Destra o Sinistra, purché sia mafia: il governo piovra di Roma

06/06/2015 di Edoardo O. Canavese

Per il Pd Marino e Zingaretti sono vittime del malaffare di destra. Lega, FdI e M5S chiedono la testa del primo cittadino e lo scioglimento del Comune. Intanto aumentano gli arresti in un sistema-Roma dove non c’è colore politico, ma solo associazionismo mafioso.

L’ultima infornata di arresti ed avvisi di garanzia che ha scosso la Capitale potrebbe essere l’ultima prima del suo scioglimento. Il pesce grosso stavolta è Luca Gramazio, ex capogruppo Pdl in consiglio comunale poi in regione, asceso ad astro nascente del centrodestra capitolino a suon di preferenze e di qui divenuto ingranaggio fondamentale della catena di trasmissione tra la politica romana e il “Mondo di mezzo” (dal nome dell’inchiesta) fatto di coop, minacce e tanto danaro sporco. Non mancano pesci più piccoli, che nuotano al fianco degli squali Carminati e Buzzi, i vertici di Mafia Capitale: su tutti Coratti e Ozzimo, Pd, il primo già presidente del consiglio comunale, il secondo ex assessore alla Casa, entrambi in mano a Buzzi. Un sodalizio di fronte al quale le opposizioni chiedono la caduta di Ignazio Marino, mentre i partiti coinvolti rifiutano ogni responsabilità partitica dal sistema. Senza che nessuno ammetta l’evidenza: a Roma ha comandato la Mafia che, per natura, non ha colore politico.

Il sistema era tanto semplice quanto oliato. La Regione, turbata anch’essa dalla tempesta giudiziaria, stanziava fondi, che giunti presso gli uffici del Comune venivano dirottati da politici e tecnici del Campidoglio verso quei municipi i cui principali esponenti erano referenti, nonché vassalli, dei boss di Mafia Capitale. Una dipendenza feudale, sovrapolitica, che portava i tentacoli di Buzzi a stringersi intorno Ostia, X municipio, il cui minisindaco, sostiene il fondatore della coop 29 giugno in un’intercettazione, “è solo mio”. D’altro canto, continua Buzzi, ad Ostia “non c’è maggioranza né opposizione”: solo un sistema loro, suo e dell’ex terrorista nero Carminati, pagato dai cittadini, drenato e difeso da quelli che ancora ci si ostina a definire politici per necessità di cronache, ma che sarebbe più corretto (pur eufemisticamente) definire vassalli, nell’accezione più anacronistica.

A pregiudicare ancor di più, se fosse possibile, la condotta del governo-Piovra, è l’immoralità quasi sistemica con cui si scelse l’agro più florido da razziare: l’emergenza migranti. E anche qui, la rapacità non ha colore politico. Del Gruppo 29 giugno di Buzzi, con cui gestiva una rete di cooperative prestate al sistema Mafia Capitale, s’è già parlato. Ma non è l’unico. C’è anche la cooperativa “La Cascina”, vicina al mondo di Comunione e Liberazione, nonché nell’occhio del ciclone per i legami torbidi con un altro dei campioni del sistema super-partes di malaffare: Luca Odevaine, tecnico, uomo di Polizia e di Stato, una vita nel potere romano dal “proletariato” di Legambiente all’aristocrazia del Coordinamento nazionale dei richiedenti asilo. Odevaine, l’uomo che aveva gestito l’emergenza fedeli in occasione dei funerali di Giovanni Paolo II, che si occupa di quella dei migranti. Come? Dando loro un prezzo, due euro a testa per la precisione. Moderne forme di sfruttamento umano, dove i nuovi servi della gleba non prestano maestranze fisiche, ma passivo controllo politico e logistico.

Nell’ultra destra di Meloni, e nel M5S, si chiede la testa di Marino sulla picca più alta del Campidoglio. Il chirurgo suda, vacilla, sospira. Strano saliscendi politico, il suo. Scomodo e detestabile sindaco per il Pd fino allo scoppio di Mafia Capitale, quando si scopre che lui almeno non è coinvolto, tanti che gli volevano far le scarpe anzitempo sì. Poi garante della tenuta civica in una città malata, fino alla nuova diagnosi: il tumore c’è ancora, e s’è espanso. Nemmeno un chirurgo così capace qual è sta riuscendo a contenere l’avanzata nera della piovra. Peraltro negli ultimi mesi lui taglia nastri, sorride, stempera, tiene botta, ma chi governa è il prefetto Gabrielli, capo della Protezione Civile che ha semi-commissariato il Comune. E che potrebbe prestissimo assumerne piene deleghe, se venisse sciolto per infiltrazione mafiosa. Una macchia indelebile, per una città e una storia condannata dai suoi stessi cittadini.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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