Il DEF, tra sogni e realtà

10/04/2014 di Giovanni Caccavello

Martedì 8 Aprile il Consiglio dei Ministri ha approvato il DEF. Diversi provvedimenti interessanti ma giudizio generale rimandato a dopo l'approvazione del parlamento. Quasi metà degli 80 Euro verranno "mangiati" dalle nuove tasse, mentre quasi un terzo delle risorse destinate al taglio IRPEF saranno una tantum

Tra sogni e realtà – Il Consiglio dei Ministri ha approvato ed illustrato alla stampa il nuovo Documento di Economia e Finanza (DEF). Molti sono i punti che vengono toccati dal governo, a partire dal taglio delle tasse per i lavoratori dipendenti al taglio degli stipendi dei manager pubblici, passando per un piano di privatizzazioni e per l’aumento delle aliquote delle rendite finanziarie.

Una buona parte di questi provvedimenti, che per ora rimangono ancora solo sulla carta, sembrano molto interessanti e tra mercoledì e giovedì hanno ricevuto apprezzamenti sia dal Fondo Monetario Internazionale che dall’Unione Europea. A questo va però aggiunto che giudicare l’operato del governo adesso sarebbe abbastanza prematuro. Il testo, infatti, dovrà essere presentato in Parlamento e votato dall’aula.

Viste le prime reazioni del Movimento 5 Stelle – ai quali parlamentari ci piacerebbe chiedere cosa vorrebbero proporre di concreto – e di Forza Italia – sulla quale evitiamo di esprimerci vista la mancanza di una visione comune al suo interno – è però legittimo pensare che gli emendamenti per modificare il decreto saranno molti. Di conseguenza è giusto credere che dei giudizi generali sul DEF dovranno venir espressi solo una volta che il testo verrà approvato dall’aula dopo la battaglia parlamentare.

Blietkrieg – Come ripetuto dal neo-Premier Renzi in modo ormai automatico, il governo punta ad agire in modo rapido. Per utilizzare un termine militare, la strategia politica del nuovo esecutivo sembrerebbe essere fondata sul “Blitzkrieg” (parola tedesca traducibile in “Guerra Lampo”) piuttosto che su una visione organica di lungo termine.

Matteo Renzi durante il discorso con cui ha chiesto la fiducia alle Camere.
Matteo Renzi durante il discorso con cui ha chiesto la fiducia alle Camere.

Non passa giorno, infatti, che Matteo Renzi non ripeta che il governo farà una riforma al mese e anche durante l’ultima conferenza stampa ha ricordato come la riforma sul lavoro è stata appena approvata dal consiglio dei ministri, la riforma della Pubblica Amministrazione avverrà entro fino aprile, la riforma del fisco a maggio e la riforma della giustizia a giugno”. L’obiettivo (o sogno del governo) è quello di completare un percorso di riforme nei primi 100 giorni. La realtà dei fatti è leggermente diversa visto che, ad esempio, il governo non rilascia alcuna data precisa sul taglio del 10% dell’IRAP poiché il DEF spiega solamente che “verrà introdotto uno specifico provvedimento a breve”. Probabilmente questa misura potrebbe diventare effettiva verso la fine dell’anno, viste le ultimissime indiscrezioni.

Cosa cambia – Molti sono i punti sui quali il Governo ha deciso di intervenire. Il più importante è ovviamente quello del taglio delle tasse per tutti i lavoratori dipendenti che attualmente guadagnano meno di 1.500 euro netti al mese. Questa manovra dovrebbe garantire a circa 10 milioni di lavoratori (e cioè a meno della metà di tutti gli occupati Italiani) 80 Euro in più in busta paga al mese, per un totale di circa 1000 Euro. Questa manovra, che coprirà solamente gli ultimi 7 mesi del 2014, costerà al governo circa 6,7 miliardi ma diversi sono ancora i punti interrogativi. Il primo grosso punto di domanda riguarda come questo governo riuscirà a recuperare quasi 7 miliardi di Euro per poter effettuare l’operazione. Secondo le cifre che si nascondono nel DEF si può evincere come il governo punti a recuperare 4,5 miliardi dai tagli alla spesa pubblica mentre gli altri 2,2 miliardi dovrebbero arrivare da un maggior gettito IVA (provvedimento una tantum) e dall’aumento della tassazione (dal 12% al 26%) sulle plusvalenze delle quote possedute dalle banche in BankItalia (altro provvedimento “una tantum” ed in più retroattivo).

Da qui possiamo quindi quindi facilmente capire che  1/3 del finanziamento per l’aumento delle buste paga di 10 milioni di italiani deriverà da interventi non strutturali. Altrettanto facilmente, è intuibile prevedere che il governo si troverà a dover intervenire nuovamente in questo ambito per poter garantire gli 80 Euro mensili anche nel 2015 e negli anni futuri.

Altre misure – Come scritto fin dall’inizio altre misure fanno ben sperare. Una su tutti riguarda il taglio dei salari dei manager pubblici sotto i 238-239 mila Euro – cifra guadagnata dal Presidente della Repubblica. Tutti i manager pubblici, tranne i manager delle aziende di stato quotate in borsa, non potranno quindi guadagnare più di Giorgio Napolitano. Questa decisione dovrebbe far risparmiare alle tasche degli Italiani tra i 350 ed i 400 milioni di Euro all’anno.

Questo è sicuramente un buon passo avanti ma si spera che molti altri passi concreti possano venire fatti nel corso dei prossimi mesi al fine di ridurre una spesa pubblica che, secondo quanto riportato dall’Istituto Bruno Leoni alla fine del 2012 (qui il link), risulta essere di 4 punti percentuali superiore a quella tedesca. Ciò vuol dire che l’Italia, un paese con oltre 20 milioni di persone in meno rispetto alla Germania, spende tra i 50 ed i 60 miliardi in più all’anno rispetto a quest’ultima. Un “taglio” del genere permetterebbe, per esempio, di abolire in toto l’IRAP (33 miliardi nel 2012) e contemporaneamente di tagliare il 10%-15% di IRPEF (cifra maggiore degli 80 euro previsti dal governo Renzi visto che nel 2012 lo stato ha incassato circa 151 miliardi dal gettito IRPEF… ma i calcoli li lasciamo fare a voi) oppure di ridurre il debito della metà nel giro di 20 anni come richiesto dall’Europa. Giusto “pour parler”.

Ultime considerazioni – All’interno del DEF il governo indica anche la (giusta) volontà di portare avanti le idee del Governo Letta di privatizzare alcune società sotto controllo dello Stato per un totale di 10-11 miliardi (0,7% del PIL) e di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie. Speriamo solo che le queste privatizzazioni siano vere e non aprano ad una nuova stagione di “privatizzazioni all’Italiana” (qui il link di un nostro articolo che riguarda proprio questo capitolo) e che la tassazione sulle rendite finanziarie non produca lo stesso effetto della Tobin Tax introdotta a fine 2013 (qui link).

La tassazione sulle rendite finanziare non sembra l’unica che colpirà gli Italiani. Secondo alcune indiscrezioni, gli 80 Euro in busta paga potrebbero venire “mangiati” subito dalla nuova TASI poiché moltissimi sindaci sarebbero intenzionati ad aumentare ulteriormente le aliquote. Secondo quanto riportato da Repubblica, a causa delle nuove tasse, TASI in testa, degli 80 euro “aggiunti” in busta paga, ne verranno sottratti circa 33-35. La morale della favola sembra che un aumento per 10 milioni di lavoratori porti a tasse in più per tutti quanti, anche coloro che gli 80 euro non li riceveranno.

Conclusione – Infine, è giusto ricordare che, come viene scritto nel testo del DEF (qui il link), il Prodotto Interno Lordo crescerà dello 0,8% nel 2014 e dell’1,3% nel 2015. Gli effetti maggiori deriveranno però dai provvedimenti introdotti dai governi Monti e Letta. Renzi farà in fretta a fregiarsi del titolo di “salvatore della patria” e di “riformatore” ma al momento attuale crediamo che l’Italia abbia davvero bisogno di riforme serie. Speriamo quindi che il governo possa un giorno rendersi conto che i sogni e la realtà sono due cose poco conciliabili tra di loro, specialmente nel breve periodo.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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