Di come il triangolo Grecia, Germania, Qe influenza il quotidiano

31/12/2014 di Enrico Casadei

Le nuove elezioni portano con sé il piano del probabile vincitore, Alexis Tsipras, per la rinegoziazione del debito. Ma le preoccupazioni della Germania riguardano anche il prossimo Qe di Draghi. E nel frattempo entra in gioco Asmussen

Grecia e Recessione

I mercati si muovono per assoluti: o è bianco o è nero. Per questo le elezioni greche fanno riemergere lo spauracchio di una nuova crisi. Il movente dell’odierna volatilità non è un punto prettamente economico, come nel 2009 quando l’emergenza Grecia scattò in seguito al declassamento di Fitch che tagliò a BBB+ il rating sul debito greco di lungo termine (si ricorda che a BBB- è posta la soglia del junk bond, ossia del titolo spazzatura). Inoltre, proprio in quel momento si scoprì che le statistiche inviate da Atene a Bruxelles sull’andamento dell’economia greca e del bilancio pubblico erano false. I numeri che emersero erano più che allarmanti: il debito pubblico greco volò a 300 miliardi di euro, ossia al 113% del Pil. Così dopo le rivelazioni sui conti truccati per entrare nell’euro, nel 2010 venne approvato un piano di salvataggio da 110miliardi di euro dalla cosiddetta Troika: Bce, Fmi e Commissione europea.

Il punto centrale dell’incertezza di questi giorni è di derivazione politica: le elezioni del presidente della Repubblica. Come noto, il Parlamento non è riuscito a decidersi, e così in base alle disposizioni della Costituzione greca verrà sciolto e si andrà a nuove elezioni politiche fissate il prossimo 25 gennaio 2015. In base al risultato, cambierà il futuro dell’immenso debito pubblico.

Una vittoria di Syriza, il partito guidato da Alexis Tsipras, coinciderebbe infatti con la richiesta di una conferenza europea sul debito. Sul tavolo ci sarebbe un tetto massimo agli interessi da pagare annualmente e una moratoria a lunghissimo termine sulla sua restituzione. Così la sola prospettiva di una Grecia guidata da Tsipras ha fatto precipitare la borsa di Atene, che è arrivata a perdere fino all’11%. Gerry Rice, portavoce del Fondo Monetario Internazionale, ha dichiarato per tranquillizzare i mercati: “la Grecia non ha immediati fabbisogni di finanziamento”. Allo stesso tempo, però, il Fmi ha sospeso gli aiuti ad Atene fino a quando non sarà formato un nuovo governo.

Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco.
Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco.

È intervenuto anche il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble che non ha perso occasione per fare la voce grossa: “la Grecia dovrà attenersi alle intese contrattuali dei predecessori”. Schäuble è chiaramente preoccupato per la preannunciata richiesta di moratoria sul debito di Atene, e lo è sicuramente ancor più per quanto riguarda la tenuta complessiva dell’intera economia ellenica e per i crediti delle banche tedesche. Il debito pubblico greco è infatti per larga parte nelle mani di queste ultime.

Andando con ordine ricostruiamone l’ammontare di circa 306 miliardi di euro (pari al 174% del Pil). La tranche più consistente del debito pubblico di Atene è nella mani del Efsf (European Financial Stability Facility), il Fondo salva-Stati europeo, per 142 miliardi di euro; altri 26 miliardi sono di pertinenza del Fmi; 61 sono i miliardi di euro di aiuti versati da parte degli Stati europei che hanno stipulato con la Grecia accordi bilaterali nell’ambito del programma deciso dalla Uem (Unione Economica e Monetaria Europea); 27 miliardi sono in pancia alla Bce; 13 miliardi sono riconducibili a buoni di tesoreria a breve e infine 37 sono i miliardi di euro di titoli detenuti da privati emessi dopo la Cac del 2011 (con la Collective action clause si rimborsò immediatamente agli investitori privati i titoli in loro possesso a condizione che accettassero un salato haircut). Di quest’ultima quota, secondo i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali al giugno scorso, 21,2 miliardi di dollari sono di competenza delle banche tedesche. Quindi sebbene abbiano ridotto la propria esposizione in valori assoluti (44,4 miliardi di dollari nel 2008), oggi sono le vere protagoniste del debito pubblico greco.

Non solo. Anche nella scacchiera del Quantitative easing (Qe) la Germania la fa da padrone. Il puzzle su quando si farà il Qe di Mario Draghi è guidato due volte dalla Germania: sia con la propria partecipazione a Francoforte sia con quella ellenica delle proprie banche. Si perché il 22 gennaio ci sarà il Consiglio direttivo della Bce, che dovrà decidere se dare finalmente il via libera al piano di acquisto di titoli di Stato. Solo tre giorni prima di quando gli elettori greci saranno chiamati alle urne. Non sembra quindi difficile prevedere l’opposizione dei “falchi” tedeschi ad un via libera all’acquisto di titoli di stato europei. Infatti se così fosse, Tsipras potrebbe pensare di avere a sua volta il benestare della Bce sulla cancellazione parziale del debito greco. Un effetto domino che ipoteticamente porterebbe la Germania a perdere soldi o direttamente dallo stralcio dei debiti ellenici o indirettamente attraverso l’acquisto dei titoli dei Paesi periferici dell’euro.

Ma è veramente così? Quanto ai crediti vantati dalle banche tedesche sicuramente ora come ora non sembra potersi fare troppo affidamento sul loro rimborso quindi una loro rimodulazione sembra inevitabile; quanto al Qe, le prime indiscrezioni sulla sua operatività concreta profetizzano un acquisto proporzionale alla quota del Paese membro nella Bce, e quindi il bund sarebbe il titolo più gettonato (come se già non bastasse il nuovo minimo dello 0,542% toccato i giorni scorsi). I timori sembrano perciò essere infondati.

Inoltre, lo stesso Tsipras ha dimostrato più volte di essere un attento osservatore della situazione e nient’affatto un estremista. Come riportato dalla stampa, sono noti gli incontri tra uomini del  partito Syriza e Jörg Asmussen, attuale sottosegretario del Lavoro tedesco, nonché ex membro del comitato esecutivo della Bce ed ex viceministro delle Finanze tedesche, per discutere il dopo elezioni. Lo scopo è naturalmente quello di evitare in qualsiasi modo il ricadere nella situazione di crisi degli anni scorsi. Così mentre le notizie hanno il sapore del sensazionale, esseri umani cercano di collaborare per mantenere stabile il tram-tram quotidiano, in Germania come in Grecia.

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Enrico Casadei

Nasce a Bologna nell’aprile del 1988, tuttavia ha vissuto sempre a Cesena, in piena Romagna. Consegue la laurea in Giurisprudenza nel 2013 e in Consulenza Aziendale l’anno successivo presso la Luiss Guido Carli di Roma, e sempre con lode. Per un semestre ha esercitato la pratica forense, dopodiché ha deciso di cambiare strada.
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