Perché il livello del dibattito politico in Italia è caduto così in basso?

10/02/2014 di Federico Nascimben

Bassi livelli di istruzione, età media avanzata vengono enfatizzati dalla crisi economica, dando così luogo a quanto stiamo assistendo

Del livello del dibattito politico e pubblico – comprendendo anche e soprattutto quello fra “comuni” cittadini – avevamo accennato in un precedente articolo (qui il link). Oggi proveremo ad approfondire e a strutturare meglio le argomentazioni.

Il punto – Molti di voi avranno notato il progressivo declino del dibattito all’interno dei media e avranno avuto modo di assistere a discussioni di livello bassissimo – enfatizzati oggi dal fervore presente in internet. Negli anni di crisi questo declino sembra essersi approfondito e i fatti politici delle ultime settimane hanno toccato nuovi apici di bassezza che, comunque, potrebbero venire doppiati  e superati nuovamente. Mentre i media, generalmente, descrivono solamente il contorno politico della vicenda e non parlano mai in maniera sufficientemente dettagliata del contenuto e del merito di ciò che si vuole approvare – esaltando in tal modo posizioni trancianti di “sì” o di “no” -, il dibattito fra “comuni” cittadini sembra il più delle volte essere in preda a una psicosi da accerchiamento collettiva in cui l’influenza di Grillo e del M5S, da questo punto di vista, si fa sicuramente sentire molto, enfatizzando a dismisura dietrologismi, complotti, scenari inediti ecc. Nel precedente articolo sul tema abbiamo avuto modo di scrivere: “a giudizio di chi scrive è stato il secondo [il dibattito tra “comuni” cittadini, ndr] a influenzare il primo [il dibattito nei media, ndr] , ma il primo ha dato a sua volta vita a un circolo vizioso dal quale non siamo in grado di venirne fuori: la tendenza centrifuga dell’informazione e del dibattito tendono ad estremizzare il confronto e a dividere le persone – a seconda dell’argomento – su due posizione assolutamente contrapposte e, soprattutto, con posizioni inconciliabili tra loro“.

Le iperboli piatte dei social network – Approfondendo l’argomento dei c.d. hate speech e del linguaggio utilizzato sui social network, Mario Filloley sul Post (qui il link) scrive qualcosa di molto interessante che può essere sintetizzata così: “[…] il processo di normalizzazione (cioè di appiattimento) che stanno subendo certe espressioni iperboliche porterà prima o poi ad assottigliare molto la differenza che corre tra un capolavoro e una porcheria. […]  All’essere umano risulta molto difficile pensare senza parole, quindi è facile immaginare che ciò che accade al linguaggio accada anche al pensiero, e che ciò che accade al pensiero di solito si riflette sulla capacità di giudizio. Quando cominciamo a parlare di giudizio ci affacciamo sul balcone dell’etica, e dall’etica alla politica saltare giù è un attimo, poi dalla politica si passa alla legislazione ed eccoci là a scavare con la pala meccanica verso gli inferi della barbaria. […] In un contesto linguistico in cui la manopola del termostato è costantemente al massimo, l’ultimo scalino è diventato il primo: l’azione più efferata che si possa commettere nei confronti di un essere femminile senza ucciderlo, la tortura più lesiva della sua dignità, cioè lo stupro, costituisce il grado zero (il cucchiaio di legno) il piano terra, su cui poi si innalzano le variazioni del capo rom, del capo villaggio africano (il bazooka, il mostro di Loch Ness)“.

Le cause di ciò, ovviamente, sono da ritenersi prima di tutto strutturali; la contingenza della crisi non ha fatto altro che estremizzare il livello già mediamente basso di per sé. Riflettendoci e provando a sistematizzare il tutto, è possibile rinvenire tre principali cause del perché molto spesso il livello è quello del dibattito da bar in cui i contendenti – pur essendo completamente estranei al tema – sono, di volta in volta, sempre vestendo i panni di infallibili tuttologi, il CT della nazionale oppure dei politici navigati; queste cause sono: il basso livello di istruzione, l’età media molto avanzata della popolazione. A queste due si somma, appunto, il fattore contingente della crisi economica. Ma andiamo con ordine.

Il livello di istruzione – Del basso livello di istruzione degli italiani si era già parlato in maniera più approfondita nel precedente articolo (qui il link). In sintesi, soprattutto se paragonati alle medie degli altri Paesi avanzati, l’Italia registra medie molto al di sotto riguardo ai tassi di scolarizzazione. Le statistiche più recenti ci dicono che: il 15% della popolazione è laureato; il 22% ha un diploma di scuola superiore; il 44% ha conseguito come titolo di studio più elevato la licenza di scuola media; il restante 19% ha al proprio interno un’ampia fetta che ha terminato solamente gli studi di scuola elementare. Questi dati su un piano storico più di tanto non dovrebbero stupire, visti i ritardi che già al tempo dell’unità d’Italia scontavamo: il nostro Paese ha una fortissima origine rurale e contadina; ciò che invece dovrebbe stupire è il fatto che i miglioramenti registrati dal secondo dopoguerra non sono stati a livello di quasi tutti gli altri Paesi avanzati. In conclusione, quindi – senza voler fare un torto a nessuno, ovviamente – è del tutto evidente che tassi di istruzione così bassi si riflettono sul livello del dibattito politico (e non solo).

L’età media – L’età media della popolazione italiana al 2013 è pari a 43,5 anni. Questo fa del nostro Paese il secondo più anziano al mondo dopo il Giappone (qui il link).

Figura 1: struttura per età della popolazione italiana. Fonte: elaborazione tuttaitalia.it su dati ISTAT.
Figura 1: struttura per età della popolazione italiana.
Fonte: elaborazione tuttaitalia.it su dati ISTAT.

Come si può notare dalla figura 1, al 2012 il 14% della popolazione aveva un’età compresa tra 0 e 14 anni, il 65,2% tra 15 e 64 anni e il 20,8% aveva più di 65 anni. Un’età media così elevata, e con un’aspettativa di vita che rimane fra le più alte del mondo (al 2050 le previsioni dell’Economist parlano di un’età media superiore ai 50 anni in Italia), è possibile desumere il perché di una logica di ragionamento che tende ad essere molto spesso dicotomica e a non tenere in considerazione la complessità del presente (che è certamente aumentata di molto rispetto a 20 o 30 anni fa). Tale logica di ragionamento si potrebbe sintetizzare con un’espressione, e cioè da “Prima Repubblica“, in cui fondamentalmente il Paese si divideva fra democristiani e comunisti, e che porta con sé tutte le caratteristiche di quella fase storica e, ovviamente, tutti i suoi mali. A questo occorre aggiungere che un’età media così elevata favorisce il perpetrarsi di comportamenti che hanno a che fare con lo scarso senso civico presente nel nostro Paese.

La crisi economica – Come abbiamo scritto in precedenza, ai due fattori strutturali se n’è aggiunto uno di natura congiunturale: la crisi economica. Questa non ha fatto altro che incrementare e rendere più profonde e nette quelle spaccature che già caratterizzavano il nostro Paese, dando sempre più adito – grazie al pesante influsso della “rete” – a teorie di natura complottista, dietrologica etc. che trovano una prateria aperta nella già ampia tendenza nostrana a scaricare sempre sugli “altri” colpe che in realtà sono per la stragrande maggioranza solo nostre. Su questo campo, inoltre, ha trovato terreno fertile Grillo e il Movimento 5 Stelle che – aiutato da quelle che è possibile definire come “minoranze rumorose” che urlano sul web il loro pensiero “non istituzionalizzato”, per utilizzare un eufemismo – danno pubblica voce a questo “disagio italico”, fungendo da megafono che ripete in maniera martellante verità alternative o comunque diverse dalle versioni ufficiali.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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