Da Raffaello a Schiele. Capolavori dal Museo di Belle Arti di Budapest in mostra a Milano

14/09/2015 di Simone Di Dato

Palazzo Reale a Milano che ospiterà dal prossimo 17 settembre fino al 7 febbraio 2016 una splendida selezione di opere provenienti dal Szépművészeti Múzeum, il Museo di Belle Arti di Budapest

Da Raffaello a Schiele

Consentire al grande pubblico di far conoscere e ammirare i pregevoli capolavori di collezioni museali quasi sconosciute e non sempre accessibili, tra le più importanti al mondo. Parte da questo disegno la nuova “linea espositiva” di Palazzo Reale a Milano che ospiterà dal prossimo 17 settembre fino al 7 febbraio 2016 una selezione di opere provenienti dal Szépművészeti Múzeum, il Museo di Belle Arti di Budapest che continua così la sua collaborazione con il Comune di Milano, dopo il prestito della “Madonna Esterhazy” di Raffaello, esposta lo scorso inverno per l’abituale appuntamento in quel di Palazzo Marino.

Ospitato in un palazzo monumentale sul lato occidentale della piazza degli Eroi, il Museo ungherese ha raccolto nel tempo un tesoro nazionale che nulla ha da invidiare ad altre capitali europee, abbracciando con opere di pregio un arco temporale che va dal Medioevo al Novecento. Interessante è la storia delle sue acquisizioni che partì da un primo nucleo ad opera di donazioni e lasciti di nobili e prelati ungheresi, tra Sette e Ottocento, con una collezione maggiormente ampliata grazie al politico ungherese Lajos Kossuth. Bombardato e saccheggiato dalle truppe naziste durante la seconda guerra mondiale, il Museo vide restituite le opere trafugate nel dopoguerra e un ulteriore ampliamento delle collezioni continuò con il governo comunista del Paese. La più grande acquisizione avvenne però nel 1870, anno in cui la famiglia dei principi Esterházy accettò di vendere al governo ungherese una raccolta di 636 dipinti, con capolavori di Raffaello, Correggio, Rubens, Veronese, Tiepolo, Goya e van Dyck, di sua proprietà. Ad oggi le raccolte sono divise in sei sezioni e comprende la raccolta egizia, delle antichità greco-romane, la galleria dei maestri antichi con autorevoli esemplari di pittura italiana (Giotto e Tiepolo), spagnola (El Greco, Velasquez e Goya), germanica e austriaca (Hans Holbein il Vecchio, Albrecht Dürer e Lucas Cranach il vecchio) e francese (Nicolas Poussin, Claude Lorrain, Simon Vouet), fino ad arrivare alla collezione di sculture antiche, quella di Otto e Novecento e i diecimila disegni e più di centomila stampe del Gabinetto.

[inpost_fancy thumb_width=”200″ thumb_height=”220″ post_id=”23318″ thumb_margin_left=”25″ thumb_margin_bottom=”20″ thumb_border_radius=”2″ thumb_shadow=”0 1px 4px rgba(0, 0, 0, 0.2)” id=”” random=”0″ group=”0″ border=”” show_in_popup=”0″ album_cover=”” album_cover_width=”200″ album_cover_height=”200″ popup_width=”800″ popup_max_height=”600″ popup_title=”Gallery” type=”fancy” sc_id=”sc1442258798394″]

Curato da Stefano Zuffi, storico dell’arte e autore di numerosi volumi di divulgazione culturale, legati alla storie dell’arte soprattutto rinascimentale e barocca, il percorso espositivo propone una selezione di 76 opere e riprenderà l’articolazione originale del Museo di Budapest. Si partirà dal Rinascimento Italiano che vedrà  il ritorno della “Madonna Esterházy”, dipinto a olio su tavola di Raffaello Sanzio del 1508, affiancata da un bronzetto e ad un disegno di Leonardo. Seguirà la pittura veneta con “Cena in Emmaus” di Tintoretto e ritratti di Tiziano, Veronese e Moroni; ancora il Rinascimento europeo con “Salomé” di Cranach il vecchio e “Ritratto di giovane “ di Dürer. Per il ‘600 spiccano le opere di Velasquez, Rubens e “Giaele e Sisara” di Artemisia Gentileschi, un paesaggio romano di Lorrain, e ritratti di Hals e di van Dyck .  Il “San Giacomo ” di Giambattista Tiepolo e le vedute di Canaletto e Bellotto, seguiti da Goya, con “Portatrice d’acqua” e “L’arrotino”. All’appello anche una sezione dedicata al Simbolismo con il “Centauro” di Böcklin, “Il bacio della Sfinge” di von Stuck, “Sirene” di Rodin e il bozzetto per “L’Angelo della vita” di Segantini. Per finire l’Impressionismo con la “Donna con il Ventaglio” di Manet, la “Credenza” di Cézanne, “Tre pescherecci” di Monet, ma anche opere successive come “Giardino in inverno a Nuenen” di Van Gogh; e l’acquarello di SchieleDue donne che si abbracciano”, a chiudere un percorso quanto mai ricco e prezioso che tra le principali scuole europee in un immenso arco di tempo, ripercorrerà la storia dell’arte occidentale.

Info:
Da Raffaello a Schiele.
Capolavori dal Museo di Belle Arti di Budapest
Milano, PalazzoReale
17 settembre 2015- 7 febbraio 2016
a cura di Stefano Zuffi

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus