Dentro e fuori le pagine di un libro – Aquarium di Marcelo Figueras

10/09/2015 di Ginevra Montanari

Un uomo abbandonato della moglie, in una disperata ricerca che lo porta a Tel Aviv, nel mezzo della Seconda Intifada del 2000. Al Festival della letteratura di Mantova viene presentato il nuovo libro dell'autore argentino, per guardare certe difficili realtà oltre i luoghi comuni.

Il romanzo non è solo evasione. Spesso non è neanche cultura intellettuale. Qualche volta, una buona lettura aiuta a comprendere meglio se stessi, e ciò che ci circonda. Apre gli occhi, letteralmente. Accade con i grandi e insospettabili classici, come I Promessi Sposi, Il Giardino Segreto, o Il Piccolo Principe. Ma anche con le novità del nostro secolo. L’argentino Marcelo Figueras fa il suo ritorno con “Aquarium” – L’Asino d’Oro – che domani presenterà al Festival della letteratura di Mantova. Oltre trecento gli eventi disseminati lungo il tour italiano, presenti all’appello anche Pordenone, Roma e Taormina.

Scrittore, sceneggiatore, giornalista molto impegnato, Figueras ha riscosso successo con “Kamchatka”, storia di un fenomeno di importanza globale vincitrice del Premio Scanno 2014 – quella dei desaparecido -, raccontata dal punto di vista di un bambino. Gli sono molto cari i temi scottanti dei nostri giorni. Simpatizza per il diverso, e storce il naso di fronte ai grandi vertici, che allertano astutamente contro pericoli in realtà inesistenti. Un po’ come la caccia alle streghe e il bisogno primordiale di un capro espiatorio, oggi quella frustrazione per ciò che non si possiede, viene indirizzata verso chi mette in “pericolo” il proprio posto di lavoro. Come se un qualsiasi migrante potesse aggiudicarsi il mestiere, più o meno ben pagato, di un comune cittadino. Aquarium però non si ferma solo a questo: abbraccia l’ambizioso contesto di una guerra infinita, quella tra israeliani e palestinesi.

Ulises Rosso è uno psichiatra argentino. Viene abbandonato dalla moglie, la quale, senza alcun preavviso, parte con i figli. Destinazione: Israele. Ulises, nella disperata ricerca, capita a Tel Aviv nel bel mezzo della Seconda Intifada del 2000: una grande insurrezione del popolo palestinese contro l’oppressione israeliana. Attraversa un paese devastato dalla violenza, con la foto dei figli ben alzata, cercando di farsi comprendere. Nessuno lo capisce. O forse nessuno gli fa caso. Non hanno certo il tempo per cose di questo genere, hanno già abbastanza problemi, gli abitanti di Israele. La situazione sembra in qualche modo aggiustarsi quando incontra l’artista Irit, che imparerà a conoscere attraverso un nuovo linguaggio, un codice tutto loro.

Una denuncia contro l’intolleranza, la non accettazione del diverso, lo smarrimento interiore. Il  conflitto fra Israele e Palestina è più che esasperato, in questo senso: un territorio così piccolo, ma in cui metà delle popolazione vorrebbe annientare l’altra, nella convinzione che non ci sia altro modo. L’Occidente quante volte si è interrogato su tutta la questione? Quanti dibattiti hanno infiammato i canali? Quanti confronti tra amici e parenti? Quante volte si è screditato un mondo in cui la convivenza civile sembra impossibile? Eppure ognuno di noi fa lo stesso, nel proprio piccolo: non si sopporta di vivere là dove regna chi è troppo diverso. Chi è straniero, chi omosessuale, chi ha perso tutto. Questo non è mai cambiato, e la letteratura ce lo racconta ancora oggi, tra terrorismo, guerre, sfruttamento, e interessi di ogni genere. Forse sperando, prima o poi, in un risveglio collettivo, fuori dalle pagine di un libro.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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