Decreto del fare (ma non troppo)

24/07/2013 di Andrea Viscardi

Il testo passa alla Camera ma viene modificato in alcuni punti chiave

Decreto del fare

 

Wi-Fi libero – Sembrava non dovesse esservi più spazio per il “wi-fi libero”, invece, con un colpo di coda,  poco prima del voto della Camera, la Commissione Bilancio ha modificato il decreto del Fare eliminando quei fastidiosi vincoli di monitoraggio e registrazione dei dati che avrebbero compromesso, de facto, l’espandersi del wi-fi all’interno delle attività commerciali. Per una questione risolta per il meglio, naturalmente, emergono invece due nuove criticità, peraltro molto significative.

Digital divide in crisi – La prima questione è che, nel contempo, sono stati tagliati 20 milioni del fondo dedicato all’eliminazione del digital divide. Come avevamo spiegato nei mesi scorsi, il problema del digital divide è uno dei cancri che colpiscono il nostro Paese in materia tecnologica, relegandolo tra le nazioni più arretrate d’Europa. Ma il digital divide non è meramente un problema di connettività. Influisce pesantemente anche attività economiche e lo sviluppo territoriale, andando a inficiare sul PIL nazionale – si stima tale problema costi all’Italia più di un punto all’anno. Dei 150 milioni a disposizione sino al 2014, cifra comunque modesta nell’ottica di rendere accessibile a tutti gli italiani una banda di almeno 2 Megabit, ora ne restano 130, e gli obbiettivi saranno difficilmente raggiungibili. Decisione ancora più assurda se si considera come, invece, non si sia andati a fare economia sui fondi dedicati agli enti televisivi locali. Insomma, è più urgente mantenere vivo il regime di fondi verso televisioni che, da anni, vivono solo per ricevere sussidi statali.

Salvate i supermanager!- Il secondo cambiamento che ha suscitato forti polemiche è quello inerente ai tetti sullo stipendio dei manager pubblici. La questione ha dell’imbarazzante: al testo del decreto, in Commissione, sarebbe infatti stato aggiunto un “non”, capace di modificare in toto il senso originale, escludendo dal tetto salariale i manager delle società che svolgono servizi d’interesse generale, anche di rilevanza economica. Riassunto? I supermanager delle Ferrovie, della Rai e delle Poste possono stare tranquilli. Inutile sottolineare come, nello stesso PD, sia subito scoppiata la polemica. Franceschini corre ai ripari, promettendo di modificare nuovamente il testo in Senato. Tutti parlano di “errore”, nessuno si domanda come sia possibile – per errore – far comparire un “non” così pesante proprio nell’articolo dedicato ai manager pubblici.

“Il compenso stabilito ai sensi dell’articolo 2380, terzo comma, del codice civile, dai consigli di amministrazione delle società non quotate, nonchè delle società che non svolgono servizi d’interesse generale, anche di rilevanza economica, di cui all’articolo 4, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n.95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.135 direttamente o indirettamente controllate dalle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può essere superiore al trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione”.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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