Le tattiche di Berlusconi e la decadenza imminente

26/11/2013 di Luca Andrea Palmieri

Decadenza Silvio berlusconi

La conferenza sul caso Mediaset – La conferenza stampa di ieri di Silvio Berlusconi è, a quanto pare, l’ultimo atto prima del voto di decadenza che domani dovrebbe sancire, salvo sorprese, l’uscita del Cavaliere dalla vita politica “ufficiale” in Italia. Qual è la motivazione dietro l’evento? L’ex premier ha ricostruito la sua versione dei fatti per quel che riguarda il processo Mediaset, cambiando decisamente linea rispetto alla difesa fino ad ora portata avanti (ora i prezzi dei diritti dei film risultano, guarda caso, davvero gonfiati se confrontati ai valori di mercato) ma spostando la colpa sul terzetto che si occupava della mediazione: il manager di Mediaset Lorenzano, l’intermediario Farouk Agrama e l’ex presidente della distribuzione estera di Paramount Pictures, Bruce Gordon. I tre, secondo Berlusconi, avrebbero guadagnato ingenti cifre frodando Mediaset (e quindi lo stesso Berlusconi). La cosa sarebbe confermata da una ex collaboratrice di Agrama, Dominique Appleby, che si sarebbe detta “scioccata” quando ha scoperto “solo nel giugno 2013”, del processo all’ex premier.

Decadenza Silvio Berlusconi, Giunta autorizzazioni Senato
La decadenza di Silvio Berlusconi sarà decisa a voto palese

Il duro colpo della decadenza – Oggi, il Corriere della Sera smentisce la ricostruzione. Si smonterebbe così il castello su cui il Cavaliere intende chiedere la revisione del processo, ormai chiuso con una sentenza passata in giudicato, e quindi cercare per l’ultima volta il rinvio del voto sulla sua decadenza. Voto ormai imminente, fissato per domani sera alle 19: una giornata che potrebbe dunque essere storica per il nostro paese. L’esclusione di Silvio Berlusconi dal Senato, dopo quasi vent’anni di protagonismo politico assoluto, soprattutto al Governo, di sicuro lascerebbe molte tracce.  Sancirebbe in via definitiva l’impossibilità di ricandidarsi, nell’ottica dell’autodichia del Parlamento e creando, sulla sua persona, un precedente quasi insormontabile: un duro colpo anche per future velleità da premier. Non che, per Berlusconi, fossero in vista possibilità migliori. Retroattività o meno della legge Severino, l’incandidabilità è già scritta, si deve attendere solo che arrivi la sentenza della Corte di Cassazione per la decisione della Corte di Appello di ridurre, dopo il richiamo della stessa Cassazione, a due anni il provvedimento di interdizione dai pubblici uffici contro l’ex premier. Ghedini aveva chiesto un anno (il minimo), e l’ennesimo appello sa di richiesta fortemente politica.

Strategie e incastri – Perché alla fin fine tutti i tentativi di Berlusconi sembrano girare intorno alle prossime elezioni. La trama dei ragionamenti all’interno di Forza Italia è complessa, e pare somigliare più a un gioco di incastri che a mosse scacchistiche. L’idea che pare emergere è che sia sbagliato andare alle elezioni subito: la freschezza della condanna, nonché la quasi certezza della conferma da parte della Cassazione sull’interdizione potrebbero essere un boomerang in campagna elettorale. Ed anche una sentenza contraria della Corte Costituzionale sulla retroattività della legge Severino potrebbe avere lo stesso risultato. Meglio dunque cercare di tirare la corda, fare di tutto per confermarsi in Parlamento e prolungare il più possibile i tempi prima dell’interdizione: ci sarebbe così modo per il centro-destra di riorganizzarsi, far cadere il governo, metter su una campagna elettorale dove la “persecuzione” giocherebbe un ruolo da padrona, e provare a vincere. In caso di vittoria, il rilancio dell’immagine Berlusconiana sarebbe già pianificato: come si può pensare di non far fare il Presidente del Consiglio all’”uomo scelto dal popolo italiano”? In questo senso il mantenimento dell’attuale legge elettorale è un fattore importante, poiché renderebbe disponibile quella larga maggioranza (almeno alla Camera) necessaria per confermare la tesi appena descritta, in barba a qualsiasi esagerazione del premio di maggioranza. Senza contare che un Pdl al governo potrebbe rivedere proprio la legge Severino.

Istruzioni in caso di decadenza – Un Berlusconi fuori dal Parlamento è un Berlusconi incandidabile; il timore di un giudizio (molto probabilmente) non positivo da parte della Corte Costituzionale sulla Severino non farebbe altro che confermare questa certezza. Intanto però il voto è domani, ed evitarlo è praticamente impossibile, nonostante i molti tentativi. Da qui la conferenza di ieri all’ultimo secondo e, non ultima, la manifestazione di domani, che dovrebbe tenersi in giornata e procedere parallela al voto palese del Senato. Pare evidente l’idea di mobilitare il più possibile tutti i berlusconiani per cominciare una pre-campagna elettorale, partendo proprio dalla “persecuzione” come punto focale. Nel momento in cui Berlusconi sarà escluso dall’elettorato passivo, sarà difficile per il centro-destra portare avanti una coalizione non guidata direttamente da Berlusconi stesso. Al Cavaliere è dunque necessario iniziare a rafforzare la propria immagine di “condannato per un’ingiustizia”. Un lavoro fatto di bastone (le frasi, sempre più dure, nei confronti di Napolitano, la manifestazione di domani) e carota (la lettera ai senatori di Pd e M5S). Il tutto con, c’è da scommetterci, il motto che farà da sottofondo alla campagna elettorale :“salvare la democrazia nel paese”.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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