Dalla parte dello scandalo

06/01/2016 di Francesca R. Cicetti

Se Courbet è un’indecenza e il razzismo, il qualunquismo e la disinformazione non lo sono; se una fotografia artistica è da nascondere mentre l’ignoranza da ostentare, allora vale la pena fermarsi a riflettere. Che forse vale la pena essere dalla parte dello scandalo.

David

Siamo stati condannati per mesi a vedere la foto di un corpicino senza vita abbandonato sulla spiaggia. Ogni giorno, per lunghissime settimane. Persino chi affermava che non bisognasse speculare sulle morti così scandalose, orribili, tragiche, per rimarcare il concetto, condivideva e condivideva ancora. Abbiamo visto quel cadavere intollerabilmente famoso per giorni e giorni. E ogni giorno siamo costretti a vedere foto di animali maltrattati, cani col muso spaccato, risse ai bordi della strada. Per non parlare delle decine di migliaia di insulti intolleranti, fascisti, nazisti e discriminatori che compaiono ogni ora sui più popolari social network. Ce li troviamo davanti, volenti o nolenti, e tutto questo non incontra censura. Non le pagine apologiche, non quelle razziste. Non i cadaveri.

Eppure, c’è un elenco molto lungo di cose e oggetti da condannare. Per Facebook, ad esempio, i capezzoli femminili costituiscono uno scandalo troppo grande, vanno senza dubbio censurati. Quelli maschili, al contrario, vanno bene. Qualcuno provocatoriamente suggeriva di applicare un’immagine dei secondi sui primi, per sfidare così la condanna (ma chi noterebbe la differenza?). Courtney Demone, una giovane transgender, ha provato a sfidare il social postando immagini dei propri seni accennati, all’inizio della sua terapia ormonale. Nelle prime foto sono ancora maschili, ma presto lasceranno il posto a nudità più femminili. Da che punto in poi quegli stessi seni saranno considerati scandalosi? Dopo un mese, due, un anno? E soprattutto: quale magico e misterioso cambiamento li farà passare da accettabili a immorali?

In breve: gli organi riproduttivi di marmo del David di Michelangelo, che di sicuro non possono nuocere a nessuno, non sono adatti a un pubblico di minori. Le bestemmie e gli insulti razzisti invece perdurano, lì dove tutti possono incapparvi. Centinaia e centinaia di pagine di apologia fascista e nazista sono state segnalate per poi ricomparire come erbacce, fiere – a loro dire – della propria resistenza al potere del web. Ma perché mai un capezzolo femminile dovrebbe essere più disturbante di un inno alla superiorità della razza? E siamo sicuri di doverci vergognare di più per un nudo integrale, magari artistico, che per un nugolo di ragazzetti col braccio teso? Nell’epoca in cui chiunque può dire qualsiasi cosa , una domanda sorge spontanea: chi decide cos’è depravato e cosa invece è accettabile?

Allora, “L’origine del mondo” di Gustave Courbet è troppo scandaloso per un social network, e così alcuni scatti che hanno fatto la storia della fotografia. Di contro, le homepage continuano a essere piene di post imbarazzanti che in maiuscolo gridano di non mangiare il kebab ma sempre e solo pane e mortadella, per mantenere intatta la cultura nostrana. Solo per citare un esempio inoffensivo.

Ma se Courbet è un’indecenza e il razzismo, il qualunquismo e la disinformazione non lo sono; se una fotografia artistica è da nascondere mentre l’ignoranza da ostentare, allora vale la pena fermarsi a riflettere. Che forse vale la pena essere dalla parte dello scandalo.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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