Ddl Pubblica Amministrazione, la marcia delle riforme continua

11/07/2014 di Giacomo Bandini

Riforma PA

Riforme in arrivo – Dopo mesi di infiniti dibattiti e polemiche, nonché qualche delusione, l’impronta riformista del premier Matteo Renzi sembra aver pervaso l’agenda politica di questi giorni. In breve tempo, infatti, sono state blindate le questioni Senato, Pubblica Amministrazione, Decreto Ilva e riforma del Terzo Settore (per maggiori dettagli su entrambe bisogna aspettare domani) e futuri rapporti Alitalia-Etihad. In conferenza stampa però Renzi ha parlato di “rivoluzione copernicana” relativamente alla Pa. Consapevoli della necessità di un cambiamento significativo in questo senso è lecito chiedersi se sarà effettivamente una rivoluzione o i vecchi schemi resisteranno alla volontà riformatrice.

Riforma Della Pubblica AmministrazioneRivoluzione copernicana? – La conferenza stampa svoltasi ieri, in seguito alla riunione del Consiglio dei Ministri, è servita principalmente a spiegare come il Cdm abbia segnato la partenza definitiva del ddl Pa. In realtà se ne parla da mesi e il ministro Madia ha illustrato più volte, pubblicamente, il proprio progetto per un’amministrazione nuova e a misura di cittadino. In particolare, relativamente a quest’ultimo aspetto, sono le parole del Presidente del Consiglio ad annunciare un segnale positivo. “Alla fine del percorso di riforma il rapporto tra cittadino e PA sarà rovesciato e dunque la PA avrà il dovere di mettere online tutti i tipi di certificati e offrire ai cittadini la possibilità di scaricarlo o di riceverlo a casa entro 48 ore.”

Verso una nuova Pa – Il testo si articola in 4 capi principali: Semplificazioni Amministrative, Organizzazione, Personale e Deleghe per la Semplificazione Normativa. Gli articoli sono 17, ma in particolare rilevano alcune novità organizzative, anche piuttosto complesse. Innanzitutto sembra piuttosto lungimirante il primo articolo relativo alla semplificazione verso cittadini e imprese. Esso contiene una serie di previsioni legate alla digitalizzazione dei dati e, di conseguenza una loro maggiore fruibilità da parte delle varie categorie di utenti. Di fondamentale importanza per un cambiamento incisivo sono anche le nuove disposizioni sull’organizzazione generale della Pubblica Amministrazione, che prevedono una riduzione degli sprechi difficile da attuare in breve tempo (art. 7, a, b, c) e il nuovo regime relativo ai dirigenti pubblici. Per questi ultimi si irrigidiscono i criteri di selezione per corso/concorso (art. 10, punti a, b) e si rafforza il ruolo della Scuola nazionale dell’amministrazione. Tuttavia su quest’ultimo punto vi sono state delle critiche relativamente alla diffusione dell’uso della chiamata diretta di responsabili esterni prevista inizialmente dal progetto Renzi-Madia. Essa infatti sembrerebbe svilire l’impianto di concorsi e dura selezione di carattere pubblico.

Dipendenti e dirigenti – Per concludere la panoramica vanno evidenziati anche i cambiamenti sulla disciplina dei dipendenti della Pa. In primis troviamo un nuovo regime relativo ai prepensionamenti dei dipendenti pubblici ed i trattenimenti in servizio che si riferiscono a lavoratori che hanno già maturato i requisiti della riforma Fornero intenzionati a rimanere in attività. In secondo luogo nuove norme sulla mobilità, sinceramente ancora poco chiare, soprattutto sulla questione del chilometraggio per poter rientrare o meno nei canoni. Infine si segnala un tentativo debole di riorganizzare le autorità indipendenti, considerate troppe e troppo costose. Su questo punto le resistenze maggiori provengono dalla Cgil e dalla Fisac che hanno criticato il tentativo accentratore del governo in merito e la tutela dei dipendenti pubblici soggetti ai conseguenti tagli lineari.

Troppo poco digitali – Il percorso della riforma è comunque a buon punto e, a parte i casi segnalati, non pare destinato a incontrare troppi ostacoli. Con l’attenzione sbilanciata totalmente sulle questioni Senato e Legge elettorale, per il governo si è verificata un’ottima opportunità di elaborare il ddl Pa secondo le proprie esigenze e, talvolta, in sordina. Scarsa attenzione che, però, potrebbe svanire al momento delle modifiche da attuare in Commissione e Aula. Quella relativa all’amministrazione è difatti elemento fondamentale dell’impianto generale di riforme e, sicuramente, verrebbe avvertita dai cittadini in modo assai più diretto rispetto ai cambiamenti provocati dal dl Senato. Una nota particolare va al “divide digitale” di cui il nostro Paese soffre pesantemente. La digitalizzazione dei dati amministrativi prevede un necessario adeguamento dei cittadini a procedure con cui hanno scarsa confidenza (solo poco più del 50% della popolazione usa il Pc quotidianamente). A ciò serve il nuovo piano per l’Agenda Digitale, ma i passi fatti fin ora e le numerose nomine effettuate non hanno raggiunto alcun risultato tangibile. Occorre fare di più per portare la Pa a casa di tutti.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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