Dal Divisionismo al Futurismo: i pittori della luce in mostra al Mart

29/06/2016 di Simone Di Dato

"Perchè chiederci se il fuoco che portiamo in noi finirà col bruciare noi stessi? Che importa? Purché si possa propagare l'incendio al mondo" U. Boccioni

La mostra “I pittori della luce. Dal Divisionimo al Futurismo” ospitata dagli spazi del Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (Mart) fino al prossimo 9 ottobre, giunge finalmente in Italia dopo il grande successo alla Fundación MAPFRE di Madrid, prima tappa di un grande programma internazionale volto a delineare un determinato periodo storico e un nucleo di artisti italiani: dalla stagione divisionista di fine Ottocento a quella futurista nel pieno del Novecento. Con oltre 80 opere, tra prestiti pubblici, privati e capolavori provenienti dalle Collezioni del Mart, il progetto espositivo intende ricostruire l’intero percorso dei movimenti confrontando le diverse voci che hanno contribuito alla loro affermazione, grazie ad un apparato iconografico dedicato a quei “pittori della luce” protagonisti di questo rinnovamento artistico: da Segantini, Pellizza da Volpedo, Morbelli e Longoni per il Divisionismo, fino a Boccioni, Balla, Carrà, Russolo e Severini per il Futurismo.

Luigi Russolo, Profumo, 1910
Luigi Russolo, Profumo, 1910

Il percorso è curato da Beatrice Avanzi, (Musée d’Orsay); Daniela Ferrari, (Mart); Fernando Mazzocca, (Università degli Studi di Milano), (in coproduzione con la Fundación MAPFRE di Madrid) che per l’occasione hanno suddiviso la mostra in sei sezioni cronologiche e tematiche: Il Divisionismo tra vero e simbolo; La luce della natura; La declinazione simbolista. Una “pittura di idee”; La declinazione realista. L’impegno sociale; Verso il futurismo; La pittura futurista.

Con la “Maternità” di Previati alla sua prima comparsa in una mostra pubblica, il Divisionismo italiano fa il suo debutto in una manifestazione ufficiale. Siamo alla Triennale di Brera del 1891 e grazie a Vittore Grubicy, teorico, critico e mercante d’arte dalle “aperture” europee, artisti come Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli ed  Emilio Longoni sconvolgono e dividono critica e pubblico borghese. La stessa opera di Previati, così semplice dal punto di vista iconografico e compositivo, con una madre e un bambino al centro del quadro attorniati da schiere di angeli, interpreta per la prima volta un tema più che abusato nel mondo dell’arte questa volta incarnando il concetto cosmico e mistico la maternità, affibiando quindi un valore simbolista alla stessa tecnica divisionista: accostamento di colori primari puri, “divisi”, a piccole pennellate, dall’inteso effetto luminoso, a filamenti o a puntini.

Umberto Boccioni, Nudo di spalle (Controluce), 1909
Umberto Boccioni, Nudo di spalle (Controluce), 1909

Tuttavia non presentandosi come movimento unitario, il Divisionismo italiano non si fermò alle scelte tematiche dei pointillistes: la sua tendenza autonoma e originale, già evidente nella consapevolezza della tecnica, registrò una predominanza di opere dedicate a tematiche politiche e sociali, portando alla luce il cambiamento di gusto e l’attenzione per le condizioni delle classi meno abbienti, per le diversità sociali. Da allora, grazie alla pubblicazione di riviste (in particolare “Vita Moderna” 1892-94) e all’attività dei critici, prenderà piede un processo di rinnovamento che sarà premessa indispensabile per il futuro movimento moderno italiano.

Gino Severini, Ritratto di Madame M.S.,1913-15
Gino Severini, Ritratto di Madame M.S.,1913-15

Il Futurismo, che è di fatto il primo movimento d’avanguardia nato nel nostro paese, trova in Filippo Tommaso Marinetti il suo fondatore e teorico. “Noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, il coraggio, l’audacia, la ribellione, noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, lo schiaffo, il pugno. Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – le belle idee per cui si muore, il disprezzo della donna. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie.”Sono questi alcuni dei concetti più significativi espressi da Marinetti nel Manifesto del futurismo pubblicato nel 1909 su una pagina del giornale parigino “Le Figaro”  a cui aderiscono Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, dei “divisionisti attardati, attirati dalla tematica simbolista da un lato, e dall’emozione dell’acceso cromatismo degli espressionisti, dall’altro“. Parole colme di provocazione che cantano lo sprezzo per il pericolo, il coraggio fisico, la ribellione, che vanno assolutamente interpretate. Il programma dei futuristi infatti non vuole far altro che opporsi all’antica pittura statica, in nome di un’arte dinamica, capace di rendere l’idea di movimento, di velocità, ribelle verso un’arte miope e una critica che ignora qualità e modernità. Una forza poetica nuova in bilico tra luce scomposta e rappresentazione del movimento, esplicitamente scaturita dalla tecnica del Divisionismo.

Info:
I pittori della luce. Dal Divisionimo al Futurismo
Dal 25 Giugno 2016 al 09 Ottobre 2016
ROVERETO | TRENTO, Mart
info@mart.trento.it
http://www.mart.trento.it

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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