Decadenza Berlusconi: quel muro contro muro utile solo alla crisi del Paese

10/09/2013 di Andrea Viscardi

I partiti si rivelano, ancora una volta, il vero male del sistema Italia

Giunta Decadenza Berlusconi

Decadenza Berlusconi – Come si poteva prevedere, la giunta, che dovrebbe decidere del futuro di Silvio Berlusconi in Senato, si è rivelata essere niente meno che un’altra occasione per inscenare un siparietto senza capo né coda, ma capace, come sempre, di distrarre gli italiani dai problemi veri del Paese. Infatti, i mercati hanno talmente tanta fiducia nell’operato del nostro governo e nella sua stabilità che, per la prima volta, lo spread spagnolo raggiunge livelli inferiori ai nostri, mentre le previsioni di crescita di Madrid crescono e l’export aumenta. Insomma, anche sulla via della ripresa, la Spagna sull’orlo del baratro è riuscita, considerate le nuove stime descritte da Visco in mattinata, a superare l’Italia.

Pd e PdL? Hanno entrambi torto – L’Italia, appunto. Quell’Italia divisa, oggi, tra berlusconiani e antiberlusconiani, come se il destino del Paese dipendesse in tutto e per tutto dal fatto che in Senato una poltrona smetta di essere occupata dal presidente del PdL, che comunque non smetterebbe di essere presidente del partito. Una popolazione che, anche aiutata dalla politica, non riesce neanche più a riflettere in modo oggettivo e riflessivo, sempre che ci sia mai riuscita. E così, tra chi vuole costruire un ceppo e giustiziare il nemico e chi, invece, pensa di aver davanti Gesù Cristo perseguitato dai Romani, l’Italia perde il buon senso e ragiona per pregiudizi e semplicismi. In questa storia, il cui finale è già stato scritto da tempo, non c’è chi può, in conclusione, avere ragione. A giochi fatti, PD e PdL hanno torto entrambi. Chi perché dimentica come, il famoso giudice gorilla di Acchiappa-citrulli, raccontato da Collodi, non sia esattamente un esempio, chi perché sotterra il senso di responsabilità e la morale.

Decadenza Silvio berlusconiLe dimissioni erano un dovere – Il primo problema è che, in Giunta, non sarebbe dovuto arrivarci nessuno. Silvio Berlusconi, proprio perché continua a parlare di responsabilità, avrebbe dovuto rassegnare le dimissionidal suo ruolo di Senatore. Poco conta il discutere la sentenza e i vizi che, innegabilmente, vi sono stati nel procedimento, è una questione di principio. Un condannato non deve stare in Parlamento. Stare fuori dal Senato, poi, non vuol dire perdere la guida del Partito. E da lì, Berlusconi, avrebbe potuto continuare a combattere la sua battaglia, magari lavorando per una revisione della sentenza e dimostrando a tutti che, comunque, un terzo degli italiani era con lui.

Ma, arrivati in giunta …. – Il PD, invece, sbaglia, forse, in modo ancora peggiore. Perché crede proprio di essere il giudice descritto da Collodi, magari in un tribunale situato nella vecchia Russia. Il Partito Democratico è quel partito nel quale, alcuni senatori presentavano, l’8 luglio 2013, un disegno di legge per sottolineare la non retroattività della legge Severino – definendola  costituzionalmente illegittima. Firmatari, tra gli altri, Da Monte e Pagliaro, membri della giunta che voteranno, smentendo le loro convinzioni, per la decadenza di Silvio Berlusconi. Se nel PdL vi è stata mancanza di etica, in questo caso, sicuramente, vi è quanto meno poca serietà e interesse nel fare sempre ciò che è giusto. Una vera e propria inquisizione politica, una giunta messa in piedi solo per dare un verdetto già conosciuto, e i cui membri, senza neanche ascoltare le pregiudiziali della controparte, già sostenevano nei giorni precedenti che avrebbero votato per la decadenza.

La giunta avrebbe il potere di rinviare il testo di legge alla Consulta. Il timore che questa accolga l’incostituzionalità, però, è troppo grande. Quindi meglio evitare. Peccato che poi, Berlusconi, se tale incostituzionalità dovesse essere accertata in futuro, non solo ne uscirebbe come un perseguitato, ma come un vero e proprio martire, dando una spallata alla credibilità dei suo rivali. Come ha detto Violante “tutti hanno il diritto di difendersi” e, soprattutto, mi sento di aggiungere, un sistema che per arrivare a ciò che considera giusto utilizza scorciatoie discutibili, non è di per sé un sistema corretto.

Ed il grillo parlante? – Poco importa, anche, che qualora fosse stato rimandato tutto in Consulta, accontentando le richieste del PdL, nessuno avrebbe avuto scuse per staccare la spina al governo e la decisione successiva sarebbe stata non solo più legittimata, ma anche più giusta e oggettiva. Sarebbe passato altro tempo? Sicuramente, ma non si tratta di una gara. Perché oggi, a prescindere dai reality show tra partiti, delle sfuriate da Vespa e della contrapposizione tra berlusconiani e antiberlusconiani, questo Paese ha bisogno più che mai di un governo, e non può permettersi di andare alle elezioni. Peccato che i Partiti che lo compongono, forse, abbiano perso il grillo parlante.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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