Devastazione e saccheggio dei siti culturali: l’Europa?

05/08/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

 Il 14 Luglio a Bruxelles, durante un’audizione pubblica organizzata dalla Commissione Cultura ed Educazione del Parlamento europeo (CULT) è stata evocata la necessità di classificare i saccheggi e le devastazioni su beni culturali e patrimoni archeologici come crimini di guerra contro l’umanità.

Reperti Assiri

I recenti casi di saccheggio nelle zone storiche del Medio Oriente, in particolare la Siria e l’Iraq, da parte di organizzazioni come il sedicente “stato islamico” (IS) e l’ampiezza del fenomeno del contrabbando di oggetti d’arte da queste zone – utilizzato per finanziare azioni terroristiche – necessitano di una reazione urgente ed immediata. Così, gli deputati europei e la Presidente della Commissione Cultura del PE, on Silvia Costa (PD, S&D) hanno sottolineato la necessità di una reazione e di una cooperazione rafforzate a questo tipo di minacce, da parte di tutte le organizzazioni internazionali.

“Grazie a questo incontro – ha dichiarato Silvia Costa, – abbiamo finalmente messo le basi per la pianificazione di una strategia europea che mira a lottare contro la distruzione dell’eredità culturale da parte dell’IS/Daesh e a limitare il commercio illegale di opere d’arte. Il rappresentante della Corte penale internazionale ha confermato infatti che esistono le condizioni giuridiche per considerare la distruzione intenzionale di beni artistici come un crimine contro l’umanità”. A favore di quanto affermato dagli eurodeputati sono intervenuti anche il Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali (ICCROM) e l’Interpol, i quali hanno sottolineato la necessità di dotarsi di una legislazione europea sulle importazioni di beni culturali e artistici e di rafforzare la base dati Psyche attraverso un maggiore coordinamento tra le organizzazioni internazionali.

Gli esperti di art management e di conservazione del beni culturali presenti all’audizione hanno proposto la partecipazione europea alla creazione di “safe havens” (rifugi sicuri) come temporanea soluzione per la protezione delle opere, e il controllo del mercato nero di oggetti di altissimo valore storico e artistico. I richiami all’azione dei deputati europei non resteranno senza effetto. I rappresentanti della Commissione europea, hanno confermato che, a breve, si svolgerà uno sul traffico illecito di oggetti d’arte sul territorio dell’UE, concentrandosi sull’importazione di questi oggetti, al fine di stabilire in che misura è necessaria una legislazione armonizzata in questo ambito.

Durante la Conferenza Internazionale dei ministri della Cultura che si è svolta in Italia, a Expo Milano (il 31/7/2015), le diverse realtà governative dei paesi membri dell’UE sono state chiamate a disegnare le politiche culturali di più di ottanta Paesi nel Mondo e a preoccuparsi direttamente di un problema che affigge le generazioni presenti oltre che a quelle future. Come organo esecutivo in UE, la Commissione europea dovrà, dopo aver analizzato in pieno e a fondo il problema, avanzare una proposta legislativa che, dopo i negoziati tra Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo, sarà pronta alla votazione in seduta Plenaria a Strasburgo.

Intanto, fa sapere anche l’UNESCO, bisogna proteggere i beni culturali sotto minaccia come previsto dalla “Convenzione sulla protezione dei beni culturali nei conflitti armati”, che dal 14 maggio 1954 lega e impegna ben 103 Paesi, tra i quali però non figurano gli Usa e la Gran Bretagna che, guarda caso, sembrano disinteressarsi del problema e non voler riservare la giusta importanza a tale impegno europeo.

 

 

 

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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