Dall’Area di libero scambio all’Unione Politica

17/05/2014 di Giovanni Caccavello

Il processo di integrazione europeo è un percorso molto lungo e, come ci insegna la teoria economica, esistono cinque passaggi fondamentali che devono essere rispettati per trasformare economie chiuse in un'Unione Politica

Europa

Il libero commercio – A partire dal XVIII secolo, Adam Smith (1703-1790) prima e David Ricardo (1772-1823) poi, spiegarono al mondo i concetti di “vantaggio assoluto” e “vantaggio competitivo”. Non solo, questi due pensatori, tra i padri dell’economia classica, si schierarono contro le teorie economiche mercantiliste del XVI e XVII secolo, scrivendo uno dei principi fondamentali per l’economia moderna: “il libero commercio aumenta il benessere di tutti”. Nel corso del 1800 e del 1900 numerosi filosofi ed economisti ripresero le idee dei due pensatori classici ma fu solo nel corso degli anni ’20 e ’30 del XX secolo che due economisti svedesi, Eli Heckscher e Bertil Ohlin, svilupparono il cosiddetto “modello Heckscher-Ohlin”, spiegando come un paese si concentrerà nella produzione e nell’esportazione di fattori produttivi di cui sono più dotati. Nel corso poi degli anni ’70, diversi economisti – tra cui Paul Krugman, che conquistò il Premio Nobel del 2008 proprio per questa teoria – svilupparono la “New trade theory” che si sofferma in modo principale sui rendimenti di scala e sulle economie di rete.

Heckscher e Ohlin.
Heckscher e Ohlin.

Tutte queste teorie risultano essere di fondamentale importanza per poter capire in modo chiaro, lucido e semplice le motivazioni economiche che giacciono dietro la decisione degli stati europei di avviare alle fine degli anni ’40 il lungo percorso di integrazione economica europea e la decisione di 23 singoli stati di formare nel 1947 l’Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio (GATT) e di trasformare – nel 1995 – tale organismo internazionale nell’attuale World Trade Organization (WTO) alla quale partecipano 159 nazioni.

Area di Libero Scambio – Il primo vero passaggio che rende più interconnesse le economie di due o più singoli paesi è l’area di libero scambio; anche se alcuni economisti ritengono che la prima forma di integrazione economica, seppur molto debole, sia l’area di commercio preferenziale. Queste due forme, seppur diverse, si somigliano molto: in questo articolo, per semplificare leggermente, useremo l’area di libero scambio come il primo vero “step” che porta ad una maggiore integrazione economica. Due o più paesi, infatti, decidono di costituire un’area di libero scambio in modo tale da poter commerciare liberamente tra di loro senza alcun tipo di dazio doganale e tariffa interna sulla maggior parte (o tutti) i beni.

Unione Doganale – Il secondo passaggio, che porta ad un’unione economica sempre maggiore, è la cosiddetta unione doganale. La differenza sostanziale tra questo “stato” ed il precedente è il fatto che i paesi facenti parte non solo decidono di abolire i dazi, le quote e le preferenze tariffarie al loro interno, ma decidono soprattutto di portare avanti una politica comune nei confronti delle merci e dei prodotti provenienti dai paesi terzi, esterni all’unione doganale. Tutti i paesi adottano quindi le stesse aliquote su dazi, quote e tariffe verso i paesi con cui commerciano. La Comunità Economica Europea, rimasta in vigore fino al trattato di Lisbona del 2009, e nata il 1° gennaio 1958 dopo la firma del trattato di Roma da parte di Italia, Francia, Germania dell’Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo il 25 Marzo 1957, è un esempio di Unione Doganale.

Mercato Unico – Il mercato unico, il terzo stadio dell’integrazione economica, risulta essere un’Unione Doganale con politiche comuni anche sulla regolamentazione dei prodotti, dei tre fattori di produzione – terra, capitale, lavoro –  e di impresa. L’obiettivo è quello di favorire la semplificazione dei movimenti di capitale, lavoro, beni e servizi tra i paesi membri.

Obiettivo primario del mercato unico è appunto quello di rimuovere tutte quelle barriere fisiche, tecniche e fiscali tra gli stati membri che, di fatto, impediscono la libertà di movimento dei quattro fattori di produzione. Per rimuovere queste barriere gli stati membri necessitano di politiche economiche comuni che possono poi essere implementate in modo ulteriore con la decisione di costruire una singola unione economica e monetaria. L’Atto Unico Europeo, promosso dal governo Italiano, firmato nel 1986 nel Lussemburgo e nei Paesi Bassi ed entrato in vigore nel 1987, è il documento ufficiale che testimonia il passaggio da una forma di Unione Doganale ad un singolo mercato unito europeo ed il vero precursore del “Trattato di Maastricht”.

Unione Monetaria ed Economica – Il quarto stadio di integrazione economica è rappresentato dall’Unione Monetaria ed Economica. Ad oggi, l’Unione Monetaria ed Economica più importante del mondo è sicuramente l’Euro-Zona. I paesi che decidono di aderire ad un’unione monetaria ed economica comune, non solo decidono di avere una politica doganale comune e di non avere più alcun tipo di barriera interna che possa frenare le “quattro libertà” determinate dalla libertà di movimento dei fattori di produzione, ma decidono anche di adottare una moneta comune e di adottare politiche comuni ai alcuni ambiti ben definiti.

A livello europeo, il Trattato di Maastricht, firmato il 7 Febbraio 1992, è il punto di partenza per la nascita dell’Unione Monetaria ed Economica, definita come “Terza Fase” all’interno del trattato stesso, nata ufficialmente il 1 gennaio 1999.

Integrazione economica completa o integrazione politica – Il miglior esempio che si può proporre al lettore sono ovviamente gli Stati Uniti d’America, ma anche dalla Confederazione Elvetica – Svizzera. In questo caso, i diversi stati membri decidono di avviare politiche interne armoniche anche a livello fiscale e politico, non solamente economico. L’Unione Europea, ad oggi, nonostante diversi passi avanti sono stati fatti nel corso degli anni di crisi, non ha ancora avviato in modo deciso questa quinta ed ultima fase di integrazione ed è anche e soprattutto per questo motivo – come ci hanno ricordato proprio in questi ultimi giorni due Premi Nobel come Joseph Stiglitz e Amartya Sen, strumentalizzati fin troppo nel corso di questi ultimi mesi – che l’Unione Europea e l’Euro stanno riscontrando tutte le difficoltà odierne.

I due Premi Nobel, come riportato da l’“Huffington Post”, hanno rilasciato una nota spiegando come siano stati “molto addolorati dal cattivo uso fatto delle nostre analisi sul funzionamento dell’euro, circostanza che vediamo ripetersi nei discorsi politici in Francia e in altri paesi europei”.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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