Decreti pendenti, questa volta potrebbero fare la differenza

18/07/2014 di Giacomo Bandini

Senato della Repubblica

Come ogni anno legislativo che si rispetti, arrivati nella seconda metà di luglio, si parla anche di vacanze all’interno dei palazzi del potere. Il problema, però, non è più diventato quanti giorni di ferie avranno a disposizione, bensì quanto in fretta impiegheranno a convertire i decreti pendenti prima che arrivi l’immobilismo di agosto. In questa tornata, sotto l’egida del governo Renzi vi sono provvedimenti estremamente importanti per il Paese. Alcuni di essi sono stati promessi dal premier nei primi giorni della sua salita al potere. Di seguito un’analisi su quali sono i più importanti, quando scadono e perché non sono ancora stati approvati.

Come annunciato sia dal governo sia, in modo trionfante, dal Movimento 5 Stelle, le grandi riforme sono state rinviate a settembre, dopo la pausa. La conferenza dei capigruppo ha infatti deciso di rinviare alla prima settimana del dopo vacanza il voto sul ddl costituzionale, mentre la discussione generale è stata fissata per giovedì 1 e venerdì 2 agosto. Dunque, la pietanza principale del dibattito politico non è affare estivo. La discussione generale non produce esiti decisivi, tantomeno vincolanti.

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Procedendo in ordine cronologico, il primo instradato verso la conversione estiva è il decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 recante “Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo.”. Peculiare come un atto legislativo volto a favorire cultura e, soprattutto, turismo sia slittato verso la fine della stagione turisticamente più attiva per l’Italia. Scade il 30 luglio e pochi giorni fa è stato all’odg. delle Commissioni VII e X del Senato, senza però risultati concreti. Rischia di decadere senza che venga posta la fiducia sul decreto.
Di fondamentale importanza è il decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”. In scadenza il 23 agosto, data feriale per i parlamentari e i dipendenti delle Camere, e transitata in Commissione I della Camera il 7 luglio. La semplificazione della macchina statale non rischia di fatto il rinvio o la decadenza. Arriverà dopo l’esame preliminare di oltre 1500 emendamenti in Aula alla fine di luglio, dopo il voto definitivo su di un altro decreto pendente: il dl “Carceri” .
Un altro contenitore multiplo di provvedimenti è in scadenza sempre il 23 agosto. Si tratta del dl 24 giugno 2014, n. 91 che reca seco “Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea”. In poche parole, un po’ di tutto. È risaputo quanto il premier abbia spinto sulla messa in sicurezza degli edifici scolastici e quanto calda sia la situazione delle imprese italiane, nonostante la notevole crescita delle esportazioni da maggio. La prima parte del decreto, relativa al settore agricolo, sta molto a cuore al ministro Alfano in quanto rivede le misure sulla contraffazione dei prodotti tipici e sui controlli interni di qualità. Per quanto riguarda le imprese vi sono ben 16 capi su 35 nel decreto e le misure riguardano principalmente la competitività del settore. Alla luce di ciò, sicuramente non verrà lasciato decadere e molto probabilmente dovrà essere applicato il meccanismo della fiducia.

Con le riforme istituzionali in stand-by e in fase di definizione l’attenzione parlamentare dovrà così concentrarsi sui decreti pendenti e la loro attuazione. Se, poi, si osservano bene i contenuti di tali provvedimenti se ne comprende a pieno la portata. Sono assai più concreti del fumoso dibattito sul Senato e sulla Legge elettorale che non avranno effetto alcuno nell’immediato, ma si tratta di riforme di amplissimo respiro. È assai più importante concentrarsi sulle misure di rilancio dei macrosettori, specialmente in un annata che ha donato ancora troppo poco dal punto di vista delle misure concrete.

Con Grecia e Spagna in apparente ripresa rischiamo di diventare definitivamente il fanalino di coda d’Europa. Per quanto riguarda la questione tecnica solamente in pochi casi si dovrà ricorrere alla fiducia e, laddove si userà, non potrà essere oggetto di troppe proteste da parte delle opposizioni. L’ostruzionismo a oltranza è un’arma a doppio taglio, si sa, permette di ottenere qualcosa (rinvii e riflessioni) e di perdere altro (mancato dibattito e uso della fiducia).

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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