Dieci sostituiti nel Pd, il partito nelle mani del capo

22/04/2015 di Ludovico Martocchia

La lotta per l’Italicum miete sempre più vittime: dieci deputati dem sostituti alla Commissione Affari Costituzionali. Le opposizioni interne ed esterne contano sempre meno, a comandare è il capo, in una situazione di declino personalistico per la democrazia italiana

Matteo Renzi

L’italicum deve passare. È l’obiettivo primario di Matteo Renzi, da raggiungere eliminando tutti gli ostacoli. Così è accaduto questa settimana, con la sostituzione di dieci parlamentari democratici dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera. Bersani, Cuperlo, Bindi e altre sette deputati lasciano il posto temporaneamente. La decisione è stata presa dal gruppo parlamentare sotto indicazione del Premier, mentre le motivazioni non ufficiali sono di facile comprensione: il voto dei dieci sulla legge elettorale sarebbe stato in discordanza con la maggioranza. Secondo le ultime parole di Renzi, il ragionamento non prevede controindicazioni: è la corsa dell’uomo solo contro tutti i gufi, degli innovatori contro l’establishment, del popolo che chiede le riforme contro i dinosauri che vogliono la stagnazione. «Siamo all’ultimo chilometro, allo sprint finale: lo faremo sui pedali a testa alta».

La sostituzione è consentita? In teoria sì, anche se c’è chi dissente. Il professore di diritto costituzionale a Pisa, Andrea Pertici sostiene che tale provvedimento sarebbe in contrasto con l’art. 67 della Costituzione sull’assenza del vincolo di mandato. Ha dichiarato in un’intervista al Fatto Quotidiano: «Secondo la Corte nessuna norma può disporre che derivino conseguenze a carico del parlamentare per il fatto che egli abbia votato contro le direttive del partito». La questione però non è esclusivamente giuridica, si può essere d’accordo o no con il professor Pertici ma le conseguenze maggiori sono senza dubbio a livello politico. Non è la prima volta che il Presidente del Consiglio fa adottare una decisione simile – l’esempio è la sostituzione alla stessa Commissione al Senato di Corradino Mineo e Vannino Chiti. Che senso hanno le commissioni parlamentari e in generale le elezioni se i deputati che ne fanno parte possono essere sostituiti?

Il fatto ancor più grave, il vero motivo di dissenso all’interno del Partito democratico, tra renziani e minoranza, sarà l’utilizzo della questione di fiducia per all’approvazione dell’Italicum: un gesto che bisognerà ritenere preoccupante. Le sorti del Governo dovrebbero essere ben scisse dalla legge elettorale, in questo senso la distinzione tra potere legislativo ed esecutivo viene meno (se mai ci sia veramente stata). Così il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta ha dichiarato che le opposizioni, oltre all’abbandono della Commissione, si batteranno su ogni articolo per le votazioni in Aula. Se ci sarà la questione di fiducia, verrà richiesto il voto segreto. Insomma vedremo quanto le opposizioni potranno combattere di fronte alla volontà di Renzi di portare a casa il primo tassello del puzzle delle riforme.

Tanto a comandare sono i leader, verrebbe da dire. Anche se la battaglia per le riforme sarà più aspra con un risultato più incerto, data la rottura del Patto del Nazareno, i radicali cambiamenti della politica italiana si notano eccome. L’ultimo partito legato alle tradizioni novecentesche di intermediazione tra le parti sociali, il Pd è ormai una formazione personalistica, con un leader che può permettersi di dialogare direttamente con il suo elettorato e con una minoranza sempre più all’angolino. Forza Italia è sempre stato il partito del capo per eccellenza e nel momento della decadenza politica di Silvio Berlusconi ha perso completamente la bussola. La dissidenza non è possibile neanche negli altri due partiti antagonisti al Pd, il M5S e la Lega, ognuno con i suoi dissidenti, ognuno con i suoi metodi di espulsione, ognuno con le sue sostituzioni.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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