Dagli Impressionisti a Picasso. I Capolavori del Detroit Institute of Arts

13/10/2015 di Simone Di Dato

"Convertire la carne di maiale in porcellane, il grano e i derivati in ceramiche preziose, le pietre grezze in sculture in marmo, le partecipazioni alle linee ferroviarie e i proventi dell’industria estrattiva nelle gloriose tele dei maestri più importanti del mondo".

Dagli impressionisti a Picasso

E’ uno dei musei d’arte più grandi degli Stati Uniti, con i suoi 658 mila metri quadrati di estensione, un centinaio di gallerie, auditorium e Recital Hall. Ospita un’importante collezione d’arte europea, con opere di Cézanne, Van Gogh, Gauguin, Degas, Matisse e Picasso solo per citarne alcuni, sensa contare quella d’arte statuinitense, dove figurano Singleton Copley, Sargent, Revere e Whistle. Tuttavia l’unicità del Detroit Institute of Arts, fiore all’occhielo della “Motor City” per eccellenza, così nominata in virtù del suo stato di storico centro dell’industria automobilistica, sta tanto nel pregio delle numerosissime opere che custodisce (circa 65.000) quanto nella sua storia, iniziata nel 1885, anno della sua fondazione. Erano gli anni dello sviluppo e della crescita dei grandi musei, degli scambi tra pubblico e privato, della forte competizione per creare le raccolte più complete, aggiudicarsi i grandi capolavori e valorizzare le opere di artisti antichi e moderni.

Nasceva così il celebre museo di Detroit, nella corsa culturale e imprenditoriale del collezionismo statunitense che voleva “convertire la carne di maiale in porcellane, il grano e i derivati in ceramiche preziose, le pietre grezze in sculture in marmo”, complice il solido mecenatismo di industriali quali i Ford e figure di straordinaria importanza come quella di Robert H. Tannahill che ha lasciato numerose opere d’arte e un copioso fondo per il costante accrescimento delle collezioni. Grossi meriti anche e soprattutto all’esperienza di William Valentiner, storico dell’arte tedesco e direttore del museo dal 1924 al ’45 che portò a  Detroit i primi Van Gogh e Matisse, la competenza specifica sull’espressionismo tedesco, e ripetute ristrutturazioni nel corso delle quali verrà realizzato un ciclo di spettacolari dipinti murali di Diego Rivera.

A poco più di un anno dal pericolo di vendita per rimborsare i debiti del default record della città  scongiurato da una campagna di finanaziamento e sotto il controllo di una fondazione filantropica indipendente, il Detroit Institute of Arts trasloca letteralmente a Genova per una mostra ospitata dalle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale. “Dagli Impressionisti a Picasso” rappresenta di fatto l’unica tappa europea per presentare al pubblico, fino al 10 aprile 2016, una notevole selezione di opere, 52 capolavori “che ripercorrono – spiegano i curatori della mostra  Salvador Salort-Pons e Stefano Zuffi – il tragitto che da Detroit porta al Vecchio Continente, ma anche dall’Impressionismo alle avanguardie europee, da Pisarro a Kandinsky”.

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La ricchezza della collezione di arte proveniente dal museo statunitense permetterà l’analisi della vicenda artistica europea che abbraccia il periodo compreso tra l’impressionismo e le avanguardie, tracciando dinamiche storiche, movimenti e percorsi artistici, in un dialogo che coinvolge pittori come Van Gogh, Matisse, Monet, Modigliani, Degas, Monet, Manet, Courbet, Otto Dix, Degas, Picasso, Gauguin, Kandinsky, Cézanne e Renoir.

Il percorso espositivo, che segue una linea cronologica, comincia con la grande sala in cui si racconta la nascita del movimento che ha cambiato per sempre la storia della pittura: l’impressionismo. Si susseguono quindi il realismo di Courbet con la sua “Bagnante addormenta presso un ruscello”, opere di pittori “alla moda” come Gervex e Carolus-Durand, per poi arrivare finalmente ad un capolavoro di Monet, i bellissimi “Gladioli” del 1876, fino a tre tele di Renoir. E’ poi il turno di Degas, con una sezione interamente dedicata a cinque opere che affrontano i temi fondamentali del pittore parigino: il ritratto, i cavalli, le inconfondibili ballerine. Segue un altro spazio monografico: questa volta il protagonista è Paul Cézanne con i suoi soggetti più cari, vale a dire figura umana, paesaggio provenzale nei dintorni di Aix, la natura morta e le Bagnanti nel bosco.

La sala più grande della mostra è dedicata invece al superamento dell’impressionismo. Figura chiave risulta essere dunque Van Gogh presente nel percorso con “La Riva della Oise ad Auvers” del 1890 e con “Autoritratto con il cappello di paglia”, prima opera del pittore esposta in un museo degli Stati Uniti. Subito dopo il confronto con Paul Gauguin, seguito dalle dinamiche del postimpressionismo con Pierre Bonnard e Odilon Redon. Altro capitolo quello dedicato all’aprirsi del Novecento, sezione in cui compare l’arte di Henri Matisse con tre opere memorabili tra cui la “Finestra” (1916), seguito da tre ritratti (uno femminile e due maschili) di Amedeo Modigliani e ancora Otto Dix, Nolde, Kokoshka, Beckmann, fino a Kandinsky. E’ la sala monografica dedicata a Pablo Picasso che chiude la mostra, presente con sei tele, tra cui “Testa di Arlecchino” del 1905 e “Donna seduta” dipinta nel 1960, dai capolavori giovanili a quelli della maturità, dal periodo blu, ancora legato all’accademismo, fino a soggetti del clima cubista di più incredibile intensità.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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