Cultura politica, un gioco al ribasso?

08/03/2013 di Giacomo Bandini

Non vi è alcuna ragione di stupirsi dei parlamentari neoeletti all’interno della lista del Movimento 5 Stelle, né tantomeno delle loro dichiarazioni, spesso bizzarre o alquanto inascoltabili. Il riferimento, sia ben chiaro, non è solo verso chi, futuro parlamentare, afferma con convinzione l’esistenza della pratica americana di installazione sottocutanea di microchip atti a controllare quotidianamente le azioni eseguite dai cittadini. Non è rivolto neanche, in particolare, a chi non è stato in grado di dire quanti senatori vi fossero o dove si trovasse Palazzo Madama. Si estende, infatti, a tutti coloro autoproclamatisi esperti di un settore solamente perché la loro attività attuale può avere qualche lontana inerenza. A chi, ad esempio, a 27 anni fa il tecnico informatico e si dichiari “interessato” di tecnologia e informatizzazione e ha la possibilità, quindi, di essere indicato dal suo partito come esperto e di divenire membro di Commissioni a riguardo. Insomma, quando Crozza, nella sua parodia, ha imitato un somelier volenteroso di occuparsi di politiche agricole ha inquadrato perfettamente il grottesco della situazione.

parole

La risposta ovviamente non va data subito. E’ ancora troppo presto. Non è presto, però, per trarre alcune considerazioni sul deficit di cultura politica creatosi negli ultimi due decenni. Degenerazioni del genere non nascono per caso, tantomeno senza la complicità di un intero sistema. Fra le causi principali dell’emergente ondata vittoriosa dei grillini va individuato sicuramente la carenza di promozione del merito come meccanismo preferenziale di ricambio politico. Parentopoli, corruzioni, scandali, sono tutti elementi che hanno contribuito alla forte presa di Grillo sul popolo. Senza accorgersi, neanche lontanamente, di un meccanismo di autodistruzione primo poi destinato al compimento.

La realtà politica presente non ha dunque insegnato nulla ai suoi eredi. Ha lasciato solo sgomento e false passioni.  Il gioco di chi sostiene il ruolo di parlamentare possa essere interpretato da chiunque ha gioco facile, visto il sistema impegnato a trascinare se stesso sino all’esaurimento e ancora titubante a rinnovarsi. Meglio allora eleggere il vicino di casa attraverso un blog, o una faccia simpatica dopo un video di due minuti.  Così sia, ma la sostanza non cambia: e le competenze?

Al secondo posto per demerito ci sono i media. Nuovi e vecchi. Questi dovrebbero, tra le loro funzioni, quella di fungere da “filtro” del quotidiano. La loro funzionalità però è direttamente proporzionale alla saggezza con cui si pongono al pubblico. Ed è qui che si possono individuare i media come concausa della deriva. La preferenza di costoro infatti è sempre stata quella di inseguire l’audience facile o di mostrare solo il lato più oscuro del sistema, quello marcio da tempo ormai. Nessuna volontà di individuare o promuovere esempi costruttivi o positivi: non farebbero alcun audience. Si instilla, così, nella testa di tutti i cittadni, non solo che tutti i politici sono incapaci, dal primo all’ultimo, ma che hanno tutti una preparazione scarsa, nessuna particolare competenza, nessuna conoscenza di come le cose andrebbero fatte. Che differenza, allora,tra un semplice cittadino e loro? Nessuna. Quindi un qualsiasi cittadino può svolgere un ruolo parlamentare.

CORRUZIONE: SPRINT COMMISSIONI CAMERA, IN AULA LUNEDI'

Oggi ci troviamo, di conseguenza,  con il risultato della degenerazione, dell’immobilismo e del fallimento della cultura politica degli ultimi 20 anni, talmente autoreferenziale da essere incapace di lasciare un qualche spazio al cambiamento, ma capace di regalarci il colpo di coda. Un dono costituito da una forza anti-sistema, capace di divenire immediatamente la prima forza del Paese e di eleggere chi, del Parlamento, quasi non saprebbe dire neanche la funzione, di sicuro – come è stato dimostrato da recenti interviste – impreparata per ciò che lo aspetta e ignorante dei meccanismi necessari per gestire, governare il Paese. E’ bene però ricordare quanto non sia il permettere a chiunque di occupare una carica o un ruolo di responsabilità a garantire la costruzione di un futuro meritocratico e con ideali solidi.  Con la smania di distruggere un sistema mal funzionante e distorto non è neanche detto ne nasca uno in grado di svolgere il proprio ruolo adeguatamente – Tangentopoli insegna  – e nel rispetto dei principi di democrazia.

Probabilmente nessuno ora è in grado di negare servisse un movimento in grado di spezzare la perversa catena formatasi, ma deve essere una creatura che abbia innanzitutto rispetto per sé stessa e per gli altri attori e le istituzioni in gioco. Se tutto è male, se non esiste più “un competitor” ma un nemico o, peggio ancora, non esiste più nessuno al di fuori della propria posizione, allora si perde di vista la consapevolezza di quanto non tutto sia male: davvero un gioco al ribasso.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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