Destra ovunque, ma non qui

17/11/2016 di Francesca R. Cicetti

La Destra marcia come fanteria in battaglia. La destra avanza ovunque. Quella populista, certo, ma anche il centro destra più tradizionale. Ovunque, tranne in Italia, dove forse una destra moderna non esiste neanche

La Destra marcia come fanteria in battaglia. Dopo la vittoria dei Repubblicani negli USA, riunita sotto lo stendardo di un nuovo vigore. La Destra in Europa avanza, avanza ovunque, ma non qui. Dove una Destra realmente nostalgica, per fortuna, non è possibile: è sinonimo di fascismo da decenni. Ma non è possibile neppure una Destra moderna e liberale. Almeno non fino a che lo spettro di Berlusconi continuerà a perseguitare i suoi successori.

La Destra più a destra, quella della Meloni, è osteggiata dalle lontane primarie negate del 2013.  Il tutto, per spianare la strada ad Alfano e agli alfaniani, che non somigliano affatto ad un partito moderno, dalla leadership moderna. E devono preoccuparsi, prima che degli affari nazionali, delle soglie di sbarramento. A ben vedere, il dramma non è neppure nella leadership. Non è Alfano, o Meloni, o Casini, a non rappresentare una personalità all’altezza. A suo tempo, neppure Mario Monti è riuscito nel colpaccio elettorale. E come si può fare meglio di un bocconiano della borghesia milanese, considerato da molti il volto predestinato per un nuovo centrodestra?

Non è Alfano, o Meloni, o Monti. Non è Casini, il cui millantato partito della nazione giace ancora, mai nato, nelle ceneri della politica italiana. Non è Fini, relegato nel dimenticatoio dall’addio a Berlusconi e dalla sconfitta elettorale. Non è neppure la Lega di Salvini. Anche se il suo leader, che si dichiara la persona più buona del mondo, su Facebook solleva i popoli al grido di: clandestini e politici, vermi infami. Non tanto per convinzione, quanto per gusto dello scandalo. Lo stesso per il quale invita gli italiani a “incazzarsi”, testuale, e a cacciar via tutti i personaggi sgraditi. Da Renzi a Papa Bergoglio.

La Destra che avanza è questa. Quella che si infuria contro il presunto complotto per l’estinzione economico-sociale degli italiani, a favore di un’invasione da oriente, o forse da meridione, chi sa. Quella che ha preferito Matteo Salvini a Flavio Tosi, che mangia orecchiette con le cime di rapa e accusa i venditori di kebab di invasione. Mortadella sì, riso alla cantonese no. Quella che propone vagoni separati negli autobus per bianchi e neri, neanche l’Italia fosse il Mississippi, e Salvini un sudista del 1950. E non per ideologia, chi lo crede è un ingenuo. Ma solamente per il piacere che si prova nel fare scalpore.

Non c’è destra che tenga, non c’è destra seria. Tanto che non esiste neppure più un sano dissidio sulle politiche economiche. L’economia non è più un tema che divide, non spacca più. Tutto si gioca nel limbo del sociale. E il premier Renzi, per fare qualcosa di sinistra, non può far altro che ripiegare sulle unioni civili (e per fortuna).

Sarà per colpa di Berlusconi. Sarà perché quella sua Destra plasticata e pubblicitaria ha fissato degli standard, sani o insani che siano. Sarà perché finché sorriderà davanti alle foto di famiglia, in compagnia di fidanzate e cani, il resto della Destra non sarà libera. E anche se il suo tramonto dura da qualche anno, il sole di Silvio Berlusconi non è ancora scomparso oltre le montagne. Fino a che non lo farà, agli altri resterà comunque la sua luce riflessa. Flebile, è vero. Ma ancora ingombrante. Non solo si attende la scomparsa della Destra in cellophane, ma anche di quella populista e retrograda. Diversi modi di gridare, di sconvolgere gli stomaci per il gusto di sollevare le masse. Sarebbe il caso di mettere da parte entrambe o, quantomeno, di vederne nascere anche una degna di tale nome.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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