Oltre destra e sinistra: le molte dimensioni della politica italiana

29/10/2013 di Luca Andrea Palmieri

“Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?” cantava un ispiratissimo Giorgio Gaber, anni fa. Diciamoci la verità, la politica è una cosa complicata. Inutile nascondersi dietro un bicchiere d’acqua, la quantità di argomenti trattati arriva pressappoco a coprire la vita intera di tutta la cittadinanza di un paese, e non solo. E’ sbagliato pensare che sia tutto semplice e lineare: il solo fatto che nel mondo politico italiano si incrocino gli interessi di 60 milioni di persone ci da la proporzione di quante variabili si possano esprimere.

Sinistra-destra – Eppure questa complessità, per far si che ciascuno possa riconoscersi in una delle parti in gioco, è sempre ridotta a una massima semplificazione. Storicamente noi parliamo di destra, con l’estremo del fascismo, e sinistra, con l’estremo dei comunisti. A questi si aggiunge un centro, rappresentato un tempo dalla Democrazia Cristiana, che pure al suo interno aveva correnti più di destra e più di sinistra. Insomma, la politica italiana, per come siamo abituati a considerarla, si potrebbe visualizzare come una linea. Su di essa, da sinistra a destra, si potrebbero così sistemare i partiti, quelli di ieri come quelli di oggi, e dovremmo avere, all’incirca, un’idea di quale sia il pensiero politico in cui ciascuno di noi si riconosce.

Gli equivoci e le difficoltà di oggi – Ma siamo sicuri che sia tutto davvero così facile? Molti equivoci della politica odierna ci ricordano come non sia per forza così. I due esempi per eccellenza sono quelli di Matteo Renzi e di Beppe Grillo (intendiamo il megafono del Movimento 5 Stelle in persona, più che il Movimento stesso: tant’è che alcuni dei contrasti interni nascono proprio da una certa differenza nei punti di vista). E’ innegabile che un asse sinistra-destra esista, e sia ancora oggi uno dei fattori più rilevanti nel paese. L’equivoco, però, sta proprio in una delle eredità della contrapposizione storica della politica italiana. Noi tendiamo a ritenere che il contrario dei comunisti siano i fascisti: ma non è così. Il discorso alla base del comunismo è soprattutto economico, mentre il carattere fondante del fascismo riguarda il concetto di autorità. Ragionando in questo modo, cosa c’è al vertice opposto rispetto al comunismo? La risposta sta nel neo-liberismo: non è un caso che l’avversario ormai storico della sinistra in Italia sia Silvio Berlusconi. Al di là del forte leaderismo presente nella sua politica, è proprio su quest’asse economica che si sviluppa il contrasto tra centro-destra e centro-sinistra oggi, e forse l’acredine di Berlusconi verso i “comunisti” (da immaginare detto col suo accento milanese) è uno dei pochi casi di sua sicura sincerità.

La politica è “multidimensionale” – Abbiamo però lasciato in sospeso l’altro asse, quello in cui all’estremo c’è il fascismo: quale il suo opposto? Se parliamo di un ambito sociale, troveremo un libertarismo (da non confondere col liberismo, che è economico, mentre il libertarismo, in sintesi, riguarda le libertà personali) sempre maggiore. Improvvisamente la politica si ritrova ad avere una dimensione in più: dall’idea “monodimensionale” a cui siamo abituati si va verso un’idea “bidimensionale”, come ci mostra questo grafico, preso in prestito dal sito political compassin cui si può effettuare un interessante test.

Assi political compass

Tra l’altro potremmo immaginare anche altri assi: concetti come il federalismo e il centralismo non sono per forza economici o libertari. Fino a pochi anni fa, il partito più centralista nel nostro paese era l’Udc, mentre la Lega è la più federalista. Tutto ciò mentre Forza Italia e Democratici di sinistra si muovono in posizioni intermedie. Anche nello stesso asse sociale si potrebbe fare differenza tra diverse libertà personali: uso delle droghe leggere, libertà sessuale, libertà di pensiero, etc.

Dove va Grillo? – Torniamo così al problema iniziale: dove collochiamo alcuni dei “misteri” della politica italiana di questi tempi? Grillo, può risultare un po’ ondivago: il suo “uno vale uno” va in direzione libertaria, e la sua concezione economica pare tutto tranne che tendente al liberismo. Eppure le sue uscite sull’immigrazione e la mano ferma con cui governa il movimento lo riportano più in direzione “autoritaria” (sia chiaro, non nel senso di un vero autoritarismo, ma in uno spostamento verso l’idea di una regolamentazione stringente verso le persone). Certo, questo senso di vaghezza si può anche imputare alla relativa giovinezza del Movimento, che non ha ancora definito del tutto bene le proprie posizioni politiche; cosa che, secondo la sua idea di fondo, succederà in base al suo elettorato: la pubblicazione della piattaforma di discussione politica in questo senso dovrebbe smuovere qualcosa.

E Renzi? – Il secondo caso, quello di Renzi, è più definito: le sue posizioni sono certamente più liberali, a livello economico, della base “diessina” del Partito Democratico (vale anche la pena ricordare che Renzi storicamente viene dalla Margherita), ma allo stesso tempo altrettanto libertarie. E’ in questo che si crea la differenza fondamentale tra Renzi e un centro-destra che è sicuramente molto più liberista e meno libertario, contrariamente a ciò che si pensa di solito: basta ricordare la Bossi-Fini, o la Fini-Giovanardi, leggi sicuramente poco libertarie; non bisogna ancora una volta confondere la libertà di iniziativa economica con quella personale. In sostanza: Renzi lo possiamo inserire, tornando al “monodimensionalismo”, nella scia del centro-sinistra. In riferimento al grafico di cui sopra, si troverebbe nel riquadro verde, in una posizione piuttosto vicina al centro. Bersani probabilmente sarebbe più a sinistra, già nel riquadro rosso, mentre Vendola un po’ più giù nella linea sociale e molto più a sinistra in quella economica. Per capire le differenze col passato, teniamo presente che Stalin sarebbe nell’angolo in alto a sinistra, nel massimo dell’autoritarismo e del comunismo economico, mentre Hitler sarebbe abbastanza centrale nella linea economica, ma completamente spostato verso l’alto in quella autoritaria.

Tutto questo va a dimostrazione di una cosa: la politica non è una questione di bianco (o rosso) e nero. Anzi, siamo già abituati a categorizzarla fin troppo. Forse, per il nostro paese, sarebbe ora di imparare ad avere un occhio più critico, ed a riconoscerne le differenze per quel che sono, senza limitarsi a usare due categorie che non ci ricordano che un frammento della realtà.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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