Decreto del fare: quando le buone intenzioni non sono tutto

16/06/2013 di Federico Nascimben

Sono stati approvati alcuni provvedimenti di cui si sentiva la necessità, ma si può e si deve fare di più

Decreto del fare

Con il decreto del fare la fase 1 del Governo Letta ha avuto inizio. La prossima settimana, infatti, si prevede l’approvazione del pacchetto semplificazioni e di quello imperniato sui provvedimenti per il lavoro. Per utilizzare le parole di Letta, il fine del provvedimento è quello di “rilanciare l’economia del nostro Paese, perché gli italiani che vogliono fare possano rilanciare l’economia“. Dal comunicato del Governo si evince che il dl rechi “misure urgenti in materia di economia”, il cui intento – fra gli altri -, coordinato con il ddl semplificazioni, è quello di accogliere le raccomandazioni della Commissione Europea del 29 maggio. Ma cerchiamo di analizzare quelle che sono le misure approvate, dato che si tratta di un decreto piuttosto eterogeneo che si compone di ben 80 articoli, per poi darne un giudizio.

Equitalia e rapporto fisco-cittadini – La prima casa, per i debiti tributari fino a 120 mila euro, non sarà più pignorabile. “Per i debitori meno abbienti le rate possibili per saldare i propri debiti con l’Erario saliranno da 72 a 120“, tale rateizzazione, inoltre, verrà meno non più dopo due rate consecutive non pagate, ma dopo otto rate non consecutive tra loro. Viene rivisto anche il c.d. aggio, ovvero la percentuale che spetta ad Equitalia per la remunerazione del lavoro svolto, dato che questa “dovrà accontentarsi del pagamento delle spese”. Tali provvedimenti, sempre secondo il Ministro Alfano, sono stati approvati perché “il cittadino deve tornare a percepire lo Stato come amico“.

Giustizia civile e recupero crediti – Tra le misure più urgenti, com’è noto, vi sono quelle relative alla lunghezza dei tempi dei processi civili (oltre mille giorni in media) e, di conseguenza, anche alle lungaggini che si registrano nelle procedure di recupero crediti, i cui tempi, in Italia, sono cinque volte superiori rispetto alla media dei Paesi OCSE (fonte Banca d’Italia) e ci collocano al 158° posto nelle graduatorie mondiali. Per cercare di risolvere questi annosi problemi il Ministro Cancellieri ha predisposto due soluzioni: la prima si basa sul ripristino della mediazioni obbligatoria (precedentemente bocciata dalla Corte Costituzionale per eccesso di delega) “per cercare di non arrivare nemmeno al processo“; la seconda, invece, si basa su “una terapia d’urto che si sviluppa da un lato nell’abbattimento dell’arretrato e promuove in una serie di misure per migliorare l’efficienza del sistema giustizia, come l’istituzione del cosiddetto ufficio del giudice, composto reclutando personale preparato – studenti e studiosi – per assistere i giudici nell’attività istruttoria delle cause“. Infine, dato che “la maggior parte dei ritardi è soprattutto presso le Corti d’appello“, qui vi ” andranno a lavorare 400 magistrati onorari selezionati tra avvocati e giuristi“. L’obbiettivo del governo è quello di “tagliare” un milione di processi nel giro di cinque anni.

Bonus investimenti per le imprese – Il Ministro Zanonato ha previsto l’introduzione di prestiti a tasso agevolato, pari alla metà del tasso di mercato, messi a disposizione della Cdp (Cassa Depositi e Prestiti) per le aziende che intendono acquistare nuovi macchinari industriali. La somma stanziata è pari a 5 miliardi di euro ed ogni impresa potrà chiedere fino ad un massimo di due milioni. Certo è, che in una situazione come quella odierna, occorrerebbe cercare di risolvere il problema dei fallimenti delle pmi, piuttosto che inaugurare misure atte a incitare investimenti. Non sarà certo un tasso alla metà di quello di mercato a permettere a migliaia di aziende sull’orlo del fallimento di rinnovare, nè di salvarsi.

Infrastrutture – Si prevedono risorse per tre miliardi di euro per finanziare opere infrastrutturali, con una ricaduta occupazionale stimata in 30 mila nuovi posti di lavoro. A tal fine, secondo le parole del Ministro Lupi, è istituito”un fondo di 2 miliardi di euro che viene messo a disposizione per opere strategiche, cantierabili entro il 31 dicembre 2013 o già cantierate“. Non si tratta di nuove spese per lo Stato, ma di un “utilizzo temporaneo di risorse già allocate, ma che non verrebbero utilizzate nel breve periodo in quanto l’avanzamento dei lavori  non lo rende necessario“, le quali verranno comunque “prontamente riallocate“, sempre secondo le parole del Ministro Lupi.

Scuola e università – Viene previsto lo sblocco del turn-over dal 20 al 50% nelle università, in modo da poter assumere – stando alle dichiarazioni del Ministro Maria Chiara Carrozza – “1.500 ricercatori di tipo B e circa 1.500 professori ordinari“, cominciando così a “reimmettere risorse umane nell’università“. Vengono poi previste delle borse di mobilità, pari a “cinque milioni per il 2013 e per il 2014, 7 milioni per il 2015,  […] a favore di studenti che, avendo conseguito risultati scolastici eccellenti, intendano iscriversi per l’anno accademico 2013-2014 a corsi di laurea in regioni diverse da quella di residenza“, così si legge nel comunicato del Governo. Infine, grazie al cointervento dell’INAIL, vengono stanziati 100 milioni di euro per il riassestamento dell’edilizia scolastica.

Pubblica Amministrazione – Assieme all’eliminazione di alcune certificazioni inutili e alla semplificazione  per certi procedimenti, viene previsto, in via sperimentale, l’introduzione di una sanzione, pari a 50 euro al giorno, fino ad un massimo di 2.000 euro, a carico della PA per ritardi nella conclusione di procedimenti amministrativi, ma solo se il “il titolare del potere sostitutivo (cioè chi subentra al funzionario ‘ritardatario’) non conclude la procedura“, così recita il comunicato del governo.

Gli altri provvedimenti – Come detto, vista l’eterogeneità del provvedimento, sono previsti tutta una serie di altri interventi: si va dall’istituzione di zone a “burocrazia zero”, all’agenda digitale; dalla liberalizzazione del Wi-fi, alla riduzione delle bollette elettriche di 550 milioni di euro all’anno; dalla forte riduzione della tassazione sulle imbarcazioni al potenziamento del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI; assieme a tutta una serie di misure per l’ambiente.

Alcune considerazioni – Dopo una trafila di proclami il governo è passato all’azione e alcuni provvedimenti sono apprezzabili. Ma il limite principale, come noto, è costituito dalla mancanza di risorse: occorre quindi fare di più per liberarne di nuove, agendo in primis sul taglio della spesa pubblica improduttiva. Il decreto approvato oggi rappresenta perciò soprattutto una boccata d’ossigeno di cui si sentiva il bisogno, ma è inutile – ovviamente, occorre aggiungere – aspettarsi miracoli: probabilmente i provvedimenti che otterranno maggior successo saranno quelli che non prevedono stanziamenti di risorse, ma anzi provvedono alla riorganizzazione e razionalizzazione dell’esistente. Per il resto, continueranno a permanere i soliti “vecchi” problemi che storicamente caratterizzano il nostro Paese, i quali, finché non troveranno soluzione, non permetteranno all’Italia di riprendersi e di liberarsi da queste zavorre per la ripresa della crescita economica: stiamo parlando dell’eccessivo cuneo fiscale, di un’amministrazione inefficiente, della mancanza di investimenti in ricerca – perché anche in questo campo le misure inaugurate sono state minime -, del problema infrastrutture e servizi che caratterizza soprattutto il meridione, dell’evasione fiscale e della corruzione (e la lista ovviamente non finisce qui). Un inizio, quindi, ma ben lontano dall’essere il mezzo per quel “rilancio dell’economia” sostenuto da Letta. Per quello il governo dovrà avere il coraggio di incidere più a fondo, anche a costo di scontrarsi con quei poteri che da anni lasciano l’Italia nell’immobilismo più assoluto.

Decreto del fare, possibili effetti collaterali? – Se da una parte, vista la situazione di grave crisi, si sentiva il bisogno di una  maggiore rateizzazione dei pagamenti da effettuare ad Equitalia, dall’altra resta da valutare l’impatto che avrà sul mercato immobiliare (e non solo) l’impignorabilità della prima casa – ma solo se questa è l’unico immobile di proprietà del debitore – e, “per tutti gli altri immobili“, l’innalzamento del limite minimo del debito, da 20 a 120 mila euro, perché il riscossore possa procedere all’esproprio. Il rischio che tale misura abbia degli effetti perversi sul mercato appare più che possibile. Per ciò che attiene la giustizia civile la soluzione va verso la giusta direzione, cioè quella di sfavorire il ricorso alle vie giudiziarie, attuando metodi di risoluzioni delle controversie extragiudiziali: ma fin quando non verranno risolti i problemi organizzativi interni ai tribunali e le differenze nei tempi fra le varie zone del Paese poco cambierà.

PS: a questo link potete trovare il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri a seguito dell’approvazione del decreto.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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