Depenalizzazione del reato di finanziamento illecito ai partiti. Ora basta

26/07/2013 di Andrea Viscardi

L’ultima idea del PdL è un attentato all’intelligenza del Popolo italiano

La legge sul finanziamento illecito ai partiti – Esiste una legge, la n. 195 del 2 maggio 1974, che permise, oramai vent’anni fa, di costruire il processo di Mani Pulite. Una legge ispirata dal buonsenso, il cui articolo 7 stabilisce il divieto di finanziamenti o contributi verso i partiti “da parte della pubblica amministrazione, di enti pubblici, di società con partecipazione di capitale pubblico sopra al 20% o da queste controllate, fermo restando la loro natura privatistica”. I finanziamenti provenienti da altre società, invece, devono essere “deliberati dallo organo sociale competente e regolarmente iscritti in bilancio e sempre che non siano comunque vietati dalla legge”. La violazione di tali misure è punita con una reclusione da sei mesi a quattro anni e con una multa fino al triplo delle somme versate.

Depenalizzazione – Oggi, invece, dopo quasi quarant’anni, il PdL ha proposto un emendamento alla norma sul finanziamento capace di dimostrare come, in realtà, il progresso intellettuale e civile del nostro Paese sia in grado di degradare ulteriormente, nascondendosi dietro ad un governo il cui compito era di richiamare tutti alla responsabilità. Infatti, come dimostra la foto qui allegata, l’emendamento proposto dai paladini del Popolo della Libertà è molto semplice: cancellare il reato penale, riducendo il tutto ad una semplice sanzione amministrativa pecuniaria, senza neanche aumentare la portata della stessa rispetto al precedente regime legislativo. Un colpo basso, capace però di salvare, giusto per citarne uno, un certo Scajola. Ma visto che la grande coalizione va molto di moda, allora facciamo anche un altro nome, quello di Penati.

Capolavoro – Bianconi, Calabria, Centemero, Ravetto e Francesco Saverio Romano sono i firmatari di tale scempio, che vanno a distruggere il terzo pilastro su cui si era fondato il processo di mani pulite, dopo che, de facto, anche i reati di corruzione e di falso in bilancio hanno subito una sostanziale depenalizzazione.  Su mani pulite ci sarebbe molto da dire, certo, ma questo non toglie la gravità di quanto proposto. Il capolavoro è completo, mentre l’Italia sempre più al buio. Un governo il cui scopo fondamentale, insieme al rilancio italiano, era quello di responsabilizzare i Partiti e riguadagnare la fiducia degli italiani, a distanza di neanche sei mesi dimostra quanto, in realtà, quest’ultima sia stata una priorità presto svanita.

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La legge non cambierà, ma… – Difficile che il PD – a giudicare dai primi commenti – possa appoggiare un’azione di tale tipo, definita irricevibile. Certo che, negli ultimi giorni, tra il decreto del fare modificato in negativo all’ultimo momento – digital divide e tetto agli stipendi dei supermanager pubblici su tutto – e la pessima scena  portata da alcuni membri del Parlamento verso Matteo dell’Orso, la coalizione di governo appare sempre più incapace e indegna di far fronte ai veri problemi di questo Paese, mentre le tensioni al suo interno aumentano giorno dopo giorno. Oltre allo scontro tra Pd e PdL non bisogna dimenticarsi dei giochi di potere all’interno del Partito di Epifani. E mentre tutti stanno a guardare, ora, non solo si tituba sui provvedimenti fondamentali per l’Italia, ma si cerca anche di peggiorare le cose.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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