Denis Verdini e Matteo Renzi: storia di un rapporto decennale

10/06/2015 di Ludovico Martocchia

Il fedelissimo di Berlusconi è pronto ad abbandonare la nave. Il nuovo approdo? Il gruppo misto, orientato verso il governo Renzi. Un rapporto, quello tra i due toscani, che ha radici profondissime e che potrebbe portare ad una prevedibile unione.

«Silvio, devi assolutamente conoscere una persona. Non è dei nostri, ma è in gamba, è uno bravo». Sono parole del lontano 30 marzo 2005 di Denis Verdini, fedelissimo dell’allora premier Silvio Berlusconi. Si riferiva al giovane presidente della provincia di Firenze Matteo Renzi. Così, nella prefettura del capoluogo toscano, con ogni probabilità, è avvenuto il primo incontro tra l’uomo di Arcore e l’uomo di Rignano. Verdini è stato il tramite tra i due, li ha presentati negli anni di massima ascesa del berlusconismo, li ha fatti incontrare più volte, fino ad arrivare al famoso patto del Nazareno del 18 gennaio 2014. E ora, dopo che tutti hanno dato per finito l’accordo sulle riforme, il primo “forzista” rimarrà sulla barca del governo renziano per evitare di andare a fondo insieme con il centro-destra berlusconiano. Nel bivio, tra il re decaduto e il giovane rampollo, tra Forza Italia senza bussola e il Pd nelle mani dell’uomo forte, Verdini sceglierà la strada più facile, quella del suo conterraneo: un salto dal berlusconismo al renzismo, si potrebbe dire.

Eppure, non è solo negli ultimi sedici mesi di governo Renzi che Verdini ha dimostrato una certa sintonia con il Rottamatore. Dal 2001 è coordinatore in Toscana di Forza Italia, socio de “il Foglio”, presidente del Credito cooperativo fiorentino, ma soprattutto amministratore della Ste (fallita nel 2014), la società editrice di giornali locali, come il “Giornale della Toscana”, il “Cittadino” e “Metropoli”. Proprio da editore ha conosciuto Tiziano Renzi, distributore di giornali, padre di Matteo. Negli anni in cui il figlio è stato a capo della provincia, la Florence Multimedia, praticamente una società di marketing, comprava spazi pubblicitari sugli stessi giornali di Verdini. Insomma è la dimostrazione di come Verdini, l’uomo più fidato del Cavaliere dopo Marcello Dell’Utri, e Matteo Renzi siano legati da un rapporto di lunga data. Non sono un caso le dichiarazioni pubbliche nel 2008 del coordinatore del Pdl: «Renzi è uno in grado di rompere gli schemi. Certo, oggi è un candidato del Pd: ma se poi di là saltasse tutto e si facesse un percorso insieme, non escludo nulla».

In sostanza, Verdini non hai mai nascosto la volontà di arruolare il fiorentino tra le fila del Popolo della Libertà. A tal punto che nel 2012 è uscito un documento stravagante, che circolava tra i parlamentari berlusconiani: La Rosa tricolore”, un progetto per vincere le elezioni politiche del 2013. È un vero e proprio piano del centro-destra per sconfiggere il Pd alle elezioni, con la particolarità del sostegno ad una candidatura Renzi. Il documento parla da solo: «Bisogna che Renzi si candidi da solo con la sua lista e apra a tutti coloro che condivideranno il suo programma, ovviamente preventivamente concordato. A quel punto la coalizione del centrodestra si confronterà con Renzi e deciderà di sostenerlo per unità di vedute e di intenti». Dopo aver escluso le candidature di Montezemolo (“troppo elitario e tentennante”), di Alfano (“non crea trascinamento ed emozioni”) e di Passera (“privo di carisma e capacità decisionali forti”), si approda all’unica in grado di creare un anello di congiunzione con il Cavaliere. «La sola cosa, folle o geniale, che siamo certi si potrebbe fare è il coinvolgimento del solo giovane uomo che ci fa vincere: Matteo Renzi». Non è andata così, ma l’interesse verso il sindaco di Firenze era più che mai chiaro.

In un certo senso, attraverso modi differenti, Renzi è diventato premier anche grazie all’appoggio per le riforme di Forza Italia e in primis di Berlusconi – sempre con il solito Patto del Nazareno. Tale appoggio è saltato, come ormai si ripete da mesi, dopo l’elezione al Quirinale di Sergio Mattarella, vista come un tradimento dei democratici dell’accordo stipulato un anno prima nella sede del Pd. Non esiste nessun Renzi candidato con il centro-destra come sostenevano le pagine di Rosa Tricolore. Ora è Verdini che passa al lato opposto: la spaccatura con l’ex-Cav è troppo profonda. Secondo il Fatto Quotidiano sarebbero tredici i senatori pronti a passare al gruppo misto. Di questo si è discusso nel vertice di ieri sera a Palazzo Grazioli. Con il toscano ci sarebbero anche altri due fedelissimi come Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Mentre secondo altre indiscrezioni (Corsera) Berlusconi avrebbe detto: «Se decide di andarsene, Denis porterà via da Forza Italia un solo senatore. Gli conviene? E poi voglio vedere che cosa diranno i vari Raffaele Cantone se il governo Renzi accoglierà nella maggioranza Denis e la sua compagnia di giro…».

Ed effettivamente non ha tutti i torti. Non dimentichiamoci che Verdini è stato rinviato a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta del Credito cooperativo fiorentino, è indagato per corruzione nell’inchiesta romana sulla P3, è anche accusato di un’altra bancarotta fraudolenta in riguardo al fallimento della Ste. Infine la guardia di finanza ha sequestrato beni alla sua società Settemari per 12 milioni di euro, nell’ambito di un’inchiesta per truffa per un’indebita percezione di fondi per l’editoria.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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