I dati Istat sulle migrazioni ed il silenzio della politica

10/12/2014 di Luca Andrea Palmieri

Si è parlato pochissimo dei dati che evidenziano un calo delle immigrazioni ed un aumento degli italiani emigranti. Un trend in significativo aumento, e che meriterebbe un’analisi. Troppo scomodo e complesso però come argomento per la politica italiana, che sembra rifuggire questioni così ricche di sfumature

I nuovi dati Istat sulle migrazioni internazionali e interne dovrebbero far contenti Salvini & co, e più in generale le destre. Le immigrazioni dall’estero nel 2013 sono state infatti “307mila, 43mila in meno rispetto all’anno precedente (-12,3%)”, per citare il comunicato stampa. Praticamente tutti i flussi sono in diminuzione: l’ingresso di rumeni è diminuito del 29%, quello degli ecuadoriani del 37%, gli ivoriani del 34% e i polacchi del 24%. Eppure dal leader della Lega e, più in generale, dai partiti che si scagliano contro l’immigrazione non è arrivato alcun commento a queste cifre. Il perché è semplice: non conviene. In parte perché queste cifre non sono risultati dei loro sforzi, ma colpa di una situazione economica generalmente pessima. C’è poi un altro motivo, ancora più forte: la campagna elettorale permanente.

Una questione utile – Infatti la ribalta nazionale di Salvini è legata troppo spesso ai temi dell’immigrazione perché si possa permettere di portare “buone notizie” dal suo punto di vista. Se si fa la politica del “contro” tutto ciò che viene rappresentato dall’attuale leadership, è bene che tutto “vada male” rispetto ai propri valori, perché solo così ci si può proporre come alternativa allo sfascio generale. Commentare il fatto che gli immigrati stiano diminuendo significa togliere importanza a uno dei propri cavalli di battaglia: in questa fase di lancio mediatico della nuova Lega sarebbe un errore imperdonabile. Poco importa poi il fatto che la politica dovrebbe occuparsi in primis di commentare e di pianificare la propria azione su dati oggettivi come quelli dell’Istat. La campagna elettorale permanente non permette di queste sottigliezze.

immigrazione-Londra
Uno scorcio della City di Londra: la capitale inglese è la meta preferita dei giovani laureati che lasciano definitivamente il nostro paese.

Qualche dato – Colpisce però il fatto l’analisi di questi dati potrebbe dare alle opposizioni spunti su cui battere. Un esempio è la riduzione del saldo migratorio, scesa al 25%. Cosa significa? Semplicemente che in Italia stanno diminuendo le persone che immigrano nel nostro paese ed aumentano gli italiani che emigrano: hanno infatti lasciato il paese 126mila persone, 20mila in più che nel 2012. Di questi gli italiani sono 82mila (+21% sul 2012), che si dirigono soprattutto verso mete che danno più speranze di lavoro: Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia. C’è anche un altro dato che deve far riflettere: tra chi ha più di 24 anni, circa il 30% di chi va all’estero è in possesso di una laurea. Una percentuale maggiore rispetto al numero dei 30enni con titolo di studio superiore nel nostro paese (che è del 22,4%). Insomma, fugge in proporzione una quantità maggiore di laureati, in cerca di lidi dove meglio mettere a frutto i propri lunghi – e spesso sottovalutati qui da noi –, studi.

Il silenzio di tutti – Ma queste cifre non sembrano impressionare i campioni dell’italianismo di oggi, che limitano i propri strali all’immigrato o all’euro. Probabilmente perché l’analisi che ne conseguirebbe è troppo complessa rispetto alla campagna politica in atto, e soprattutto, perché non tutti i risultati di quest’analisi sarebbero favorevoli alle loro istanze. Per carità: non c’è stata traccia di analisi pubblica nemmeno da parte delle forze di maggioranza o, più in generale, dalle sinistre. Forse perché l’analisi dell’emigrazione porterebbe a galla il problema di un paese che non dà grandi prospettive ai propri giovani e che si sta lentamente – e forse inesorabilmente – trasformando di nuovo in una terra di emigranti: basta vedere quanto ampie stiano diventando le comunità italiane in grandi “terre di speranze”, spesso tradite, come Londra.

Insomma, troppe verità scomode perché la politica tutta si palesi nel più basilare lavoro di analisi pubblica (facile sospettare che questa avvenga in privato, piuttosto). Forse la questione è anche che i flussi migratori hanno un’influenza che si estende molto più avanti nel tempo che nei i prossimi concitati mesi: si parla di trend che si esprimono in anni, e che non avranno effetti visibili domani. Ma tra un decennio ne potrebbero avere eccome.

La dialettica del presente – Purtroppo la nostra politica non ha un raggio di visione così ampio. Meglio pensare nell’ottica delle prossime elezioni; meglio mantenere tutta la dialettica sul presente, rispetto che sul futuro. Paga di più, soprattutto in tempo di crisi. Così abbiamo la scommessa di un Salvini che vuole riportare in alto la Lega come partito di destra, approfittando del calo di Berlusconi e del momento di stasi del governo, magari scommettendo su elezioni anticipate nei prossimi mesi. Abbiamo un Movimento 5 Stelle che, in piena fase riorganizzativa, vive molto alla giornata. Ed infine c’è il Pd di Renzi che, sommerso già tra mille difficoltà, cerca di portare avanti con la sua relativa lentezza le riforme, dando poco spazio all’analisi e molto alle capacità retoriche del suo leader.

Una retorica che da almeno 20 anni è la base unica su cui si basa la comunicazione politica italiana. Sarebbe meglio sentire analizzare i dati in maniera rigorosa, piuttosto che sentire le solite urla sui soliti argomenti, con tantissime invettive e pochissima sostanza. Forse sarà un po’ più noioso, ma si potrebbe iniziare a capire meglio tutti cosa potrebbe servire davvero al paese. Ma questa classe dirigente non sembra pronta a un ragionamento del genere. E, per diretta estensione, pare che neanche noi, pubblico italiano, siamo pronti a una politica più noiosa ma che si chieda quali sono le priorità per il futuro, piuttosto che per la campagna elettorale.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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