per strada e delegando alcuni “eletti” a parlare per tutti, dettando tempi e regole. Una strategia che potrebbe pagare se usata con oculatezza e se i soggetti in questione non fossero diventati ormai personaggi più che persone. Perché non dare visibilità anche ad altri, magari capaci e informati? Per quanto concerne il secondo, va considerata la possibilità che abbia ottenuto il massimo ottenibile ed ora sia in un fisiologico declino. Dalla piccola e insicura scissione da un partito molto ampio e potente, Ncd è riuscita a superare i primi ostacoli (vedi le Europee 2014), ma rimane un’appendice ritrita del vecchio centrodestra che vive all’ombra del governo di cui fa parte. Quale delle due forze riuscirà a “potere”, oltre che “volere” ce lo dirà solo il tempo: le premesse sono cupe per entrambe.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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