Deutsche Bank e l’ipocrisia tedesca

04/10/2016 di Alessandro Mauri

Deutsche Bank non è una nuova Lehman Brothers, ma le difficoltà dell'istituto mettono in evidenza la doppia morale tedesca

Il caso Deutsche Bank tiene banco da diverso tempo nelle cronache finanziarie. Da inizio anno infatti l’istituto tedesco è finito più volte nell’occhio del ciclone, prima per la mole enorme di derivati in bilancio, poi per la scarsa performance negli stress test, ora per il rischio di una maxi multa dagli Usa.

Multa miliardaria – L’ultimo colpo alla posizione di Deutsche Bank è arrivato qualche giorno fa, quando il Dipartimento di Giustizia USA ha richiesto una multa 14 miliardi di euro per vicende legate alla crisi dei mutui subprime, all’origine della crisi odierna. Una cifra assolutamente irraggiungibile anche per il colosso tedesco, che pure aveva accantonato diversi miliardi per tutelarsi da eventuali cause legali. Secondo indiscrezioni degli ultimi giorni tuttavia sarebbe vicino un accordo tra Deutsche Bank e lo stesso dipartimento per limitare la multa a 5,4 miliardi di euro: cifra considerevole, ma alla portata. In caso contrario sarebbe imprescindibile per la banca un aumento di capitale che, considerate le attuali condizioni di mercato, potrebbe risultare molto complicato da portare a termine. Anche per questo motivo le azioni di Deutsche Bank, sia sulla borsa statunitense sia su quella di Francoforte sono state oggetto di forte volatilità. Da inizio anno il titolo ha perso il 50%, e il costo dell’assicurazione sul default è nettamente salito.

Banca in crisi? – La possibilità di una multa miliardaria negli USA (altri procedimenti sono aperti in altre giurisdizioni, per esempio in Russia), non è il solo motivo per cui i mercati dubitano della solidità di Deutsche Bank. Innanzitutto la banca è nota per la sua forte esposizione in derivati, tanto da essere definita dal Fondo Monetario Internazionale come la banca che più genera rischio sistemico (cioè che in caso di difficoltà più gravi potrebbe contagiare altri intermediari). Inoltre, secondo molti osservatori, la valutazione dei derivati nel bilancio è eccessivamente ottimistica, o comunque poco trasparente, il che aumenta la diffidenza nei confronti di Deutsche Bank. Il capitale a disposizione è infine ritenuto insufficiente per il livello di rischio e per il totale delle attività possedute dalla banca, per cui un aumento potrebbe essere necessario a prescindere dall’esito delle controversie legali.

Le ragioni di una crisi – Che il sistema bancario della Germania sia ben lungi dall’essere solido è ormai noto: le piccole banche popolari e le casse di risparmio sono sopravvissute alla crisi solo grazie al sostegno pubblico e al fatto di essersi sottratte al controllo e alle regole della BCE. Inoltre i due più grandi istituti, la stessa Deutsche Bank e Commerzbank, si sono dimostrati molto più deboli del previsto, nonostante i requisiti patrimoniali siano rispettati. Molti, in Germania, accusano la politica dei bassi tassi di interessi adottata dalla BCE, che impedisce alle banche tedesche di generare profitto grazie al margine di interesse. Se da un lato questo è vero, dall’altro è evidente come sia una conseguenza di cui soffre tutto il sistema bancario europeo, e non è comunque una giustificazione completa per le difficoltà dell’istituto di credito. In realtà in Deutsche Bank manca totalmente una visione strategica e la capacità di competere con i competitor internazionali sull’asset management, in passato uno dei punti di forza dell’intermediario.

La situazione della banca tedesca non è certamente così drammatica come talvolta potrebbe apparire, né si può dire che si ripeterà quando accaduto nel 2008 con Lehman Brothers. Deutsche Bank è comunque discretamente patrimonializzata e, nonostante sia fortemente esposta in derivati, le possibili perdite non si manifesteranno certamente in un’unica soluzione. Inoltre, nonostante le smentite, siamo sicuri che Berlino non lascerà che possa andare incontro al rischio default. Un intervento pubblico sarebbe infatti tutt’altro che da escludere, con buona pace degli istituti di altri paesi (ogni riferimento all’Italia non è casuale), che hanno dovuto affrontare le tempeste dei marcati da soli. In questo caso è altrettanto evidente però che i cordoni della borsa dovranno aprirsi per tutti, o la doppia morale europea/teutonica (peraltro già manifestatasi più volte) diventerebbe davvero insopportabile.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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