Dalla malattia alla vittoria: la favola di Giacomo Sintini

15/05/2013 di Luca Tritto

Domenica scorsa si è disputata gara 5 della Finale scudetto del Campionato italiano di pallavolo, tra l’Itas-Diatec Trentino e la Copra Piacenza. La cosiddetta “bella”. A trionfare è stata Trento, una delle squadre più forti al mondo degli ultimi anni. In questa squadra, c’è un palleggiatore. Non è neanche titolare, ma l’infortunio di Raphael, lo ha buttato nella mischia. I dubbi, le paure, i timori, sono spariti con il suo magico tocco di palla. Alla fine la sua squadra ha trionfato, ma, su tutti, ha trionfato lui. Perché, un anno prima, aveva già vinto la sua finale, quella contro il cancro.

Giacomo "Jack" Sintini
Giacomo “Jack” Sintini

Il successo e la malattia – Jack Sintini ha militato nelle migliori squadre di pallavolo del nostro campionato, dalla Sisley Treviso alla Lube Banca Marche Macerata, passando per la RPA Perugia, con la quale è stato eletto miglior palleggiatore del campionato 2004-2005, quando perse la finale scudetto proprio contro Treviso. Ha vissuto una splendida parentesi con la Nazionale italiana, allenata da Gian Paolo Montali, con la quale ha vinto l’Europeo contro la Russia, in una finale incredibile giocata a Roma. Nel 2010 decide di cambiare aria, accettando l’offerta dei russi del Lokomotiv Belgorod, con i quali, però, non scatta il giusto feeling. Dopo 5 mesi torna in Italia, trovando casa e ingaggio a Forlì. Al termine della stagione, nel 2011, arriva la notizia più brutta della sua vita: gli viene diagnosticato un tumore al sistema linfatico, motivo per il quale si allontana dai campi di gioco.

La rinascita e la vittoria – Nonostante il rischio grave, Sintini non si è perso d’animo. Messi da parte gli schemi di gioco, inizia il suo calvario fatto di cure, cicli di chemioterapia, cercando di trovare la forza di resistere e lottare. Dopo un anno passato in ospedale, finalmente la luce si intravede alla fine del tunnel. Jack ritorna, ha vinto la sua malattia, e in testa ha solo un pensiero: tornare a giocare a pallavolo. L’8 maggio 2012 il primo passo è compiuto, ottenendo il certificato di idoneità sportiva. Dopo neanche pochi giorni, viene ingaggiato da Trento. È l’inizio della rinascita. Ritorna in campo il 14 ottobre 2012 in Coppa del Mondo per Club, poi vinto dalla sua squadra. Vincerà anche la Coppa Italia 2013. Infine, arriva il momento più bello, la sua rivincita sulla vita. Nella finale scudetto contro Piacenza, forse una delle più belle degli ultimi anni, in gara 4 si fa male Raphael, il palleggiatore titolare. Tocca a Jack, nella gara decisiva, prendere nelle sue mani la regia della squadra. Qualcuno forse avrà nutrito dei dubbi, sulla sua tenuta, sulla coordinazione con i compagni, sulle sue stesse paure. Niente di tutto ciò. Una gara epica, finita solo al quinto set, regala a Sintini e compagni la gioia della vittoria assoluta, contro un avversario meritevole di ogni onore.

Gloria e liberazione –  Il protagonista fondamentale è proprio lui. Viene nominato miglior giocatore della partita, ed è l’obiettivo principale di tutti i giornalisti presenti, ammaliati dalla sua favola. «Un anno fa non sapevo neanche se sarei sopravvissuto. Oggi sono campione d’Italia. Sono un po’ sotto choc, ma voglio dirlo a chi è malato: non dovete mai mollare, perché il sole tornerà a sorgere». Chi se non lui può sapere cosa significa. Infine, arriva la dedica: «Quello che non dobbiamo mai perdere davvero è la speranza. Non voglio sembrare melodrammatico, dedico questa vittoria a tutta la mia famiglia, a mia moglie, a mia figlia, ai miei parenti. Ai medici che mi hanno curato e agli infermieri che mi hanno tenuto la mano in ospedale. E adesso vado a festeggiare». Da quando ha vinto la sua battaglia più grande, Giacomo non è rimasto indifferente verso chi ha sofferto come lui. Attualmente, si sta occupando di una onlus con l’obiettivo di raccogliere fondi da destinare alla ricerca per la cura dei linfomi e della leucemia.

Un Campione con la C maiuscola, dentro e fuori dal campo. L’insegnamento che una storia come questa può darci è molto forte, va nel profondo. Mai mollare, non smettere mai di sognare, la vita può sempre regalare le gioie più inaspettate. Jack Sintini lo ha dimostrato con il suo esempio e la sua voglia. È un motivo per il quale resterà un simbolo per chi ancora sta lottando in silenzio, contro una malattia atroce.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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