Desiderio, il tramonto del Regno Longobardo

28/01/2015 di Davide Del Gusto

Erede di un regno già indebolito, Desiderio è rimasto impresso nella memoria collettiva come l’archetipo del grande sconfitto grazie all’interpretazione manzoniana dell’Adelchi. Ma egli fu soprattutto l’ambizioso sovrano longobardo che segnò con il suo progetto politico un momento fondamentale per la storia d’Italia.

Desiderio, Adelchi e la fine dei Longobardi

Secondo Paolo Diacono, le prime migrazioni dei Longobardi a sud delle Alpi si ebbero tra il 568 e il 569; il contesto sociale e politico che Alboino trovò, entrando in Italia alla testa di alcuni piccoli contingenti armati, comportò un insediamento sparso, ma stabile, dei nuovi invasori in tutta l’area padana, nella Tuscia e lungo l’Appennino, con i due ducati autonomi di Spoleto e di Benevento. La rapida conquista e il conseguente controllo di gran parte della Penisola furono effettivamente agevolati dalle condizioni drammatiche in cui le popolazioni locali versavano a un decennio dalla fine della sconvolgente e disastrosa Guerra greco-gotica (535-553). In meno di due secoli, il predominio longobardo in Italia raggiunse il suo apice. Durante il lungo regno di Liutprando (712-744), infatti, vi fu un momento in cui la stabilità sociale venne garantita dalla fitta rete di nuove fondazioni ecclesiastiche e un certo interesse verso il diritto e le arti permise il fiorire di una civiltà ormai non più barbarica. A ciò si aggiunse anche il successo nella politica estera e di “buon vicinato” con Roma: da un lato Liutprando mantenne ottimi rapporti con Carlo Martello, dall’altro concesse a Gregorio II il controllo del castello di Sutri, avviando, come vuole la tradizione, la lunga stagione del potere temporale della Chiesa.

Regno LongobardoDopo la vivace stagione di Liutprando, seguirono i regni di Ildebrando, Ratchis e Astolfo. Quest’ultimo, in particolare, si rese protagonista di importanti operazioni militari, invadendo alcuni territori nominalmente ancora in mano ai Bizantini: l’Istria, l’Esarcato e la Pentapoli caddero velocemente tra il 750 e il 751; i domini del Nord Italia vennero finalmente uniti ai due ducati meridionali, su cui il sovrano riuscì a imporre il proprio controllo. La pericolosa avanzata di Astolfo portò allora Papa Stefano II a chiedere aiuto ai Franchi di Pipino il Breve: questi non esitò a scendere in Italia e in due campagne, nel 754 e nel 756, sconfisse duramente i Longobardi, donando i territori riconquistati direttamente al Pontefice.

Astolfo morì poco dopo la clamorosa sconfitta, non riuscendo a designare un successore, e suo fratello Ratchis, nonostante avesse già abdicato nel 749 e si fosse fatto monaco a Montecassino, venne richiamato al trono di Pavia; nel mentre, Benevento e Spoleto si staccarono nuovamente dall’egemonia centralistica e cercarono di stabilire buoni rapporti con Roma e con i Franchi. Una politica simile venne attuata da Desiderio, bresciano di origine e duca di Tuscia, che cavalcò l’onda del diffuso dissenso verso Ratchis. Opponendosi ai duchi friulani vicini al “re monaco”, strenui difensori di una linea autoritaria, egli riuscì ad ottenere la fiducia di Stefano II, cui aveva promesso la restituzione di alcuni territori, e di altri nobili longobardi.

Desiderio ascese dunque al trono nel 757, costringendo Ratchis a un mesto ritorno a Montecassino; rinverdì poi la pace con i Franchi, ponendosi in una condizione di effettiva subalternità nei loro confronti ma, al contempo, nulla gli impedì di rafforzare l’autorità centralistica di Pavia e il proprio esercito: nel 758, infatti, marciò attraverso la Pentapoli e riconquistò il Ducato di Spoleto. Continuando a minare la sicurezza del Papato, Desiderio scese quindi verso Benevento, controllata dal giovane duca Liutprando, esponente di una politica filofranca e filopapale: questi fu messo in fuga dall’arrivo del re e la città venne affidata ad Arechi, futuro marito di Adelperga, figlia di Desiderio. Nel 759 il sovrano compì un ulteriore passo verso il consolidamento del suo potere e della sua successione, associando al trono il figlio Adelchi.

Desiderio
Desiderio in una miniatura del XV secolo

Conscio della triste sorte di Astolfo, Desiderio preferì ottenere i medesimi risultati del predecessore affidandosi alle sue buone capacità diplomatiche e seguendo una linea politica prudente. Fallite alcune trattative con un emissario della corte di Costantinopoli, giunse a Roma, dove incontrò il nuovo Papa, Paolo I: intenzionato a rivedere la questione del possesso dei territori dell’Esarcato e della Pentapoli, il re non riuscì comunque a ottenere la fiducia del suo interlocutore, il quale non esitò infatti a inviare una missiva segreta a Pipino, chiedendogli di intervenire in Italia per fermare le nuove avvisaglie del pericolo longobardo. Il re franco, però, già impegnato a dover contenere le spinte centrifughe degli Aquitani, consigliò al Papa di fidarsi di Desiderio e di allearsi con lui.

Desiderio continuò a guadagnare consensi anche oltre le Alpi, riuscendo a ottenere un’importante alleanza con Tassilone di Baviera, anch’egli vassallo di Pipino, cui diede in sposa un’altra sua figlia, Liutperga. Continuò piuttosto ad operare sempre più duramente nei confronti di Roma: tra il 764 e il 765 infastidì Paolo I con incursioni continue lungo il confine della Pentapoli, ma riuscì sempre ad averla vinta grazie alle simpatie di Pipino nei suoi confronti. Nel 767 il Papa morì e Desiderio ebbe modo di influire nella scelta del successore, chiamato a intervenire militarmente per sanare i disordini tra le varie fazioni romane; nonostante ciò, venne eletto Stefano III, vicino alle posizioni di Cristoforo, primicerio di posizioni antilongobarde.

Morto Pipino nel 768, il Regnum Francorum venne diviso tra i suoi due figli, Carlo e Carlomanno. A garanzia del mantenimento della loro sovranità sui territori ereditati, la vedova Bertrada cercò l’appoggio dei due più importanti vassalli del regno, Tassilone e Desiderio. In particolare, nel 770, la donna ottenne un’alleanza con i Longobardi retta da un doppio matrimonio: Adelchi avrebbe sposato Gisella, figlia di Pipino, e Carlo avrebbe avuto in moglie un’altra figlia di Desiderio (manzonianamente ricordata con il nome del tutto fittizio di Ermengarda). Fu un enorme successo per il sovrano longobardo: da vassallo qual’era, divenne suocero e consanguineo di Carlo, che ripudiò la precedente consorte.

Stefano III si oppose strenuamente a questa alleanza, cercando di convincere i due nuovi re a non accettare di sporcare il proprio sangue con quello di Desiderio. Inoltre, Cristoforo provò in tutti i modi a ostacolare i progetti dei Longobardi, cercando l’appoggio di Carlomanno: venutolo a sapere, Desiderio guidò i suoi armati a Roma nel 771, ottenendo un incontro con il Papa e facendo risorgere la fazione filolongobarda che, guidata da Paolo Afiarta, riuscì ad imporre un nuovo corso alla politica romana. Del tutto riabilitato da Stefano III, Desiderio venne chiamato “re eccellentissimo”, e rivendicò apertamente il possesso sui territori dell’Esarcato e della Pentapoli, sicuro della sua nuova posizione a Roma.

Carlo Magno
Ritratto immaginario di Carlo Magno di Albrecht Dürer.

Tra il 771 e il 772, però, tutto iniziò a remargli contro: morto Carlomanno, il Regnum Francorum passò in toto nelle mani di Carlo, che non esitò a ripudiare anche la figlia di Desiderio, riaccendendo così le ostilità con i Longobardi. Nello stesso periodo, salì al soglio petrino Adriano I (vedi Adriano I, alle origini dello Stato Pontificio), intenzionato a riportare in auge il potere temporale e a silenziare i filolongobardi romani di Afiarta. Consapevole della sua posizione, Desiderio decise di opporsi a Carlo prendendo a cuore gli interessi della vedova di Carlomanno, Gerberga, e dei suoi figli, esclusi dalla successione al trono: il re longobardo cercò di ottenerne la consacrazione dal Papa con ogni mezzo necessario, col doppio fine di proteggere i propri interessi davanti alla temuta espansione franca in Italia. Sapendo poi che Carlo era impegnato a combattere in Sassonia, Desiderio invase l’Esarcato: dopo il fermo rifiuto da parte di Adriano a riconoscerne le nuove conquiste, decise allora di marciare con Adelchi e i figli di Carlomanno verso Roma.

Il Papa non si fece sorprendere: inviò una lettera a Carlo, pregandolo di intervenire militarmente per la salvezza della Chiesa e minacciò Desiderio con la scomunica, qualora avesse messo piede nel contado romano. Il re non fu più capace di mantenere il controllo: Carlo abbandonò la campagna in Sassonia e si diresse con due eserciti verso l’Italia. Era il 773: passato il Moncenisio, i Franchi sbaragliarono facilmente le truppe longobarde, che si dispersero in tutta la Pianura Padana. Ormai sconfitto, mentre Adelchi e i figli di Carlomanno fuggivano a Verona, Desiderio si asserragliò a Pavia, non rinunciando a difendere la capitale. Il re franco fu inflessibile: la città venne assediata e capitolò, stremata, nel 774.

Contrariamente a tutti i progetti per l’avvenire del suo regno, Desiderio venne catturato e internato con la moglie Ansa in un monastero transalpino, a Corbie o a Liegi. Carlo, invece, assunse la corona di Rex Langobardorum, legando le sorti dell’Italia a quelle dell’Europa dei Franchi.

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Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
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