Dal disastro alla rinascita. L’espressionismo tedesco

31/07/2014 di Jacopo Mercuro

Cinema Espressionista Tedesco - Espressionismo

Negli anni venti la Germania era uno stato dilaniato dalla sconfitta in guerra. Il paese era messo sotto scacco dall’isolamento economico e dall’inflazione, che portò al fallimento di molte industrie. Nonostante la grande difficoltà, Berlino decise di puntare forte sulla ripresa dell’industria cinematografica. Il governo approvò molti investimenti e proibì le importazioni di pellicole dall’estero. Grazie a questi provvedimenti, verso metà degli anni venti, il cinema tedesco era secondo solo a quello americano.

Nel 1908, in Germania, si manifestò una corrente artistica conosciuta come espressionismo. Inizialmente l’espressionismo tedesco si sviluppò nella pittura e nel teatro, proponendosi come reazione al realismo. La nuova avanguardia era un tentativo di esprimere le emozioni nascoste sotto la superficie della realtà. Attraverso le distorsioni estreme dell’immagine si riusciva a scavare nell’animo dello spettatore. Gli effetti di deformazione erano molto difficili da ottenere attraverso un film, specialmente nelle scene girate in esterni. Fu grazie ai lavori in studio che si riuscì a restituire l’effetto tipico dell’espressionismo, come accadde per “Il gabinetto del dottor Caligari” di Robert Wiene, una delle più grandi sintesi del cinema espressionista.

Espressionismo Tedesco
Das Cabinet des Dr. Caligari, di Robert Wiene

Ricorrendo alla frammentazione del flusso narrativo e alla scelta di finali aperti, si riuscì ad esprimere, nella maniera più diretta, le emozioni dei personaggi. La composizione della scena risultava fondamentale. La scenografia era composta da forme simmetriche e stilizzate che si amalgamavano con l’illuminazione e con gli abiti degli attori, fino ad ottenere l’effetto di una forma unica. Si puntava molto sulla messa in scena e il tratto più comune era l’esasperazione e la ripetizione della distorsione degli oggetti. Era usata una recitazione volutamente esagerata e antinaturalistica, con l’intento di fondersi alla scenografia circostante.

L’illuminazione artificiale proveniva da fonti frontali o laterali, così da sottolineare le relazioni tra le figure ed ottenere delle ombre deformate. I movimenti di macchina erano rari, si restava fissi sulla stessa inquadratura, in modo che lo spettatore si soffermasse sui diversi elementi presenti. La narrazione doveva essere in grado di valorizzare l’intero stile espressionista. Si utilizzarono storie ambientate nel passato, ricche di elementi esotici, di fantasia e orrore. Spesso accadeva che gli effetti stilistici prendessero il sopravvento, andando a creare ambienti molto lontani dalla realtà.

Cinema espressionista tedesco
Una scena del famosissimo: “Nosferatu, eine Symphonie des Grauens” di Friedrich Wilhelm Murnau

L’espressionismo tedesco riscosse un incredibile successo a livello internazionale, grazie all’originalità e alle innovazioni proposte. Le innovazioni in campo tecnologico vennero messe a servizio del cinema e contribuirono a far diventare gli studi tedeschi i più equipaggiati d’Europa. Come Hitchcock, molti tra i più grandi registi del vecchio continente si recavano in Germania per mettere a punto le loro pellicole. Queste collaborazioni crearono l’illusione della nascita di un cinema europeo, idea che naufragò a causa della grande depressione e dell’avvento del sonoro.

Verso la seconda metà degli anni venti, l’avanguardia impressionista si cominciò ad esaurire a causa degli elevati costi delle pellicole. Altro motivo fu la partenza, verso gli Stati Uniti, dei registi tedeschi che in patria avevano acquisito una grande notorietà. La spinta espressionistica finì anche a causa di un cambiamento culturale del popolo tedesco. Non si apprezzava più quella visione emotiva che aveva contraddistinto il cinema degli anni venti. Il pubblico chiedeva un nuovo avvicinamento al realismo e all’analisi sociale. Nacque la nuova oggettività, un cinema che criticava il mutamento della società contemporanea. Quello della nuova oggettività fu un fenomeno che durò molto poco; fu stroncato da una feroce critica che lo accusava di non offrire spunti per la soluzione dei problemi. Il filone si chiuse definitivamente con l’ascesa del partito nazista, che iniziò subito a monopolizzare il cinema.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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