Cultura senza ostacoli, aiutiamo il patrimonio italiano

17/06/2014 di Simone Di Dato

Cultura senza ostacoli

La Pietà di Michelangelo, la Primavera di Botticelli o i Notturni di Chopin. L’idea che la bellezza risieda unicamente nei capolavori di solito riconosciuti dai più rasenta ormai la follia, soprattutto se pensiamo all’Italia e a quei tesori nascosti che giacciono ignorati e spesso e volentieri calpestati, in diversi angoli di periferia. Il bello non alberga solo in quel del Colosseo, nella Torre di Pisa o agli Uffizi : una ricchezza inimmaginabile di tesori storici, artistici e paesistici costella la nostra penisola in ogni dove, nella degradante attesa di occhi che finalmente ne riconoscano il valore e la dignità. E se pensiamo al ruolo che lo Stato italiano ricopre nella catalogazione, tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, in quel caso non ci resta che associare inevitabilmente la parola “cultura” a quella di “tagli”, laddove il bilancio del Mibact in 13 anni è stato quasi dimezzato.

Secondo una rivelazione Eurostat diffusa appena un anno fa infatti, nel Belpaese la spesa pubblica destinata alla cultura vale appena l’1,1% del Pil. E sempre con i numeri alla mano, fra il 2006 e il 2010 i Comuni hanno tagliato la spesa dell’8%, mentre le Province del 13 %, con conseguente disastro per musei, mostre e iniziative culturali. Cifre ridicole per un patrimonio artistico da record, quello italiano, tra cinquemila musei, monumenti e aree archeologiche, e 49 siti Unesco che mandano in tilt il rapporto tra risorse e investimenti, producendo un’inspiegabile paradosso.
Non è difficile quindi, vedere Roma surclassata da Berlino, da Londra, definite a torto le più importanti capitali dell’arte in Europa, città alle quali poco o niente abbiamo da invidiare, se non una gestione che vede investire e valorizzare il proprio territorio.

Cultura Senza Ostacoli
Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, uno dei patrimoni inseriti nelle consultazioni

Ma cosa significa davvero la parola valorizzazione? Letteralmente, valorizzare significa riconoscere un valore, mettere a frutto il suo potenziale conferendone il giusto apprezzamento. Vuol dire smettere di essere cittadini ciechi, usufruire collettivamente dei beni culturali, resi accessibili, vivi e soprattutto colmi di dignità artistica dalle istituzioni, così come l’articolo 9 della Costituzione ci impone. Un onere non facile da affrontare, tra le nenie di numeri tutti in negativo, che la Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale si assume con diverse iniziative. L’ultima, in ordine di tempo ha dato il via ad una nuova consultazione pubblica online del progetto intitolato “Cultura senza ostacoli”. Ideata e condotta dalla stessa Direzione Generale, l’iniziativa si propone di finanziare un determinato luogo della cultura del patrimonio statale scelto tra le eccellenze italiane, per la realizzazione di un percorso di accessibilità fisica e/o sensoriale, al fine di consentirne la piena fruizione da parte di tutti i visitatori. “Questa consultazione online – ha dichiarato Anna Maria Buzzi, Direttore Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale – costituisce una preziosa occasione di contatto tra le istituzioni e i cittadini, al fine di venire incontro alle esigenze manifestate da tutti i pubblici del patrimonio culturale statale e rendere sempre più piacevole la visita alle bellezze artistiche del Paese. Il nostro intento, come nelle consultazioni passate che hanno ottenuto una grande partecipazione, specie tra le giovani generazioni, è quello di mettere il visitatore al centro della nostra attenzione e accoglierne le richieste, per una sempre migliore qualità del servizio pubblico.” La novità dunque sembra essere uno sguardo ad un’idea di cultura che vada finalmente oltre i mille scogli e solite difficoltà, in un processo democratico rivolto all’ascolto diretto dei cittadini.

In Italia – sottolinea la Buzzi – siamo ancora molto indietro rispetto allo standard dei paesi anglosassoni quanto ad accessibilità dei luoghi della cultura. E’ possibile rendere fruibile qualsiasi sito culturale, basta la sensibilità e la volontà di farlo. Promuovendo questo processo e attraverso la consultazione pubblica in rete, per la scelta degli interventi di accessibilità che verranno finanziati direttamente dall’amministrazione, attiveremo iniziative di crowdfunding, per provvedere ad ulteriori esigenze di adeguamento dei siti non ancora pienamente fruibili.”

Alla nuova consultazione sarà possibile partecipare fino al prossimo 20 giugno, accendendo a questo sito internet. Il luogo che avrà ricevuto il maggior numero di preferenze vedrà realizzato un intervento che preveda l’accessibilità ampliata del sito a spese della Direzione Generale. Tuttavia la missione istituzionale non resterà a guardare: per i luoghi non scelti verranno stanziati finanziamenti alternativi, al fine di provvedere alla realizzazione del maggior numero possibile di percorsi di accessibilità multi-strutturata tra i siti nel progetto. Un piccolo passo, quello del Mibact, verso una cultura che sia sempre di più strumento di riscatto ed emancipazione. E che sia chiaro anche per il dibattito strettamente economico: niente cultura, niente sviluppo.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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