Ddl Cirinnà: successo civile, sconfitta politica

26/02/2016 di Ludovico Martocchia

Finalmente. Era ora. Sono alcuni dei commenti dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili al Senato. Eppure nessuno ringrazia la politica, in particolar modo la maggioranza: perché?

Voi ringraziereste la politica per la legge sulle unioni civili? Pensate che sia stato merito della maggioranza il raggiungimento di questo risultato storico? Per esempio, gli esponenti del M5s ritengono che l’approvazione del ddl Cirinnà sia stato un atto dovuto. Ma quando mai in politica le leggi possono essere considerate obbligatorie? Fino a prova contraria, il Parlamento rappresenta il popolo italiano e la sua volontà: questa può essere di fare, come di “non fare”. Non esistono leggi dovute, però nessuno ringrazia i partiti politici, in particolar modo il Pd: perché?

La risposta sembra facile. La legge è monca, è stata spazzata via la stepchild adoption. Si è raggiunta la maggioranza relativa tramite i compromessi politici che le opposizioni tanto odiano. In realtà, senza accordi nessuna politica sarebbe possibile. Anche i nudi e puri cinquestelle se ne sono resi conto – basta guardare le vicende sulle nomine per la Consulta. Grazie al compromesso, grazie a Verdini e Alfano, gli omossessuali avranno la possibilità di unirsi “civilmente”. Strano a dirsi, ma è così. Sembra quasi una barzelletta. Ha vinto l’amore, l’ha detto Matteo Renzi. E la politica? Ha vinto? Insomma, chi ha votato la norma è convinto di aver “evitato un’operazione contro natura”, stralciando l’articolo sulle adozioni.

Ad ottenere un grande risultato, sono stati certamente i verdiniani, il soccorso azzurro del governo, che ha votato la fiducia. Così, facendo un breve calcolo di legislature, Denis Verdini si è ritrovato ancora una volta tra le file della maggioranza: è dal 2008 che si trova sulla sponda del potere – con il quarto governo Berlusconi, con l’appoggio ai tecnici di Mario Monti, poi con il sostegno alle larghe intese di Enrico Letta, ed ora come “stampella” del governo di trasformazione della Repubblica e della Costituzione. Sono 18 i senatori che hanno scelto di dire sì alla legge Cirinnà. L’ingresso in maggioranza comporta l’entrata nel Partito democratico? Difficile a dirsi. Ciò che conta sono i voti, il cui colore non è mai stato un problema nel Parlamento italiano. Per approvare una legge, sia pure espansiva dei diritti omosessuali, un voto “di destra”, berlusconiano o alfaniano, vale quanto un voto rosso, di sinistra.

Già, ma la motivazione per cui non si possono ringraziare i partiti per questo successo è soprattutto un’altra. Ancora una volta, la politica ha abdicato la sua funzione. Ma come? Hanno portato a termine il più grande cambiamento sui diritti civili dagli anni Settanta ad oggi. Eppure, la battaglia non è ancora finita, sia per il popolo arcobaleno, che si è visto eliminare dei pezzi importanti della riforma, sia per le piazze del Family Day, che, almeno in parte, hanno subito una pesante sconfitta. Chi sanerà le eventuali lacune della legge? La Magistratura, a cui sarà dato un ruolo non indifferente. In questo senso, la politica non può essere ringraziata, proprio perché esistono numerose sentenze che permettono le adozioni a coppie gay: così i giudici continueranno ad allargare lo spazio di interpretazione della norma. Si può essere contenti sui contenuti di tale “espansione” dei diritti civili, ma sui modi, la politica non ha saputo rispondere: il potere legislativo, se non sa decidere, chiede aiuto a quello giudiziario, di nuovo.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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