Destinazione Napoli 2020: un piano strategico per il turismo partenopeo

10/04/2017 di Lucio Todisco

Non solo una dichiarazione d’intenti, ma il tentativo di progettare un programma d’azione a medio e lungo termine per la città. E il contenuto del documento finale degli “Stati generali del turismo”: un punto di partenza che ha visto dialogare i principali attori turistici della città.

Un Piano Strategico del Turismo per immaginare la città del futuro. Non solo una dichiarazione d’intenti, ma il tentativo di progettare un programma d’azione per la città a medio e lungo termine. Sul sito del Comune di Napoli è possibile consultare il documento finale degli “Stati generali del turismo”, un punto di partenza che ha visto dialogare i principali attori turistici della città.

 “Destinazione Napoli 2020”questo il nome del Piano, promosso dal Comune di Napoli in collaborazione con Gesac, la società che gestisce lo scalo Internazionale di Napoli Capodichino. Il piano è partito con sei tavoli tematici che dalla fine di ottobre 2016 a gennaio 2017 hanno delineato questo percorso di idee, diretti da un comitato tecnico che ha poi redatto materialmente il Piano coordinato da Josep Ejarque.

Il piano parte da alcuni numeri sul turismo internazionale che, nel 2015, ha generato una spesa complessiva di 1110 miliardi di euro, un +3,6% rispetto al 2014. Il 36,4% di questa spesa è stata localizzata in Europa e per il biennio 2016-18 è prevista una crescita degli arrivi in Italia del 3%.

In questo scenario, dove l’uso dei new media ha cambiato radicalmente l’approccio del turista alla meta turistica scelta o che verrà scelta, si prevede che entro il 2020 le tendenze di viaggio si articoleranno in tre diverse tipologie: short and low; active and slow; sense and custom. Un turismo, quindi, che nel corso del tempo dovrà sempre più soddisfare tre requisiti: autenticità, sensorialità, ed immersione nella tipicità del luogo.

Come viene vista Napoli all’estero?Napoli come meta turistica viene vista in modo differente da parte dei visitatori italiani e da parte di quelli stranieri: i visitatori italiani la considerano pittoresca ed affascinante ma considerano negativamente tutti quegli elementi che rendono Napoli una città di contrasti; i turisti stranieri, invece, la considerano ancora, secondo il Piano Strategico, come una città di passaggio, una tappa verso altre mete. Ma Napoli è una città che piace ed il piano evidenzia come il mercato è pieno di pregiudizi e leggende metropolitane che spariscono nel momento in cui i visitatori giungono in città e la vedono nella sua realtà.

Le criticità e le positività della città – Il piano ha cercato di analizzare gli aspetti positivi e critici attuali della città come destinazione turistica, cercando in questo modo di dare delle risposte per il medio-lungo periodo.  Uno dei primi fattori da affrontare è quello del “fare rete”: infatti, la percezione dei turisti è quella di trovarsi di fronte a proposte ancora troppo standardizzate e che poco valorizzino il patrimonio culturale. Inoltre, altri elementi che devono immediatamente essere affrontati sono quelli di una maggiore attenzione alle organizzazioni congressuali, la mancanza di una rete di comunicazione tra gli operatori, la scarsa presenza di informazioni sul web, l’inesistenza di un portale turistico. Altra nota dolente, (ma non solo per i turisti) riguarda il trasporto pubblico: sebbene la città si stia sempre più attrezzando ad una mobilità interna su ferro di grande competitività con una rete metropolitana d’eccellenza, il trasporto su gomma rende difficile per i turisti muoversi in città.

A questi elementi critici si contrappongono gli aspetti positivi sottolineati dal piano, ovvero il grande elemento identitario della città che rappresenta la sua principale forza e il suo vantaggio competitivo. L’identità va salvaguardata e allo stesso tempo va sfruttata per la costruzione del prodotto destinazione Napoli. La città è una destinazione unica e irripetibile perché non è una città globalizzata, con un patrimonio materiale ed immateriale che la rende unica.

Puntare tutto sulla “napoletanità”? Il Piano strategico punta molto sulla “napoletanità” come proposta di per il mercato turistico. Però, è fondamentale cercare di comprendere cosa si vuole intendere per “napoletanità”: se con tale termine si decide di puntare sulla storia millenaria della città e sugli elementi veri della tradizione, la città sarà sulla strada giusta per accrescere il suo valore turistico internazionale, altrimenti il rischio che in un attimo diventi tutto folclore sarà altissimo.

Inoltre, si tratta di un processo che necessita di una forte sinergia tra pubblico e privato. La prima priorità indicata nel Piano, infatti, è la creazione di un Destination Management Organization, un soggetto ibrido pubblico-privato che coordini le azioni di pianificazione turistica, con l’obiettivo di raggiungere, entro il 2020, i due milioni di turisti in città. Una bella sfida che Napoli ha l’obbligo di cogliere.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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